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La sfida degli agriturismi liberi e in rete

N. 72- Novembre 2022

 

 

La sfida degli agriturismi liberi e in rete

Secondo il rapporto sull’agriturismo del ministero delle Politiche Agricole, nel 2020 in Italia il settore delle vacanze in campagna ha dimezzato il suo fatturato. Nella sola Emilia Romagna l’azzeramento dell’arrivo degli stranieri, che rappresentavano un quarto dei turisti (24%), e l’inevitabile riduzione delle presenze italiane per effetto del Covid hanno tagliato il 50% dei 171 milioni di euro fatturati nel 2019 dai 1.197 agriturismi presenti in regione.

È anche da questa situazione che hanno preso le mosse 17 agriturismi e aziende agricole dell’Emilia Romagna per organizzarsi e far ripartire con più forza il settore dopo la pandemia. È nata così “Liberi Agriturismi in Rete” (Lar), una rete di imprese per valorizzare l’immagine positiva che ha l’agriturismo in Italia e per sostenere il reddito delle aziende.

L’idea di costituire una rete era già nata prima della pandemia, ma questa ha dato una spinta ad accelerare i tempi. L’idea dei Liberi Agriturismi in Rete è mettere in comune attività e risorse per aumentare la competitività d’impresa incrementando la capacità di produrre reddito. Ognuno nella rete mantiene la propria libertà imprenditoriale, superando però i limiti della piccola dimensione.

“Se è vero che piccolo è bello – dice il presidente di Lar, Roberto Lodi, titolare dell’agriturismo Corte Roeli di Malalbergo (Bologna) – è anche vero che la piccola dimensione è la nostra forza e la nostra debolezza. Forza perché garantisce l’autenticità e il legame con la tradizione e ci consente un rapporto personale e familiare con il cliente. Debolezza perché comporta costi alti, oggi sempre più difficili da sostenere, in servizi importanti come ad esempio l’energia e l’accesso ai capitali bancari”.

L’obiettivo di Liberi Agriturismi in Rete è di associare entro il 2021 un centinaio di aziende per un giro d’affari di circa 10 milioni di euro. Secondo le stime dell’associazione la rete potrebbe comportare sostanziosi risparmi di gestione stimati (per 100 aziende) in circa 120 mila euro l’anno per l’energia elettrica, 150 mila per il Gpl, 30 mila per il metano. Mentre ulteriori risparmi sono ipotizzabili in settori come quelli bancari e assicurativi.

Dopo che nel 2020, alle soglie della stagione primaverile, le aziende agrituristiche hanno dovuto cancellare tutte le attività di accoglienza turistica, dal pernottamento alla ristorazione, rimanendo aggrappate solo ai parziali introiti delle vendite dirette per salvaguardare un minimo di liquidità, le aperture estive hanno consentito una leggera ripresa grazie proprio alla reputazione dell’agriturismo, alla sua presenza in aree interne del Paese, lontano dai grandi flussi turistici. In questo modo – afferma Lar – è stato possibile abbinare ospitalità e ristorazione in un ambiente familiare, con ampi spazi all’aperto, che hanno richiamato una parte dei turisti italiani che non hanno voluto rinunciare al periodo di svago estivo. Questo ha consentito agli agriturismi di resistere, per il momento, e salvaguardare sia il lavoro dell’imprenditore, sia quello dei dipendenti, presenti in oltre il 60% degli agriturismi.

“Adesso diventa fondamentale – sostiene Lodi – organizzarsi non solo per affrontare la crisi, ma per uscirne più forti. Quindi diventa vitale unire gli sforzi per migliorare i servizi, ridurre i costi e aumentare i fatturati”.

In Emilia Romagna, secondo i dati dell’Osservatorio regionale dell’agriturismo, le aziende agrituristiche sono 1.197, con oltre 10 mila posti letto, 465 piazzole di sosta e 37 mila posti per ristorazione. L’offerta nazionale, in base ai dati del Mipaaf, raggiunge le 24.576 aziende,per un totale di 285 mila posti letto, oltre 12.500 piazzole di sosta per campeggiatori e 493 mila posti a tavola. Sempre a livello nazionale, prima della pandemia, nel 2019, l’agriturismo, con poco meno di 3,8 milioni di arrivi e oltre 14 milioni di presenze, ha contribuito per il 2,9% degli arrivi e il 3,2% delle presenze del turismo italiano.

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