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Imparare l’italiano con l’economia

N. 72- Novembre 2022

 

 

Imparare l’italiano con l’economia

Milioni di persone nel mondo adorano l’Italia. Ma come si manifesta questo amore? Qualcuno tifa la squadra azzurra, qualcuno coglie ogni occasione per visitare il Belpaese, altri guardano e riguardano i film con Marcello Mastroianni e imparano l’italiano dalle canzoni di Adriano Celentano (e ora anche dei Måneskin).

C’è anche un altro modo di vivere questo amore, quello di studiare non solo la cultura e la storia del Paese, ma anche l’economia. Questo è il caso degli studenti della Scuola Superiore di Economia (il nome ufficiale in inglese è National Research University Higher School of Economics), una delle università più prestigiose e rinomate della Russia. HSE University è una delle più grandi università russe con sede a Mosca e filiali a San Pietroburgo, Nizhny Novgorod e Perm. Fondata nel 1992 come un’istituzione specializzata per futuri economisti, ora è la leader dell’istruzione russa nei campi di economia, scienze sociali e umanistiche, e adesso si sviluppa anche nel settore delle scienze naturali. L’Ateneo ospita circa 48 mila studenti (5 mila studenti stranieri inclusi) e 7 mila docenti e ricercatori ed occupa posti alti nelle classifiche mondiali universitarie. Secondo la classifica QS 2021, l’HSE è al 45 posto nel mondo nel campo delle scienze politiche e degli studi internazionali.

Siccome gli studenti e i docenti della Facoltà dell’Economia Mondiale e delle Relazioni Internazionali si occupano delle questioni economiche e politiche di rilevanza internazionale, qui anche i corsi di lingua sono diversi da quelli classici. Durante il primo anno, ovviamente, si studia la lingua come tale, per sviluppare le competenze comunicative necessarie per ogni situazione quotidiana. Ma a partire dal secondo anno, i corsisti cominciano a imparare anche il linguaggio settoriale, prima quello politico e poi per altri due anni quello economico. Naturalmente molto spesso le tematiche sono interconnesse, e gli studenti imparano a fare un’analisi multidisciplinare e profonda dei processi e degli eventi nel mondo. Questa è una delle ragioni per cui gli studenti dei due dipartimenti diversi presso la facoltà (quelli dell’economia mondiale e delle relazioni internazionali) studiano le lingue straniere insieme.

Un frammento della presentazione dedicata alla Lombardia

                        

Bisogna aggiungere, che il livello medio degli studenti in questione è molto alto: per iscriversi alla Scuola Superiore di Economia il candidato deve presentare il risultato dell’esame di maturità che non sia inferiore a 390 punti su 400 possibili (questo punteggio include le prove in lingua russa, lingua inglese, matematica, storia della Russia). Insomma, è facile immaginare che gli studenti siano motivati, dedicati allo studio ma anche esigenti, il che è molto stimolante per i docenti e allo stesso tempo rappresenta una sfida. Proprio per questo, oltre ai manuali di lingua e agli strumenti didattici convenzionali, i docenti di lingua della Scuola Superiore di Economia usano il metodo dei progetti per offrire ai ragazzi più spazio dove esprimere le loro idee. Bisogna aggiungere che questo tipo di attività è una parte importante e obbligatoria del percorso formativo dell’Ateneo. Per laurearsi, ogni studente deve aver ottenuto almeno 12 crediti formativi per progetti, che possono essere di vari tipi: di ricerca, di servizio (per assistenza ai convegni, ad esempio) o progetti applicati (mirati a risolvere un problema pratico, a sviluppare un business plan ecc.). 

Un frammento della presentazione dedicata all’Abruzzo

                                 

Tutti i progetti sono legati all’economia o alla politica dell’Italia, il lavoro viene svolto nelle ore extracurricolari. Uno dei progetti, per esempio, era dedicato agli imprenditori italiani che lavorano in Russia e alla loro visione della collaborazione tra i due Paesi. Nel corso di un altro progetto, gli studenti hanno individuato i temi importanti e non ancora inclusi nel corso dell’italiano economico e hanno preparato materiali didattici sotto la guida dei docenti.

I partecipanti del progetto del semestre primaverile del 2021 hanno esplorato le regioni italiane dal punto di vista della loro economia. In particolare, hanno dovuto analizzare la struttura industriale della regione, il fatturato, i problemi e le prospettive di sviluppo, l’attività dei distretti industriali, i legami internazionali e la partecipazione ai progetti dell’Unione Europea, nonché il danno recato dalla pandemia e prima ancora dalle sanzioni e controsanzioni provocate dalla crisi ucraina.

Un frammento della presentazione dedicata alla Campania

                          

Il progetto è durato 4 mesi, i partecipanti (studenti del secondo e terzo anno) hanno lavorato da soli o in piccoli gruppi a 2 o 3 e hanno sviluppato un rapporto analitico per ogni regione dell’Italia. Per fare l’analisi, hanno usato i dati statistici disponibili su Internet in italiano, inglese e russo, e anche fonti come giornali e riviste. Contemporaneamente hanno imparato a lavorare con sistemi importanti come ISTAT, Banca d’Italia, Eurostat, il che li aiuterà nelle attività di ricerca successive. I risultati sarebbero dovuti essere presentati a un incontro, aperto a tutti gli studenti e docenti dell’università. Ma come spesso accade negli ultimi mesi, la situazione epidemiologica era peggiorata, e invece di incontrarsi di persona e discutere i momenti più interessanti e le difficoltà incontrate, gli studenti hanno registrato i loro interventi. Si spera solo che a settembre nel nuovo anno accademico sarà possibile vedersi in aula e scambiarsi le impressioni, le idee e, chissà, trovare il tema per un nuovo progetto.

Maria Yashina e Andrei Tulum

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