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Gli spazi vuoti delle relazioni virtuali

N. 72- Novembre 2022

 

 

Gli spazi vuoti delle relazioni virtuali

E’ questo il tempo nel quale stiamo acquisendo e facendo propri (in parte anche inconsapevolmente), gli effetti del salto di attitudine mentale verso la virtualità delle relazioni. Tutto ciò che prima era concepito come naturale svolgersi della vita e del lavoro in presenza, oggi è smaterializzato nell’etere e nell’intrico delle connessioni.

Pertanto diventa preponderante la capacità di costruire e gestire le reti di riferimento. Soprattutto parteciparvi, animarle, relazionarsi in maniera professionale, costruttiva efficace ed efficiente.

Nella rete, nel proprio “net”, ciascuno si muove per acquisire informazioni, strutturare, consolidare rapporti, gestire servizi ed attività. E ciò diventa ancora più sensibile se riferito nel livello del “pear to pear”.

Si approcciano reti, si partecipa occasionalmente poi strutturalmente, ma quell’investimento deve portare a un ritorno. E’ un’esigenza che si fa più pregnante rispetto al precedente modo della presenza ove i confini erano meno netti e alcuni spazi relazionali potevano essere riempiti da altro che non fosse il freddo inesorabile meccanicismo che tiene il sistema virtuale. Ora è fondamentale ottenere il risultato di qualità per sé stessi, per il proprio lavoro. In fondo è questo l’obiettivo – finalità della rete stessa.

Le reti si moltiplicano, si ramificano, si creano esponenzialmente, ma se manca una leadership efficace nella relazione di rete, queste diventano effimere, a breve vengono abbandonate, perdono il ritmo, perdono quella pressione che le caratterizza.  Viene meno l’impegno e l’interesse a nutrirla se manca un governo dello scopo, una direzione d’orchestra che faccia armonizzare le singole attitudini mentali per adeguarle al quell’esigenza di psicologico, inafferrabile, che l’organizzazione rete impone.

Il termine networking, che letteralmente è “lavorando in rete” o anche “rete che lavora” indica la continuità della sua funzione.

Ovvero accedendo a una rete, ciascuno per esserne parte attiva e vivere la continuità della sua dinamica, deve trovare un terreno fertile di reciprocità, apertura, disponibilità con gli altri per generare il circolo di qualità dell’azione che fa.

Nella rete bisogna saper creare e generare fiducia, attrattività, comunicazione efficace, veloce ma funzionale. Non necessariamente una comunicazione “asciutta”, bensì armonica fra il tempo compresso e il respiro della lentezza che le relazioni personali richiedono per andare al consolidamento.

Sono le variabili soft che nella dinamica apparentemente diretta del networking, svolgono un ruolo decisivo.

Con un training specifico è possibile imparare ad avere il corretto approccio al mezzo informatico di comunicazione, alla relazione virtuale, saper controllare e gestire tono, postura, immagine; stabilizzare l’equilibrio fra assertività, direzionalità, ascolto ed empatia. Capacità di gestione dei tempi e del ritmo della sessione operativa della rete.

Perché la rete, per funzionare efficacemente richiede il coinvolgimento ancora più profondo dei suoi partecipanti.

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