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L’arte (in)visibile e costosa

N. 72- Novembre 2022

 

 

L’arte (in)visibile e costosa

Quante volte davanti ad un quadro ci domandiamo “quest’opera si può definire veramente arte?” Questo è un quesito che la storia dell’arte porta con sé da tanti anni, forse da sempre e che ancora oggi continua a interrogarci ed il caso successo nelle scorse settimane ne è la prova. Protagonista è Salvatore Garau, artista sardo, che ha visto la sua opera venduta alla cifra di 27.120 euro durante l’asta 4-U Arte Contemporanea curata, dalla casa milanese Art-Rite. Trattasi di “Davanti a te”, una scultura invisibile, accompagnata da un’unica cosa tangibile, il suo certificato di autenticità firmato dall’artista. L’opera, stimata in origine, tra i 12-16 mila euro, deve essere collocata, secondo le intenzioni dell’artista, in uno spazio libero da qualsiasi ingombro.

“Questa nuova scultura è per me la più enigmatica e, lo ammetto, inquietante – spiega l’artista– “la pittura non mi è più sufficiente, da sola, a descrivere ciò che sta accadendo intorno a noi nell’intero pianeta. Oggi la ‘materia’ immateriale delle mie sculture, per me, ha il potere di evocare, come nessun’altra, le paure che invadono la nostra esistenza e condizionano il nostro futuro. L’assenza, più della presenza, enfatizza i nostri drammi ed è la protagonista assoluta dei nostri tempi”. Potrebbe sembrare qualcosa di surreale, uno scherzo, ebbene no, un episodio di questo tipo è avvenuto già a maggio scorso (il 18 per la precisione), quando un’altra opera dello stesso artista è stata venduta a 15 mila euro. In questo caso si tratta di  “Io sono”, una scultura, in antitesi con il suo titolo, sempre invisibile. Nel commentare l’opera Garau

afferma: “Nel momento in cui decido di “esporre” in un dato spazio una scultura immateriale, quello spazio concentrerà una certa quantità e densità di pensieri in un punto preciso, creando una scultura che dal solo mio titolo prenderà le più svariate forme. In fondo non diamo forse forma a un Dio che non abbiamo mai visto?” Tra lo stupore e diversi dubbi, la notizia sta facendo il giro del mondo così come la foto della sua opera “Buddha in contemplazione” situata davanti al Teatro della Scala di Milano. Per la precisione si tratta di un quadrato disegnato con un gesso, un’opera che sostanzialmente è fatta d’aria che vuole ribadire un concetto caro all’artista, ovvero che l’invisibile ha una sua consistenza. Garau sembra riprendere e forse superare l’idea che Marcel Duchamp aveva della definizione di un’opera d’arte. Ovvero un’opera d’arte è definita tale quando viene prodotta da un artista, riconosciuto nel mondo dell’arte, che colloca quell’oggetto in un “ambiente artistico”, ovvero nelle gallerie o in tutti quei luoghi di espressione artistica. Duchamp, grande utilizzatore di “ready made”(oggetti già pronti) , in questo contesto, ha creato un “terremoto “nel mondo dell’arte:  basti considerare la sua “Fontana”, ovvero un orinatoio con la scritta “R.Mutte 1917”. Alla domanda “che cosa può essere definita arte” forse non troveremo mai risposta e, d’altra parte, il fascino dell’arte può essere dovuto anche a questo: non smettere mai di far giocare la fantasia.

Matteo Rossi

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