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Ciajkovskij e Nureev: ragioni per commuoversi

N. 74- Gennaio 2023

 

 

Ciajkovskij e Nureev: ragioni per commuoversi

E’ Alexandra Orlova, musicologa ed in seguito biografa, a fare luce sulla tragica fine del compositore russo, nel suo libro “Ipotesi sulla morte di Ciajkovskij”. In esso viene preso in considerazione un lasso temporale di 10 giorni, dal 18 al 28 ottobre 1893. Ma chi fu questo illustre compositore, nato in Russia nel governatorato della Vajatka, il 7 maggio 1840 e morto il 25 ottobre (6 novembre per altre fonti) del 1893 a San Pietroburgo? Di lui ricorre il centotrentennale della scomparsa. Ora le notizie più salienti si possono reperire su qualsiasi testo di storia ed estetica musicale, ma la sua vicenda personale no. Essa fu trascritta negli archivi segreti della Grande Madre Russia, nei quali la verità di una vita vissuta ed intima di un artista non doveva interferire né pubblicamente né nella produzione di un’arte, qualsiasi essa fosse.

Conseguentemente si usava grande prudenza nel divulgare qualsiasi notizia, che solitamente veniva censurata. La Orlova – quasi certamente – riesce a motivare quella vita artistica tormentata, vissuta nell’ombra e mascherata da un matrimonio con Antonina Miliukova, che fallirà nonostante la nascita di cinque figli; questo per le sue inclinazioni sessuali. Il fratello Modest, propendendo parimenti a Pëtr Il’ic, divenne il suo primo biografo e per quasi cent’anni venne accettata la tesi della morte per colera, avvenuta dopo aver bevuto acqua non sterilizzata dalla bollitura. Pëtr era un fanciullo che, ad ogni semplice rimprovero, reagiva con angoscia, cadendo in profonde crisi depressive. La musica gli causava insonnia: una sorta di sovreccitazione che gli permise di comporre i 3 balletti russi più strabilianti, ma gli effetti della malattia nervosa e degli atteggiamenti bizzarri che prenderanno il sopravvento nell’età avanzata, erano già in lui. Modest riferiva che ebbe grande sete ed un forte bruciore allo stomaco, prima di morire. Non erano dolori provocati dal colera ma – come rivela la Orlova – dall’induzione al suicidio, tramite l’assunzione di probabile veleno. La Russia degli Zar, bandiva con la confisca dei beni e la deportazione in Siberia chi aveva particolari tendenze. Se da un lato Pëtr Il’ic, riuscì a scampare alle severe punizioni inflitte dalla legge, dall’altro presumibilmente fu persuaso ad obliare quella che lui stesso definiva “un’inconfessabile verità” con la morte. Facendo ciò, avrebbe evitato un grave scandalo nella società di quel tempo. Pare – sempre secondo la Orlova – che, proprio agli inizi dell’autunno del 1893, quello che era stato occultato sino ad allora, sia affiorato.

Il Conte Stenbock -Fermor aveva un bellissimo e giovane nipote, il quale non accettò le offerte profuse dal compositore e, sentendosi offeso dalle attenzioni rivoltegli, lo denunciò con lettera scritta al Procuratore Capo, il quale avrebbe dovuto recapitare allo Zar l’accusa. Inutile dire che lo scritto non fu mai consegnato al destinatario e che si continuò a credere alla sua morte, per colera; anche se furono oltre una decina le persone che assistettero al suo trapasso, senza essere contagiate. Anche se ad oggi l’asserzione della Orlova è per alcuni versi da dimostrare (molti documenti dell’archivio di Klin, sono spariti), rimane il fatto che i biglietti per assistere al suo funerale nella cattedrale di Kazan vennero venduti a peso d’oro, mentre lo Zar assisteva al corteo funebre da dietro i vetri di palazzo.

I membri del consiglio di disciplina riunitosi frettolosamente che lo invitarono all’estremo gesto, furono i suoi compagni di studi di giurisprudenza, i quali vollero evitare infamia su loro stessi e sulla scuola di studi. Questi, insieme al Procuratore Capo Jacobi lo convinsero ad inghiottire cianuro ed assistettero imperterriti alla funzione funebre. La parte finale della “Patetica” racchiude quell’adagio che fu considerato il suo Requiem. https://youtu.be/_TFLRV8lfLc

Ciajkovskij lasciò 3 musiche per balletti: Il lago dei cigni 1877, La Bella addormentata 1889, Lo schiaccianoci 1892, le quali, allora come oggi, sono rappresentate in tutti i teatri del mondo.

Rudol’f Chametovič Nureev era di normale altezza, di estreme proporzioni, e fu il più grande ballerino e coreografo russo. La sua vita, passata a danzare nei maggiori teatri del pianeta, molto aveva in comune con quella del compositore e studioso della danza Ciajkovskij: Nureev fu il protagonista assoluto dei suoi sognanti e fiabeschi balletti. Di Nureev (classe 1938) si ricordano i trent’anni della scomparsa, proprio il giorno della Befana, il 6 gennaio 1993.

La tomba di Nureev nel cimitero di Sainte Genevieve des Bois, Francia


Egli fu il maggior esponente – tanto da rivoluzionarla – della danza coreografica, inserendovi quelle percezioni intime che volle e riuscì a donare al pubblico; creando per essa anche nuove visioni, che potevano tramutare in negativo un lieto fine. Un mondo fantastico, favolistico e ricco di sofferenza nella sua cruda morale, fu il binomio compositore/ballerino, Ciajkovskij – Nureev; un mondo nel quale si erano convogliate tutte le limitazioni che soffocavano la loro vera “natura”, anche se a distanza di decenni l’uno dall’altro. E’ bello ricordarli così, insieme, nell’arte e nel vissuto di una vita celata.

Il suo Schiaccianoci, https://youtu.be/427h1SQvmo0, debuttò nel 1967 a Stoccolma, dove Nureev si presentò nella duplice veste di ballerino e coreografo esordiente, dando con difficoltà, a causa delle sue continue variazioni di stile e la creazione di nuove figure più armoniose e complesse, un nome alle sue reinterpretazioni di fantastici ruoli che, da quel momento, si definirono “alla Nureev”.

La Bella addormentata nel bosco, concepita da Nureev https://youtu.be/lehlDCwJCoU, va in scena alla Scala nel 1966; ad affiancarlo Carla Fracci. Con Nureev le difficoltà esecutive assumono un livello paritario anche in ambito femminile. Quando fu creata questa splendida musica per balletto da Ciajkovskij, grande parte ebbe il coreografo di allora, Marius Pepita, il quale, mentre ascoltava il compositore al pianoforte, ne disegnava le coreografie. Con Nureev, ogni passo si trasforma ed ogni misurato gesto si trasfigura in un uccello libero di volteggiare alla mercé dei venti, dove non esistono più limiti.

Il Lago dei cigni di Nureev https://youtu.be/yIpgxJL8qQY, viene dato alla Scala nel 1990, ma tutto prese vita nel 1964 a Vienna e, vent’anni dopo, all’Opera di Parigi. Ad accogliere il famoso ballerino che diede a questo titolo una visione introspettiva e tragica -oltremodo difficile sia sul piano emotivo che tecnico – un pubblico delirante. La malinconia riflessa nella acque del lago emana l’idealizzazione di un amore proibito. Il Lago dei cigni venne allestito in molte versioni; tra le quali, la fine di Nureev, che non fu lieta. In essa il romantico eroe principe Siegfried, non essendo stato in grado di riscaldare l’amore eterno per Odette che dovrà morire, vittima dell’incantesimo del mago Rothbart, soccomberà.

Mirella Golinelli

Nell’immagine di apertura, il monumento a Ciajkovskij inaugurato nel 2019 nella città di Votkinsk

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