Now Reading
Il Natale, le feste, la lingua. E la Svizzera?

N. 72- Novembre 2022

 

 

Il Natale, le feste, la lingua. E la Svizzera?

“Quousque tandem abutere, Europa, patientia nostra?”. “Fino a quando dunque abuserai, Europa, della nostra pazienza?”. Nonostante sia un europeista convinto, mi sono sorpreso a citare (indegnamente) Cicerone quando ho saputo delle linee guida che la Commissione europea ha diramato ai suoi funzionari per un linguaggio paritario e inclusivo. Come se non bastassero le disposizioni per introdurre la locusta migratoria sulle tavole europee (a metà novembre 2021), la Commissione si preoccupa ora di sostituire termini come “Natale” o “Maria”, mentre latita sul fronte di emergenze come i vaccini o i migranti.

Il fatto poi che le disposizioni siano state precipitosamente ritirate, ma che la Commissaria incaricata (la maltese Helena Dalli) abbia preso l’impegno a “lavorare di più sul testo” non è molto tranquillizzante. Cosa ci attende dopo l’approfondimento?

Comincio a preoccuparmi per il mio nome, Giuseppe, che deve essere un vero orrore per i linguisti di Bruxelles, perché è uno dei protagonisti di quel Natale che vorrebbero cancellare. Purtroppo i miei genitori, un po’ antiquati, senza nemmeno chiedermi il permesso me lo hanno affibbiato il giorno del mio Battesimo (oooops, chiedo scusa, forse dovrei dire il giorno che mi hanno iscritto all’anagrafe), rinnovando il nome di mio nonno che a sua volta lo aveva ereditato da suo nonno e dal nonno di suo nonno (e così via all’indietro fino a circa il 1700). Quale nome potrò sperare per i miei nipoti? Magari Hinmaton Yalaktit, nome del grande capo degli indiani Nasi Forati, che quando si convertì al cristianesimo assunse inopinatamente il nome di Capo Giuseppe. Spero che per la Commissione europea il suo nome da nativo americano sia abbastanza neutro per non essere troppo esclusivo.

Se non dobbiamo più dire “Buon Natale”, ma “buone feste”, dovremmo per coerenza eliminare anche Babbo Natale. Non mi risulta che la Commissione abbia affrontato l’argomento. Ma vogliamo lasciare i bambini senza regali?! Chi glieli porta? Qualcuno ha proposto Mamma Natale per una corretta politica di genere. Ma il termine “Natale” rimane. Quindi cosa facciamo? magari mettiamo al lavoro una apposita commissione.

A proposito di feste, c’è anche il giorno di Domenica (giorno del Signore) che ha pericolosi richiami religiosi. Pertanto, niente più buona Domenica, ma solo buona festa. Ma se dobbiamo prendere un appuntamento come facciamo? Se non possiamo dire ci vediamo domenica, cosa diciamo “ci vediamo il settimo giorno”? Questo addirittura ha connotazioni bibliche (“e il settimo giorno Dio si riposò”). Forse potremmo dire ci vediamo il giorno di vacanza, ma escluderemmo tutti quelli che lavorano anche la Domenica. Ci vediamo “il giorno dell’ingrasso” potrebbe andar bene, visto che in Europa il pranzo domenicale in famiglia è piuttosto diffuso.

E se l’appuntamento è per il Sabato? È un giorno ancora più rischioso visti i suoi richiami a diverse tradizioni religiose. Potremmo parlare di “sesto giorno”? La Bibbia dice che il sesto giorno Dio creò gli esseri viventi, animali e uomini, magari non è troppo di parte. Comunque per buona misura l’appuntamento potrebbe essere per il “penultimo giorno” della settimana. Per gli appuntamenti negli altri giorni speriamo che nessuno si senta escluso per i riferimenti a Giove, Venere, Marte, e compagnia cantando, altrimenti per la Commissione europea diventa una missione impossibile.

E se qualcuno avesse bisogno di soccorso? L’Ue avrebbe il coraggio di chiamare la Croce Rossa? Con quel nome e soprattutto con quel simbolo è scorrettamente di parte. Forse potremmo cominciare con il cambiare il simbolo: magari al posto della croce mettiamo una siringa, che si rifà più strettamente alla professione medica. Ma poi offenderemmo i no-vax, senza considerare che qualcuno potrebbe equivocare sull’uso della siringa. Magari potremmo adottare una luna rossa? Non sarebbe una cattiva idea, se non fosse che per metà (la luna) è già occupata e non esattamente in Europa. Il simbolo della croce è anche sulla bandiera della Svizzera: forse è per questo che gli Elvetici non sono entrati nell’Unione europea?

Certo che, da qualsiasi parte la rigiri, per la Commissione Ue diventa arduo: il tentativo di ridefinire la lingua con disposizioni di carta sembra essere un non senso. E dire che nel mondo del cinema il non-senso ha fatto la fortuna di grandi attori, da Stanlio e Ollio a Jerry Lewis, dai fratelli Marx al primo Woody Allen, quello de “Il dittatore dello stato libero di Bananas”. Ma quelli erano comici, non politici.

Giuseppe Di Paolo

Via del Battirame, 6/3a · 40138 Bologna - Italy
Tel +39 051 531800
E-mail: redazione@omnismagazine.com
Aut. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

Editore: Mediatica Web - BO

Scroll To Top