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Sotto la quercia di Dante nella Pineta di Classe

N. 72- Novembre 2022

 

 

Sotto la quercia di Dante nella Pineta di Classe

In quest’anno del settimo centenario della morte, la vita del Divin Poeta (1265-1321) vien quasi polverizzata dalla comunicazione, alla ricerca del minimo dettaglio, o inedito (a patto che ve ne siano ormai) che possano interessare, or qua or là, una località o un’altra. Esercizio di cronistoria interessante, vista l’attenzione che il nostro protagonista dedicava a diverse immagini delle diverse località toccate e frequentate. Le sfumature e gli inediti, oltre ad arricchire il quadro culturale, offrono immagini di quotidianità che avvicinano la figura del Poeta all’osservatore e al lettore. Ravenna, città dove Dante è morto (dimorò a Ravenna tra il 1318 e il 1321) e dove vengono conservati i suoi resti nella famosa tomba progettata dall’architetto Camillo Morigia, sta portando avanti un programma di commemorazione molto vasto e dettagliato.

Nella Divina Commedia si trovano molti riferimenti al territorio di Ravenna. Fra i luoghi che Dante frequentava, ce n’è uno un poco defilato che si trova nella pineta di Classe. A tal proposito, prima di proseguire nel discorso, si può mettere sul tavolo l’ipotesi che la “selva oscura” che apre la Commedia non fosse la pineta di Classe, ma fosse probabilmente un bosco allora nei pressi di Firenze (Dante giunse a Ravenna avendo già composto l’Inferno e quasi tutto il Purgatorio, quindi la selva oscura l’aveva probabilmente già vista prima). Che il Poeta amasse frequentare quella pineta è comunque noto (Tal qual di ramo in ramo si raccoglie per la pineta in su ‘l lito di Chiassi, quand’Eolo scilocco fuor discioglie. – Purgatorio, Canto XXVIII, vv.19-20). La meta (o una delle mete) delle sue passeggiate è tuttora osservabile sebbene, come dicevamo, non troppo conosciuta. Esiste cioè, tuttora, all’interno della pineta il cosiddetto “tondo di Dante” (o anche quercia di Dante, o querceto di Dante), un punto del pineto sul quale (a quanto pare) Dante sostava per riposare e magari concentrarsi per la parte finale della sua opera.

Sul luogo permane tuttora, e campeggia come un monumento, il tronco morto, sbrecciato e secchissimo all’inverosimile di una vecchia quercia, che “potrebbe” (?) essere quella (data la longevità del tipo di essenza arborea), magari allora solo giovanissima pianta, accanto alla quale il Poeta sostava. Verità o leggenda, o piacere di credere a ipotesi mai verificate? Ma lasciamo il mondo come sta e la quercia pure. Il luogo è parte della storia locale, anche se non tutti conoscono tale dettaglio.

Sulla piccola radura antistante il vecchio albero si trovano alcune panchine (non dantesche!) per i visitatori che volessero colà recarsi e sostare un poco (per i periodi in cui la pineta è accessibile da parte del pubblico, consultare il Regolamento Pinete sul sito internet del Comune di Ravenna). A parte tutto ciò, il luogo viene mantenuto agibile dai cacciatori volontari della commissione pinete dell’Ambito Territoriale Caccia RA2. Siamo stati sul posto alcune settimane fa, e sì, in effetti, nel silenzio della pineta una certa emozione insorge, pensando a come forse si sarà svolta lì, più di sette secoli fa, una giornata di componimento i cui versi oggi noi leggiamo forse a volte con nonchalance, sfilando facilmente un libro dallo scaffale della biblioteca e riponendovelo dopo.

Data l’attrazione che la pineta di Classe trasmetteva al Poeta, in quelle sue passeggiate in pineta egli certamente non avrà mancato di osservare quanto gli stava intorno, alla stregua di quanto evidentemente aveva fatto anni prima sugli ambienti intorno a Firenze che gli avevano ispirato le varie similitudini di tipo naturalistico poi riportate nella Commedia. Fra queste, diverse similitudini di fauna di diverse specie, non ultimo afferenti alla falconeria in modo talmente preciso da lasciar supporre che il Poeta l’avesse praticata, o vista praticare direttamente, nel periodo fiorentino. Ciò non dovrebbe troppo stupire, perché tale attività era piuttosto comune a quel tempo fra le famiglie benestanti, per passione, o diletto, o dimostrazione di rango. Anche questo un piccolo “quasi inedito”, investigato in modo puntuale da un autore, il faentino Giorgio Zauli, nel suo libro “Dante falconiere ed etologo” (ed. Sarnus – 2009), al quale rimandiamo essendo opera tuttora reperibile sul mercato dell’usato on-line. Dunque Dante pinetofilo ravennate ante-litteram. Per curiosità di cronaca, un movimento vero e proprio di Pinetofili si costituì a Ravenna nel 1883 per la salvaguardia della pineta. Salvaguardia effettiva raggiunta solo nel 1906 con l’apposita legge Rava.

Nella foto:

Il “tondo” di Dante nella Pineta di Classe, a sud di Ravenna. Il tronco sbrecciato della vecchia quercia “dantesca” (coeva del Poeta?) campeggia sulla radura.

La foto di copertina di questo numero di Omnis fa riferimento alla grande mostra “Dante. La visione dell’arte”, in corso ai Musei San Domenico di Forlì

Roberto Aguzzoni

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