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Guerra al killer blu dei mari

N. 90- Giugno 2024

 

 

 

Guerra al killer blu dei mari

Le notizie sono due e sono comparse a più riprese durante tutta l’estate su giornali e telegiornali locali e nazionali. La prima è negativa: sulle coste italiane è arrivato il “killer dei mari”. Non si tratta del pericoloso squalo bianco divoratore di uomini, ma di un predatore molto più piccolo che gli uomini non li divora, ma li manda in fallimento.

È il granchio blu, un crostaceo arrivato nel Mediterraneo dalle coste americane dell’Atlantico settentrionale con le acque di zavorra delle navi. Nei nostri mari, priva degli antagonisti naturali, questa specie ha trovato il posto ideale per riprodursi e proliferare. È un vorace predatore di cozze, vongole e ostriche di cui sta facendo strage soprattutto in Adriatico mettendo a rischio i tanti allevamenti (dalla sacca di Scardovari in Veneto alla sacca di Goro e alle valli di Comacchio in Emilia, giù giù, fino alle aree meridionali) che costituiscono l’attività economica di molte imprese di pesca.

La seconda notizia è positiva perché fa ben sperare e riconferma la capacità dell’uomo di trasformare le difficoltà in opportunità. Il granchio blu infatti è buono da mangiare e ottimo per realizzare piatti prelibati per buongustai. Qualcuno dice che è anche meglio dell’astice. Gli americani lo sanno da molto prima di noi e per questo la società Mariscadoras di Rimini, una start up di donne under 40, in collaborazione con una azienda di Mestre, la Tagliapietra Figli, ha avviato un’attività di prima lavorazione ed export del granchio blu dall’Italia alle tavole degli Stati Uniti.

Detta così, ci si potrebbe quasi rallegrare. Ma guai a dirlo agli allevatori di mitili che hanno visto scomparire tonnellate di prodotto divorato dal vorace mollusco.

Secondo Emanuele Finotti, del Consorzio cooperative e pescatori del Polesine, il granchio blu “non è un’opportunità, è una catastrofe: dei 170-180 quintali che vengono pescati ogni giorno, solo 4-5 quintali vanno al consumo alimentare. Il resto va al macero”. Intanto cozze, vongole, ostriche stanno sparendo e con loro scompare il reddito dei pescatori che dalla loro attività traggono sostentamento per le famiglie.

La Regione Emilia Romagna ha chiesto lo stato di emergenza nazionale. In una relazione al Governo, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, denuncia il danno per la biodiversità in Adriatico (il granchio blu, oltre ai mitili divora anche anguille e piccoli pesci, come gli avannotti di spigole e orate), paventa il crollo dell’economia lagunare, con il rischio di forti tensioni sociali, e invoca “misure straordinarie per contenere il fenomeno”.

Il Consorzio delle cooperative e pescatori del Polesine ha anche interpellato biologi marini e la risposta è una: pescare, pescare, pescare. Gli imprenditori della pesca si sono messi di buzzo buono e stanno dando con tutti i mezzi la caccia al predatore, ma il problema diventa lo stoccaggio. Dove mettere le centinaia di quintali che si accumulano ogni giorno? Coldiretti ha avanzato la proposta di destinarli alla produzione di biogas ed è stata individuata una azienda di Venezia disposta a provarci. Ma è una strada tutta da verificare.

Giuseppe Di Paolo

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