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Do you speak English?

N. 72- Novembre 2022

 

 

Do you speak English?

Dicono che il fenomeno sia esploso per via della pandemia. Forse non c’è solo questa spiegazione, ma l’esser stati chiusi in casa per mesi pare abbia motivato molti a lanciarsi nella rete e a cercare di capire cosa dicevano di noi e del virus nel mondo. E lì hanno capito che la lingua franca del mondo d’oggi non è ancora, al momento, il cinese o l’arabo, ma l’Inglese (o “gli Inglesi”, viste le tante varianti che popolano il mondo). Resta il fatto che su Instagram, Facebook e Tik-Tok imperversano insegnanti d’inglese. Più donne che uomini, ma entrambi i sessi sono ben rappresentati. Impossibile non impattarli. Spesso sono madrelingua inglesi o americani che “maneggiano” egregiamente l’italiano e si cimentano nell’introdurci nella loro parlata nativa. In diversi casi c’è una famiglia italo-americana o italo-inglese alle spalle, ragion per cui l’insegnante “social” è perfettamente a suo agio nelle due lingue. C’è però anche il caso di diversi italiani che hanno appreso alla perfezione l’inglese, andando a vivere tra americani o anglosassoni, e si divertono a regalare pillole di pronuncia, modi dire, trucchetti linguistici. Ha fatto notizia, tra i tanti, Norma Cerletti, esplosa sul social da un paio d’anni e che ha meno di trent’anni. Ne hanno parlato alcuni giornali per il fatto che in poco tempo ha avuto un seguito notevole, diventando una influencer di rilievo. Tuttavia l’aspetto più curioso è che è italiana al 100 per cento e nella sua famiglia nessuno parlava inglese. L’ha appreso andandosene per un anno negli Stati Uniti e l’ha imparato così bene da esser considerata praticamente madrelingua. S’è lanciata nell’insegnamento in rete, ha messo in piedi una sua piccola impresa, ha collaboratori e, soprattutto, una notevole dose di simpatia. Come del resto molti dei competitori. Certamente esistono diversi altri personaggi che stanno avendo successo nell’introdurci nella lingua di Sua Maestà e in quella di Hollywood. Nessuno s’offenda, se non li citiamo qui, ma trovarli in rete o su Instagram è “easy”. C’è una cifra che caratterizza quasi tutti questi social-insegnanti esplosi in questi ultimi anni: il divulgare i modi di dire più quotidiani e simpatici, suggerendo anche gli equivalenti ai nostri modi di dire. E poi tutti costoro s’impegnano a fondo a farci decifrare i suoni incomprensibili e ad apprendere gli ostici (soprattutto per noi italici) “phrasal verbs”. E non rifuggono dalle espressioni più piccanti e imbarazzanti, cosa fondamentale per imparare a non commettere gaffes clamorose incontrando anglosassoni e americani.

Moltissimo di questo insegnamento improvvisato è libero, senza alcun costo, anche se diversi di questi simpatici influencer rimandano a eventuali percorsi professionali a pagamento o ad App professionali di grande aiuto.

Senza alcun dubbio la rete planetaria parla prevalentemente inglese e ciò è ancora prova di una certa egemonia culturale ed economica che per ora permane – di stampo americano – nonostante i proclami di Vladimir Putin o le manovre egemoniche di Xi Jinping. Se poi l’inglese sia la lingua della democrazia, questo è evidentemente tutto da discutere. Comunque, oggi come oggi, è straordinariamente più facile apprendere la lingua reale con modalità che la scuola italiana – sclerotizzata a lungo su un’impostazione prevalentemente grammaticale – per decenni non è stata in grado nemmeno di immaginare.

Se poi questo fenomeno durerà a lungo è tutto da vedere. Così come il futuro dell’attuale lingua franca – e del potere culturale ed economico che rappresenta – è tutto da decifrare. Del resto lo studioso Nicholas Ostler, nel suo autorevole saggio “The last lingua franca”, ci ha avvisati: nessuna lingua franca è permanente e inattaccabile. Ergo, nessun potere e nessuna cultura mondiale è eterna.

Gianni Varani

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