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Lo scenario geopolitico della crisi

N. 72- Novembre 2022

 

 

Lo scenario geopolitico della crisi

Mentre la Cina importa a giugno il 56,3% in più dalla Russia (in prevalenza petrolio e gas) per 9,7 miliardi di dollari, con un aumento del 27% di l’interscambio dei primi sei mesi 2022, pari a 77 mld, Blackrock vede a rischio recessione l’Europa.

I dati che potrebbero confermare la recessione in Europa potrebbero arrivare per l’ultimo trimestre 2022 e il primo del 2023.

Lo afferma Bruno Rovelli, Chief investment strategist di BlackRock Italia, a seguito di un’analisi dei dati economici: nel Vecchio continente la spesa energetica era a circa il 2% del Pil l’anno scorso mentre ora è al 9,8%, contro il 5,1% degli Stati Uniti.

Le Banche centrali stanno aumentando i tassi per contrastare l’inflazione. Sostanzialmente la crisi energetica sta producendo una stagnazione economica in presenza di una importante inflazione, in termini tecnici una stagflazione. L’inflazione non generata da forte domanda interna, cioè per motivi endogeni, ma più in generale dall’aumento del prezzo di gas e petrolio importati dall’Europa e dalla speculazione che ne deriva sul loro prezzo, in mancanza di un “tetto” – come più volte richiesto dal governo italiano – porta al conseguente aumento dei prezzi di tutte le attività e produzioni che necessitano di energia. In particolare le produzioni energivore.  Si tratta dunque di inflazione esogena, esterna al mercato interno.

Le Banche centrali come detto prodigano i loro sforzi indirizzati al contenimento dell’inflazione agendo sull’aumento dei tassi.  E così avviene anche negli Stati Uniti dove – pur essendo autosufficienti dal punto di vista energetico e avendo un dollaro sempre più forte sull’euro – l’inflazione continua a correre.

Anche prima che la guerra accelerasse ulteriormente l’aumento dei prezzi, i consumi, gli aumenti salariali e la persistente carenza di offerta avevano portato l’inflazione negli Stati Uniti al livello più alto degli ultimi quattro decenni. Inoltre, i costi delle abitazioni, che costituiscono circa un terzo dell’indice dei prezzi al consumo del governo, erano aumentati notevolmente. E anche per la maggior parte degli americani l’inflazione ora è molto più avanti degli aumenti salariali. Così come in Europa. Ma si tratta di una inflazione endogena, interna al mercato Usa.

Cercando di arginare l’impennata dell’inflazione, la Federal reserve ha aumentato e aumenterà i tassi di interesse. Così come in Europa. Si deve dunque affrontare una sfida delicata: se si stringe il credito in modo troppo aggressivo si rischia di “penalizzare” l’economia e di innescare una recessione. E di questo i mercati azionari e obbligazionari già scontano le conseguenze.

Ma la domanda è: le Banche centrali preferiscono la recessione piuttosto che la stagflazione? La risposta è si.

Ed è per questo che le borse calano.

La maggiore preoccupazione per le Banche Centrali è di tenere sotto controllo l’inflazione e portarla alla soglia del 2%. Costi quel che costi. Significa, stante la situazione odierna, recessione. Situazione odierna che sconta scelte che ovviamente, per chi capiva di economia, erano suicide. Fatte così. Ci si riferisce alle sanzioni alla Russia. E infatti l’Unione Europea chiede oggi di ridurre i consumi di gas.

A maggio, fonte MilanoFinanza, “il saldo commerciale della Germania è girato in rosso, per la prima volta dai tempi della Riunificazione nel 1991. Il dato grezzo, positivo per appena mezzo miliardo di euro, una volta destagionalizzato e aggiustato ai giorni di calendario ha virato di segno, arrivando a un valore netto negativo di 1 miliardo di euro. Mentre le esportazioni sono calate dello 0,5% rispetto al mese di aprile, pur se aumentate dell’11,7% rispetto al maggio del 2021; le importazioni sono cresciute in un mese del 2,7% e addirittura del 27,8% rispetto ad un anno fa. Nel dettaglio geografico, nei confronti dei Paesi dell’Ue il saldo congiunturale aggiustato è stato ancora positivo per 5,7 miliardi, mostrando un calo dell’export del 2,8% e un aumento dell’import del 2,5%. Nei confronti dei Paesi extraeuropei, il saldo è stato invece negativo per 6,7 miliardi, a causa di un aumento più accentuato delle importazioni (+2,9%) rispetto alle esportazioni (+2,3%). Quelle provenienti dagli Usa hanno fatto un balzo (+9,7%), pur rimanendo comunque a livelli ancora modesti con 7,4 miliardi, mentre quelle dirette agli Usa hanno registrato un aumento più contenuto (+5,7%), rimanendo sempre assai più rilevanti in valore con 13,4 miliardi: la Germania esporta sempre il doppio di quanto importa”.

Il rafforzamento del dollaro, che pur favorisce le esportazioni tedesche e italiane al di fuori dell’Eurozona, non riesce comunque a compensare il vertiginoso aumento delle importazioni dei prodotti petroliferi, del gas e delle altre materie prime che sono sempre quotate in dollari. E dunque ingenerano un aumento dei prezzi. Come nella crisi del Kippur del 1973 quando ci fu un brusco aumento del prezzo del greggio e dei suoi derivati (Nel giorno della ricorrenza dello Yom Kippur , il 6 ottobre 1973, Egitto e Siria attaccarono Israele; l’OPEC , l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, decise  di sostenere l’azione di Egitto e Siria tramite robusti aumenti del prezzo del barile ed embargo  nei confronti dei paesi maggiormente filo-israeliani con la conseguenza di una impennata dei prezzi del petrolio).

Al contrario dell’Occidente, in questo scenario odierno, Mosca, contro le sanzioni, taglia i tassi e alza salari e pensioni. La Banca centrale russa, ieri, ha tagliato i tassi per la terza volta in poco più di un mese, portandoli dal 14 all’11% e lasciando aperta la porta a ulteriori ribassi. Immediata la flessione del rublo, che ferma la corsa sul dollaro, perdendo quasi il 10%. Ma il Rublo (grafico de Il Sole 24 Ore) nei confronti del dollaro americano si era rafforzato molto dopo l’inizio della guerra.

E il presidente russo Putin ha sfruttato la corsa del rublo per alimentare la sua propaganda interna e nei paesi controllati o vicini. Un simbolo di resilienza del proprio Paese nei confronti delle sanzioni e una forma di derisione di quello che l’insipienza occidentale paventava come default tecnico.

L’apprezzamento tumultuoso del costo di gas e del petrolio ha fatto il resto. Ha aumentato gli introiti della Russia. Aumenti anche derivanti dall’aumento di export verso Cina e India anche se a prezzi concordati. Per l’Europa al contrario l’aumento dei prezzi, come detto in apertura, comporta problemi enormi per la crescita economica, per il potere d’acquisto, per l’inflazione, per la chiusura di attività energivore con conseguenti licenziamenti, per l’approvvigionamento degli stoccaggi e conseguentemente per il contingentamento dei consumi. C’era una volta la propaganda occidentale: La Federazione russa pensava di vincere la guerra in tre giorni. Falso. La Russia ha interesse che la guerra si prolunghi, proprio per i motivi detti. Solo l’Ucraina potrà definire i termini della tregua e della pace. Falso. Chi farà arretrare i Russi? La Russia andrà in default. Falso. È andata anche in default tecnico, ma non se n’è accorto nessuno. E prima ancora: il Rublo esploderà. Falso. L’unica cosa certa è che oggi la Commissione Ue rivede le stime di crescita Il tasso di inflazione in Italia toccherà il livello record del 7,4% quest’anno per poi scendere al 3,4% nel 2023. Lo si legge nelle previsioni d’estate della Commissione europea. Vola a livelli record l’inflazione nell’Eurozona: nel 2022 toccherà il 7,6% trainata dall’energia. Lo scrive la Commissione Ue nelle previsioni d’estate, sottolineando che “nuovi aumenti dei prezzi del gas potrebbero far salire ulteriormente l’inflazione e soffocare la crescita”.

Ma i dati relativi dell’aumento relativo dell’inflazione non sono tanto dissimili da quelli russi…Noi da zero verso il 10% loro da sette al 17%…

Cosa dovevamo prevedere?

Le sanzioni andavano modulate diversamente, con scadenze ed eventuali continuazioni in assenza di segnali e così via.

Le sanzioni andavano fatte anche se controproducenti?

Si, ma si doveva dire subito la verità?

Cosa si poteva fare in più?

Nel silenzio andavano fatte le scorte di gas fino ad arrivare a scorte più massicce in Ue senza tante dichiarazioni bellicose, e si dovevano avere sconti maggiori al gas (gpl) americano.

Il Governo italiano si è mosso bene?

Non c’è nessuno governo in Ue che si è mosso meglio dell’Italia nel compensare la dipendenza dal gas russo: era del 45% l’anno scorso, ora è al 25% (fonte Il Sole 24Ore), inoltre gli stoccaggi sono al top in Europa.

Inoltre per l’Italia, a differenza di tutti paesi Ue, meno la Grecia, tenere basso lo spread sui bund tedeschi (ma sarebbe ora di superare questa dipendenza con strumenti di protezione Ue) è vitale per le possibilità di agire con politiche attive anche di sostegno per la popolazione in maggiore sofferenza.

Vincenzo Basili

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