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Haendel, ultimo Apostolo del Settecento

N. 110 - Aprile 2026

 

 

 

 

Haendel, ultimo Apostolo del Settecento

Con Georg Friedrich Haendel si conclude il romanzo a puntate in 4 parti dedicato ai 4 Apostoli del Settecento, tutti uomini. Fin da piccolo Georg dimostrò interesse per i giocattoli a sonagli e il clavicordo che sua madre aveva portato in dote. Suo padre poteva contare su di una clientela variegata, ma anche di classe nobile e danarosa. Il suo mestiere era quello di barbiere. Quel suo rasoio che serviva per il fascino maschile lo utilizzava anche per eseguire altre pratiche, come a esempio un’incisione sulla pelle (salasso) dalla quale veniva prelevata una certa quantità di sangue; sempre che non venissero sfruttate le sanguisughe. Chirurgo e barbiere, quindi, che vantava conoscenze altolocate come il Duca di Sassonia-Weissenfels, il quale si avvaleva dei suoi servigi, svariate volte all’anno.

A sette anni, Georg accompagnò il padre da Sua Altezza il Duca. Nella lussuosa dimora del titolato, si trova davanti a un clavicembalo e inizia a improvvisare. Apprezzatissimo dal Duca e ritornato ad Halle, ebbe la fortuna di studiare con l’organista della Cattedrale, Zachow, che, pur mantenendo le argomentazioni solo intorno alle figure dei compositori tedeschi del XVII secolo, non mancò di pretendere dal giovane Haendel lo studio del latino, dell’organo e del cembalo ma pure dell’oboe e del violino. Inizia così a formarsi il carattere di Haendel; quello che gli permetterà di rispondere impassibilmente a un nobile che, nell’ascoltare le composizioni dei suoi oratori, gli disse: “mi sono divertito”. Haendel prontamente rispose: “non è questo che mi interessa; spero solo di rendere gli uomini migliori”.

Haendel, come Scarlatti e Bach, nasce nel 1685 e morirà nove anni dopo Bach, nel 1759. Durante una visita a Berlino, viene a contatto con l‘armonia e la concezione di “opera italiana”. Il Duca, entusiasta del piccolo genio, gli offrì di recarsi a sue spese a Roma e a Venezia per studiare, ma intervenne il padre-barbiere declinando l’invito. Nel 1704 venne a mancare quel padre e Haendel si responsabilizzò a tal punto nei confronti della vedova, da iniziare a comporre cantate, per farle eseguire ai suoi allievi durante le funzioni religiose domenicali, accompagnandoli con l’organo di Halle. La curiosità e la sua inclinazione verso l’opera di carattere serio lo mossero a chiedere un prestito alla madre, per rincorrere il suo destino di immortale. Il teatro era la sua vita e dovette battersi a duello con un certo Mattheson, anch’egli compositore. Questi era talmente convinto del proprio bagaglio culturale da comporre opere (come Cleopatra) nelle quali lui stesso era il protagonista.  Mattheson e Haendel nemici-amici, se la diedero a gambe quando videro la figlia di Buxteude veramente brutta ma posta come premio; ovvero data in sposa a chi tra i due compositori avesse ottenuto maggior successo di pubblico. Fortuna volle che la “brutta” si rifiutasse anche a Bach!

Nel contempo, si delinea il rapporto tra i due contemporanei e conterranei. Haendel è un ricettivo, osserva con il cuore e riporta a rigo quello che ha visto e sentito. I cori presenti nei suoi Oratori nascono dal ricordo dell’antico gusto britannico – tipico della plebe – di cantare insieme per farsi forza con il Catch (to catch=comprendere). Persone che svolgevano umili lavori erano solite eseguire canti a canone a cappella. Questa pratica diede vita ai Catch-clubs, perché le classi più basse non erano ammesse alla visione di spettacoli drammatici e alla comprensione dei testi sacri, che sarebbero stati percepiti come evasione fantastica, per la ciclopica presenza dei personaggi biblici, rischiando di essere considerati solo aneddoti senza scopo educativo. La produzione händeliana può essere suddivisa in due filoni: Oratorio e teatro d’opera.

Un invito all’ascolto degli Oratori inizia con quello che fu chiamato “Serenata – Acis e Galatea” https://youtu.be/nPIa9_XHCuw?si=Lbw9wTai9JdPONto

Codesto è a carattere pastorale e rimarca, trasferendo in Inghilterra prima e in Europa poi, quel movimento arcadico che accese la fiamma del melodramma, con la Camerata Fiorentina.

Haendel ebbe molti momenti di sconforto, di cercata rottura con il teatro, ma questi momenti non furono infruttuosi bensì produssero Dedorah,Athalia, Alexander Fest, Saul, Israele in Egitto, Caecilienode https://youtu.be/Eeom7cS9ty4?si=D8lJKDioOsvWQTlt , L’Allegro-il Pensieroso e il Moderato ma pure Esther.

Tale oratorio, che venne allestito scenicamente con costumi, fu bandito dalla Chiesa Anglicana, perché giudicato offensivo nella trattazione del sacro argomento.

Immaginando una mappa, possiamo comprendere dove Haendel fu presente maggiormente: Dublino in Irlanda. Oxford e Londra in Inghilterra, Amburgo-Hannover-Halle in Germania (dove veniva proposta anche la musica di Bach); in Italia, fu a Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Fu proprio grazie all’amicizia con Mattheson che il direttore del Teatro di Amburgo, Reinhard Keiser, concesse a Haendel di mettere in scena le sue prime opere. Germania, Italia e Inghilterra, furono quindi i luoghi ove raccolse le sue ispirazioni artistiche che sfociarono nella produzione della sua opera seria alla maniera italiana.

 Nella sua folgorante carriera di compositore e osservatore delle esigenze del pubblico confezionò anche oratori, sempre a carattere drammatico, che mancarono solo di una rappresentazione scenica. Questo tipo di composizioni lo resero celeberrimo, poiché i temi che mise in musica erano eterni.

Troviamo nei suoi componimenti una grandezza che non viene mai meno, poiché fu in grado di dimostrare che magnificenza, fantasia e chiarezza melodica si potevano ottenere anche solo per mezzo della semplicità. Si pensi all’aria Lascia ch’io pianga dal Rinaldo o al Largo dal Serse divenuto l’aria Ombra mai fu, o alla Sarabanda https://youtu.be/Ab61sB462UY supporto voluto da Stanley Kubrick nel 1975, per il film Barry Lyndon o alla Passacaglia.https://youtu.be/GAIZxaToV2A?si=P2eHbtsrC8CmcV-v

A mio modesto avviso è incomprensibile che (come invece si vuol far intravvedere) vi sia stata una potenziale concorrenza tra Bach e Haendel. Per indole e da due punti di vista opposti, entrambi sono consapevoli dei bisogni introspettivi degli uomini. Haendel vive nel suo periodo, prendendo e facendo suo, in maniera armonica e abilmente contrappuntistica, il mondo profano. La sua predilezione fu per temi tratti dalla tragedia classica, dall’opera seria su libretto italiano di librettisti italiani (si veda https://www.omnismagazine.com/un-quartetto-tutto-italiano/).

Dall’influenza del masque inglese nacquero invece partiture ricche di parti corali che si alternano a recitativi e arie. Le parti corali del repertorio händeliano si abbeverano alla fonte di Giacomo Carissimi, ma anche a quella del gigante inglese suo predecessore Henry Purcell.

Haendel compose oltre 40 opere teatrali negli anni dal 1709 al 1741, data della morte di Antonio Vivaldi. Fra queste, Agrippina ebbe come librettista il Cardinale Vincenzo Grimani e venne data a Venezia; stereotipo che si ritroverà per le due Manon di Puccini e Massenet che furono musicate su libretto dell’abate Prevost. Anche gli uomini di chiesa, perciò, non furono esenti dal trattare argomenti particolari. Dal 1706 al 1710 Haendel è in Italia. Prima a Firenze poi, a Venezia, Roma e Napoli. Conosce Agostino Steffani, Domenico e Alessandro Scarlatti e qui si interessa alla conoscenza della costruzione armonica del “concerto grosso” e della forma oratoriale. In quella Venezia dove compose Agrippina fu decretato pilastro dell’opera seria del Settecento compositivo. Assunta la cittadinanza inglese (era nato a Halle nel 1685) e sorretto dal Re Giorgio I e dalla nobiltà, fondò la Royal Academy of Music, istituzione avente compito di produrre per il Re, solo opere italiane. Vuoi per la politica e le gelosie degli accoliti del Porpora e del Farinelli, sia la Prima accademia che la Seconda si sciolsero. Nel decennio 1719-1729 maturarono altri pensieri nella mente di Haendel: il lento abbandono del mondo operistico e la produzione del suo assoluto capolavoro oratoriale, Il Messia, avvenuta nel 1741 a Dublino, nell’Irlanda del Duca del Devonshire.

La contrapposizione concorrenziale con Bach è quindi inesatta poiché Bach, con l’uso e lo sviluppo estetico-contrappuntistico, esprimeva qualità spirituali con un linguaggio che proveniva dal pensiero di Martin Lutero. Pur se Haendel attinge da fatti tratti dall’Antico Testamento, ma il suo tutto è quasi teatralizzato.

Infine, è bene ricordare gli Anthems:sono canti liturgici della Chiesa Anglicana, con fondamento nel mottetto cattolico (dal latino antiphona). Chandos, Wedding, Funeral Anthems, fanno da coronamento e si aggiungono agli straordinari Coronation Anthems https://youtu.be/F_y_WQoiHMU?si=-lJ1dJqvJmhBTmWF

 del 1727, scritti per l’incoronazione del Re Giorgio II.

Concludendo: le segnalazioni d’ascolto poste all’attenzione del lettore, non sono che una piccolissima parte dell’immensa opera compositiva di Haendel, che consta di 93 volumi. Essa fu pubblicata a Lipsia nell’arco di 40 anni dal 1859 al 1899, per la Deutsche Haendel Gesellschaft.

Mirella Golinelli

Nell’immagine in alto: Haendel (al centro) insieme al re inglese Giorgio I, durante una gita in barca sul Tamigi. Nello sfondo, un’altra barca con i musicisti che suonano la “Water Music” dello stesso Haendel. Quadro del pittore belga Edouard Jean Conrad Hamman (1819 –1888).

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