I corali di Bach, l’insuperabile compositore
È sempre tempo per scrivere di Bach. In questo primo quarto di secolo del nuovo millennio, si tratterà nuovamente del grande tedesco, di cui già nel 2023 era stato prodotto un saggio su questa testata https://www.omnismagazine.com/bach-linarrivabile/ abbinato a un video del 2024
Bach, che, a causa di un indebolimento del potere visivo, morirà quasi cieco, ebbe 2 mogli, di cui la seconda gli donò 13 figli, ma non tutti ebbero vita lunga. I gravi problemi alla vista ebbero inizio nel 1749 e nonostante l’oculista personale di sua Maestà lo avesse sottoposto a ben 2 interventi, non si ottenne nessun risultato. John Taylor, il rinomato oftalmologo, aveva compromesso anche lo stato di salute generale di Bach, poiché -oltre a non aver ottenuto nessun miglioramento- per via degli interventi malriusciti gli aveva procurato anche indicibili dolori, causati dagli inadeguati medicamenti e dall’uso di sostanze calmanti. Essi lentamente minarono il suo carattere e ne debilitarono la forza fisica, sino a renderlo bisognoso dell’aiuto dei figli e degli allievi; lui che era severo e indipendente di pensiero, sia con gli esecutori che con gli uditori!
Il rigore compositivo è la spiegazione della sua immortale opera.
Il 1725 -300 anni fa- vede Bach, Kantor alla Thomaschule. Proprio in quel periodo inizia a comporre alcune tra le cantate dal contenuto più significativo e moralistico, che accompagneranno tutto il suo percorso di compositore di musica sacra. A Lipsia, appunto, presso la Chiesa di san Tommaso, rimase sino al 1750. Qui produsse la celeberrima Passione secondo san Matteo BWV 244 https://www.youtube.com/watch?v=-lPpq0LwfPYeseguita l’11 aprile 1729 e quella secondo san Giovanni BWV 245 presentata nel 1724 ed eseguita l’anno seguente.
Si puntualizza che le datazioni estremamente precise, sono difficili da dimostrare. Si noti che il BWV non segue una cronologia definita e la prima Passione “quella secondo san Giovanni”, viene catalogata con il numero successivo al 244, benché fosse stata composta antecedentemente a quella di Matteo. I biografi e gli storici non sempre sono concordi, né specificano chiarendo con le locuzioni adatte (presentazione del brano, esecuzione pubblica, esecuzione privata o presso la corte, prima esecuzione pubblica…) ciò a significare che la prima Passione secondo san Giovanni, era già in cantiere dal 1723.
Essa venne composta a Koethen, in un ambiente di pensiero calvinista, nel quale le tradizionali cantate, che vedevano l’impiego di voci e strumenti, non ebbero la risonanza dovuta. A equilibrare la scarsa produzione di queste (5 a carattere sacro e una profana), vi furono tutte le composizioni commissionate a Bach dal principe Leopoldo di Anhalt – Koethen, che, rimasto folgorato dalle composizioni di Bach, lo elevò dallo stato di solo organista. Egli rimase al suo servizio dal 1717 al 1723, prima di approdare a Lipsia, dove si tratterrà fino alla sua morte, ovvero per 27 anni.
Bach, per sopperire ai mancati guadagni, iniziò a interessarsi della composizione per cembalo. La qualità altissima dei solisti che formavano l’orchestra del principe fu suggerimento a Bach, per produrre le 6 suite per violoncello solo e varie parti di “a solo” che vennero inserite nei concerti (BWV 1046-1051).
L’incontro con il principe calvinista a Brandeburgo – riferisce Philipp Sitta, primo grande biografo di Bach nel 1850- determinò per questi concerti, l’appellativo di brandeburghesi. Ripercorrendo il 1725 (periodo lipsiano) troviamo appunto le straordinarie, cantate. BWV 151 – Suesser trost mein Jesu, che fu eseguita il 27 dicembre https://youtu.be/xa7q_gNITvo?si=ZpVbqdfRibHJ7OX1
Scritta per soprano, basso, contralto e tenore, si conclude con uno splendido corale a 4 voci. Il libretto inneggia alla nascita di Gesù, il quale predestina – chi crede in Lui – al Paradiso. Con la venuta del figlio di Dio tra gli uomini, ogni porta si è aperta e nessun angelo cherubino fa più la guardia, con la spada fiammeggiante per custodire la via dell’albero della vita, visibile nel mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto (Gn. 3, 23-24).
La cantata BWV 42 Am Abend aber desselbigen Sabbats (in tedesco, “Alla sera dello stesso Shabbat”) https://youtu.be/QU-KnPb9Tp8?si=7oIvHf-GN4rab61j fu eseguita per la prima volta a Lipsia il giorno di Pasqua (8 aprile), ma verrà proposta nuovamente solo nel 1731, nel 1742 e 43. Anch’essa risolve con un corale che è la più grande preghiera al Signore Dio, il cui testo è tratto da Martin Lutero.
Qui la traduzione di Vittorio Marnati: “Concedici, o Signore Dio misericordioso, la pace in questi tempi di tribolazione, non c’è nessun altro che possa lottare per noi, se non Tu, nostro unico Dio. Dona ai nostri principi, a tutte le Autorità, la pace per un buon governo, affinché sotto la Tua guida, noi possiamo vivere con pace e tranquillità, serenità ed onestà. Amen”.
La cantata BWV 103 https://youtu.be/Lal2Smg7468?si=ugogRE-hIFXGlaaR
trova esecuzione la terza domenica dopo la Pasqua del 1725. Per questa stesura Bach mise in relazione le 2 voci soliste di tenore e contralto, che si esprimono su piani diversissimi di sentimento e traghettano al significativo corale finale. Quindi il 22 aprile 1725, nel secondo anno di permanenza a Lipsia del compositore, venne tenuto in considerazione il testo di Mariana von Ziegler, una donna, che collaborò con lo stesso Bach per gli elaborati di altre 8 cantate.
Di seguito la cronologia delle cantate composte ed eseguite nel 1725 a Lipsia, con i dettagli del giorno e mese:
BWV 41 – 1° gennaio,
BWV 123 – 6 gennaio,
BWV 124 – 7 gennaio,
BWV 3 – 14 gennaio,
BWV III – 21 gennaio,
BWV 92 – 28 gennaio,
BWV 125 – 2 febbraio,
BWV 126 – 4 febbraio,
BWV 127 – 11 febbraio,
BWV 1 – 25 marzo,
BWV 6 – 2 aprile,
BWV 42 – 8 aprile,
BWV 85 – 15 aprile,
BWV 108 – 29 aprile,
BWV 87 – 6 maggio,
BWV 128 – 10 maggio,
BWV 183 – 13 maggio,
BWV 74 – 20 maggio,
BWV 68 – 21 maggio,
BWV 175 – 22 maggio,
BWV 176 – 27 maggio,
BWV 168 – 29 luglio,
BWV 137 – 19 agosto,
BWV 164 – 26 agosto,
BWV 110 – 25 dicembre,
BWV 57 – 26 dicembre
Per Bach, molto contarono l’educazione e l’istruzione ricevute. A soli 8 anni entrò nella “scuola di latino”, completa di molte materie che non erano piano di studio in quella tedesca. Nella scuola latina vi erano 6 classi o stadi; dalla sesta alla prima, con una particolarità: ogni classe poteva durare 2 o 3 anni, in base al livello di comprensione dell’allievo che la frequentava. Superato questo percorso si accedeva all’Università. Quel duro collegio era stato precedentemente frequentato dal 1497 al 1501, da Martin Lutero. La vita di Bach fu meno leggendaria dei due predecessori: Vivaldi e Scarlatti, di cui si è detto.
Lui, che plasmò il Settecento con l’arte compositiva, mise in musica tutta la storia del Cristo e dell’umanità esprimendone le opposte emozioni, in una fedeltà verso di Lui, incrollabile, dove alla sera di Natale si affina quella sul monte Golgota, dove alla luce sopraggiungono le tenebre, dove l’uomo si può riparare solo nell’osservanza.
Un passo della vita di Bach che forse in pochi conoscono ma che fa comprendere perché al termine di ogni composizione, scriveva “Sempre grato a Dio”. Si narra che Anna Magdala Wuelcken soprano tedesco nata nel 1701, sua amatissima seconda consorte, vide Bach piangere, mentre stendeva il corale finale
della Passione secondo san Matteo. Anna chiuse la porta, dalla quale lo stava timorosamente osservando e pianse anche lei.
Due anime simili, elette, rapite dal fervore dell’amore per Cristo. Bach per lei scrisse varie composizioni, raccolte in 2 parti, a testimoniare l’amore puro che unì i due musicisti. Bach la lasciò il 28 luglio 1750. Lei visse sino al 22 febbraio 1760.
Mirella Golinelli
Nell’immagine in alto: Cornelis Troost, Gruppo di famiglia presso il clavicembalo, 1739, Rijksmuseum Amsterdam.
