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Sessanta anni di PAC (e pace) festeggiati a Fieragricola

N. 72- Novembre 2022

 

 

Sessanta anni di PAC (e pace) festeggiati a Fieragricola

Che gioia festeggiare i 60 anni della Politica Agricola Comune! Un passo lungimirante –uno dei tanti!- che ha reso possibile la costruzione dell’Europa non solo come struttura istituzionale (e già sarebbe bellissimo) ma anche come nutrimento all’Europa dei popoli, della pace e della fratellanza.

Con questo spirito mi siedo in platea, nell’elegante Palazzo del Gran Guardia di Verona, per seguire l’eccellente Forum che Veronafiere premette (è il 1 marzo 2022) alla 115° edizione della sua blasonata Fieragricola.

La mia (ed altrui) soddisfazione nel poter ripercorrere un tragitto di democrazia, integrazione reciproca e nel guardare con fiducia al futuro è profondamente turbata dalle notizie che arrivano dopo l’aggressione militare della Russia all’Ucraina. E’ terribile, è guerra. Non si poteva immaginare. Oppure sì, ma non si è fatto.

La guerra è in casa, in Europa

L’appuntamento è per una giornata di riflessione dedicata alla prima politica di aggregazione dell’Europa unita, applicata dal 1962 e prevista già nel Trattato di Roma del 1957 che, nell’istituire la Comunità Economica Europea (Cee) fra Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo dedicò particolare attenzione al tema agricolo, per assicurare l’accesso al cibo a una popolazione reduce dal secondo conflitto mondiale e che oggi, in vista della riforma che entrerà in vigore a partire dal prossimo gennaio, ha ampliato i propri target, guardando a contemperare un reddito equo agli agricoltori e la salvezza ecologica del pianeta.

In platea e sul palco, i massimi player del futuro agricolo di un gran pezzo del pianeta. Fuori dalla sala, un incubo non ancora ben chiaro: la guerra.

Lo sguardo – spiega il presidente di Veronafiere- Maurizio Danese è al 2050.

La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola sottolinea che l’agricoltura moderna e innovativa è oggi la chiave per proteggere l’ambiente.

Per il capo di gabinetto della Commissione Agricoltura Ue, Maciej Golubiewski, dopo aver nutrito l’Europa post bellica, il maggior successo della PAC è aver garantito una alimentazione sicura, rendendo l’Europa il principale produttore mondiale di cibo salutare ed adeguato. I nostri agricoltori, piccoli e grandi, – incalza Golubiewski- sono la spina dorsale del sistema.

Il complesso, iperdiscusso pacchetto della PAC mira ad una Pac più verde, più equa, attenta al benessere animale e alla sostenibilità. Meno, molto meno, troppo poco, al reddito degli agricoltori, contesta il segretario generale di Copa-Cogeca, Pekka Pesonen.

“L’Italia non è nelle migliori condizioni -sferza Luigi Scordamaglia, Ceo di Inalca/Filiera Italia- “La crisi Ucraina-Russia ci ha presentato il nostro paese nudo, completamente sprovvisto di una politica energetica, perché negli ultimi 20 anni abbiamo sistematicamente creduto che bastasse non trivellare, non aprire le “tap”, non aprire i gasdotti, non fare i rigassificatori e affidarsi completamente a un approvvigionamento esterno di energia. Risultato: siamo totalmente dipendenti dall’estero e scopriamo che non è così facile cambiare.
La stessa cosa sta accadendo per la produzione agroalimentare. Oggi vediamo che quell’area di mondo che controlla un terzo della produzione di grano, il 20% del mais e l’80% dell’olio di girasole mette in crisi il sistema di food security globale, fa aumentare i prezzi che esplodono anche a casa nostra dove abbiamo trascurato il concetto di sicurezza e sovranità alimentare”.

La crisi ucraina ha messo in luce la fragilità dell’Europa e in particolare dell’Italia anche dal punto di vista energetico- fa notare l’europarlamentare Paolo De Castro, ma “l’agricoltura può ancora una volta giocare un ruolo straordinario per applicare le tecnologie ed essere autosufficienti dal punto di vista energetico”.

Su questo fronte arriva l’incoraggiamento del ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanell: Il settore dell’energia può diventare un reddito aggiuntivo per gli imprenditori agricoli. Per questo il PNRR prevede ingenti risorse: 1,5 miliardi di euro per l’agrisolare e 1,1 miliardi di euro per l’agrivoltaico.

La redditività per gli agricoltori è la preoccupazione del parlamentare europeo Herbert Dorfmann, proveniente dall’Alto Adige. Senza un’adeguata remunerazione – spiega- non potremo assicurare quel ricambio generazionale che è necessario per rafforzare il settore primario.

Dal giorno successivo, i padiglioni di Veronafiere si riempiono di espositori e visitatori. L’atteso ritorno in presenza, dopo le forzate lontananze del coronavirus, aveva fatto lievitare l’ottimismo, che immediatamente si scontra con le imprevedibili, drammatiche notizie che arrivano dal fronte di guerra.

Negli stand, le aziende esibiscono –giustamente orgogliose- le targhe per i “Premi Innovazione”. I “commerciali” sono pronti a spiegare nuove tecnologie e a proporre affari. Ma le conversazioni sono tutte su quello che accadrà al confine tra Russia e Ucraina, se l’invasione continuerà, se dovremo vedere altro sangue; su come l’Italia dovrà confrontarsi con il dramma umano e con le conseguenze economiche del disastro. L’unanime speranza è che la pace possa ritrovare presto la propria via. A tutt’oggi, purtroppo, non è accaduto.

Lisa Bellocchi

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