Anna Magdala, Maria Teresa, Maria, professioniste della musica
Il XVII secolo si chiude con le liriche spirituali della contessa tedesca Amalia Catharina. Con il XVIII secolo – periodo che lascia il barocco, attraversa l’illuminismo per approdare al romanticismo –la condizione di assoluta inferiorità della donna, relegata all’umiltà dei lavori, sfruttata dall’uomo, diventa un problema del quale discutere. Per merito dei pensatori illuministi le limitanti circostanze del suo vivere sono poste sulla bilancia in modo equo, concreto, sociale e filosofico. Orbene, sappiamo che l’ispirazione illuministica rinnegò il principio di autorità e mise in discussione, le sopraffazioni. L’animo maschile ora intravvede la luce nel progresso. I parametri di questa evoluzione erano dati dall’acculturarsi dell’idea che vedeva nella conoscenza della natura e delle scienze un modo assoluto per elevarsi tra le differenziazioni sociali, di razza, religione, potere e sesso.
L’illuminismo inizia a far funzionare – nel suo desiderio di sviluppo – anche la cosiddetta “classe degli umili”, alla quale moltissime donne appartenevano. Uno squarcio di vita più dignitoso si prospetta quindi per “la donna” che risente ancora dell’applicazione delle leggi feudali a suo discapito, ma -reagendo meritoriamente alle discriminazioni sociali dell’istruzione- si guadagna la considerazione dell’uomo. La musica, la composizione, la storia stessa della musica potranno quindi vantarsi di sei grandi stelle che apriranno un nuovo secolo, il diciottesimo. Esse brilleranno nel firmamento detenuto dai maschi, che molto spesso passarono alle cronache, solo perché erano maschi. Codesti nello sviluppo del basso continuo nel rigo inferiore, nulla ebbero a che vedere con la sensibilità che veniva esposta (scritta) dalla figura della compositrice. L’uomo non subì disuguaglianze, emarginazione, sofferenza per la difficoltà d’affermazione, come dovette invece assoggettarsi la donna, la quale, nonostante tutto, riuscì a credere in sé stessa e a trovare il cammino della rivalutazione, rispettandosi. Le sue fatiche – anche se lentamente – generarono più unione nel nucleo familiare e maggiore libertà di espressione, anche attraverso la creazione musicale. La sua autonomia economica le permette di produrre maggiormente, perché può acquistare carta da musica, inchiostro e penna; inoltre gioirà degli applausi di un pubblico non più solo salottiero.
Da questo momento le compositrici correranno parallelamente a figure maschili di spicco che per secoli hanno eseguito solo proprie composizioni. Diventeranno per di più archetipi di nuove formulazioni musicali, di altri sviluppi e concezioni dell’arte compositiva che verranno emulate dai grandi nomi maschili. La data del 1685 che funge da convoglio per l’illuminismo, porterà con sé anche la nascita di Bach https://www.omnismagazine.com/i-corali-di-bach-linsuperabile-compositore/ Haendel https://www.omnismagazine.com/haendel-ultimo-apostolo-del-settecento/
e Scarlatti https://www.omnismagazine.com/domenico-scarlatti-il-dio-del-clavicembalo/
La musica non sarà più vissuta come arredamento, per lo più praticato senza troppa platealità, ma la conquista femminile acquisirà elevazione intellettuale. Anna Magdala Wilcke nasce nel 1701, all’alba di questo importante secolo. La cantante professionista tedesca si esibiva alla Corte di Coethen, dove J. S. Bach lavorò come Kapellmeister negli anni dal 1717 al 1723. Il loro matrimonio si celebrò il 3 dicembre 1721. Come regalo alla sposa, Bach scrisse 5 suite francesi catalogate BWV812,813,814,815,816. Carinamente fece per Anna, un piccolo libro manoscritto che titolò “Clavier-Buchlein vor Anna Magdala Bach-in anno 1721”. La talentuosa cantante, e ora moglie, riceveva lezioni dal marito per imparare lo studio del clavicembalo. Nei tre anni successivi Anna fece passi da gigante nell’arte clavicembalistica, tanto da ricevere in dono da Bach, altre 2 suite di più impegnativa esecuzione: Partita 3 BWV827 e 6 BWV 830.
A.M.B.1725 (Anna Magdala Bach 1725) divenne un libro per suonare il clavicembalo. Questo ulteriore dono di Bach all’adorata Anna pare le sia stato consegnato il giorno del compleanno, il 22 settembre 1725. Grazie alla pazienza di Anna questo libro si riempì di contributi musicali provenienti dai figli e dallo stesso Bach. Solitamente si pensa a un album di ricordi fotografici, ma nel caso di Anna, era molto di più. Al suo interno, i tentativi di componimento dei figli si affiancavano a quelli degli ospiti della sua casa che cercavano plauso e una platea competente. Les Bergeries-rondeau di Francois Couperin con il Praeludium in DO maggiore, che trovasi nel primo libro del “Clavicembalo ben temperato”, erano i suoi brani preferiti. Insieme a Johann Sebastian intrattennero calorosi rapporti con Georg Bohm (1661-1733) e con 2 musicisti di Dresda: Christian Petzold (1677-1733) e Johann Adolf Hasse (1699-1783). L’esperienza professionale vocale di Anna permise di far includere nella produzione bachiana, almeno 12 corali, arie e canti a carattere sacro. La ninna nanna Schlummert ein ihr matten augen venne inserita nella cantata di Bach BWV82 Ich habe genug composta nel 1727 e ne consiglio l’ascolto nell’esecuzione di Dietrich Fischer-Dieskau
Questo manuale di Anna conserva quindi spunti della produzione degli anni dal 1723-1750, anno della morte di Johann. La copertina originale riproduceva il monogramma A.M.B. 1725 in oro. Nel contenuto, indicazioni sulla pratica esecutiva, sul tempo, la realizzazione scritta degli abbellimenti, sulla diteggiatura, sul fraseggio ma vi erano consigli anche su come aggiungere altre fioriture, nel rispetto della prassi. Inoltre, Anna esortava alla fedeltà al testo e al respiro espressivo. Mise nel rigo superiore la chiave di violino, al posto di quella di soprano, dando molta importanza alla diteggiatura per facilitare il passaggio del pollice. I manoscritti dei due quaderni Notenbuchlein sono conservati nella Staatsbibliothek di Berlino.

Una donna insostituibile, una madre e moglie affettuosa, che seppe appoggiare il genio del marito condividendone felicità e dolore. Anna donò 13 figli a Johann. Ne sopravvissero 9 (6 secondo altre fonti). Le sue sorelle sposarono anch’esse musicisti di fama, che suonavano la tromba. Devota alla musica, alla famiglia, copiava a mano le opere di Bach, rimanendo nella penombra e sostenendolo nei momenti gravi della cecità. Questa grandissima donna morì a 59 anni nel 1760, in stato di indigenza, dopo 10 anni di vedovanza. Solo i recenti studi e il mondo internet le stanno rendendo i meriti dovuti.

Maria Teresa Agnesi Pinottini nasce nel 1720 a Milano, dove morirà vedova nel 1795. Nel 1747, vedrà celebrata la sua arte di clavicembalista e compositrice https://www.youtube.com/watch?v=k63_f5k_pMs i cui interessi spaziarono anche nell’ambito teatrale. Sorella di Gaetana, eccellente mente matematica, fece fortuna, poiché non ebbe intralci dal padre nellascelta del percorso artistico. Aveva già composto la cantata Il Ristoro di Arcadia e Sofonisba quando divenne moglie di Antonio Pinottini, con il quale stese l’opera melodrammatica Nitocri e il Ciro in Armenia. La critica la definì: “la meraviglia de più rinomati professori di tale arte”. Prima di Mozart utilizzò il libretto di Pietro Metastasio Il Re Pastore, per metterlo in musica. Scrisse e musicò per le grandi Famiglie, come gli Estensi. Non va dimenticato che alla corte degli Este a Ferrara si esibivano interi complessi strumentali femminili ma le loro composizioni, non venivano diffuse e rimanevano prerogativa e diletto dei soli Signori e cortigiani. Nella società dominata dal maschio – per parere del volgo -viene considerata una dilettante, ma il suo stile drammatico e la composizione di molte opere strumentali per clavicembalo e orchestra d’archi fanno di questa compositrice un fiore all’occhiello dell’Italia al femminile, poiché nonostante le difficoltà ha dimostrato tangibilmente di essere superiore alla schiera di musicisti maschi: alcuni di questi dal valore mediocre o nullo.

Maria Szymanowska compositrice di origine polacca (1789-1831), che praticava l’arte compositiva e si produceva da professionista nel pianoforte, fu ammirata da Goethe. Con le sue esibizioni, conquistò l’animo europeo e quello di Chopin, che rimase catalizzato dai suoi notturni, https://www.youtube.com/watch?v=i9t0nCfu9SI sempre eseguiti durante i suoi programmi concertistici, nelle tournée internazionali in Ucraina, Germania e Inghilterra. Dalla personalità imprevedibile nella vita privata, la Szymanowska lo fu anche nella composizione. Intrise infatti i suoi brani di modulazioni. Fu quasi autodidatta, poiché alle donne era impedito di approfondire l’istruzione colta e musicale. Tre figli coronarono il suo matrimonio, che finì con la separazione, ma ciò non le impedì di continuare a esibirsi come virtuosa. Le sue composizioni, tra la musica cameristica e quella per pianoforte, raggiunsero il numero di 100!
Ricorre quest’anno il terzo centenario della nascita di Charles Burney (1726-1814). Ma chi fu Burney? Inglese, storico della musica, nacque da famiglia dotta e praticante la musica. Egli probabilmente fu il primo annalista a venire a contatto con il mondo femminile delle compositrici, attraverso la figlia Fanny (1752-1840). Sempre in viaggio, per trascrivere le cronache delle esibizioni maschili, testimoniò, con i suoi diari, anche i successi (volutamente in minor evidenza) delle donne compositrici. Ebbe stupore per l’educazione musicale femminile che si praticava nei Conservatori italiani di Napoli e Venezia, dove il livello tecnico delle cembaliste era altissimo. Burney documentò i contesti monastico e accademico nei quali figure femminili di eccezionale profilo artistico si esibivano.
Mirella Golinelli
