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Luppolo di Romagna per una birra … da ricordare

 


N. 47
Ottobre 2020

Luppolo di Romagna per una birra … da ricordare

Una birra tutta romagnola, praticamente a chilometro zero. Il progetto, che mira persino a cambiare il passaporto della bevanda cara soprattutto ai nostri cugini d’Oltralpe, è in piena realizzazione.

Un birrificio artigianale di Rimini (il nome scelto è Amarcord. Non poteva dunque nascere in alcun altro luogo!) attivo da quasi 25 anni ha stretto un accordo produttivo con la Cooperativa Luppoli Italiani di Grattacoppa di Ravenna.

Il luppolo, che determina il sapore amarognolo della birra, è una pianta che cresce spontanea in lunghi tralci. La cooperativa agricola di Grattacoppa la coltiva favorendone l’espansione con vasti impianti a fili, alti cinque metri, cui la pianta si attorciglia.

La raccolta avviene in estate, quando sono giunti a maturazione i piccoli fiori raccolti in pannocchie. Si raccolgono tranciandone la radice e “sfilandoli” dal sistema di supporto. Alla Cooperativa hanno messo anche a punto una macchina che sfoglia i lunghi rami separando i piccoli mazzetti di fiori, chiamati “coni”; essi contengono la sostanza detta “lupolina” e sono quelli che poi verranno utilizzati per aromatizzare la birra oppure per realizzare l’olio essenziale dalle importanti proprietà fitoterapiche.

In Italia la coltivazione del luppolo fu introdotta, a partire dal 1847, dall’agronomo Gaetano Pasqui di Forlì, che promosse anche una fabbrica di birra in attività già dagli anni ’60 dell’Ottocento. Pasqui si doleva che l’Italia dovesse essere tributaria della Germania per preparare la birra, “mentre dovremmo esonerarci da questo tributo che paghiamo agli stranieri, perocché il luppolo prospero vegeta e dà ottimi ricolti anche nella nostra regione”. Eppure ancor oggi il 98% del luppolo impiegati nei birrifici italiani arriva da Germania o Stati Uniti.

Michela Nati, presidente della Cooperativa di Grattacoppa, e la sua famiglia hanno creduto alla teoria di Pasqui e grazie anche ad un finanziamento del Piano di Sviluppo agricolo regionale hanno strutturato una prima area di tralicci, che intendono ulteriormente ampliare.

“Vedere il luppolo sulla pianta, captarne le essenze e appurare le possibilità di utilizzo – spiega il Mastro Birraio del Birrificio Amarcord, Andrea Pausler – sono state le motivazioni che ci hanno spinto a scegliere questi luppoli per la nostra produzione”. “Impiegare luppolo italiano per le nostre birre – chiarisce Andrea Bagli, contitolare dell’azienda assieme alla sorella Elena – è stato per noi l’inizio di una rivoluzione produttiva: provare a produrre una birra con quasi tutti gli ingredienti primari coltivati in Italia”.

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