Pauline Viardot, pianista, compositrice e insegnante
La figura femminile, sempre con immane fatica, cerca di farsi strada fondando i salotti femminili.
In questi ritrovi, un tempo, si discorreva solo di materie letterarie, ma adesso le donne, dialogano di musica e praticano la musica e, soprattutto propongono le loro composizioni. Immanuel Kant fu un importante sostenitore dell’emancipazione femminile. L’educazione della donna doveva essere pari a quella dell’uomo, così come riporta nella sua opera Cos’è l’Illuminismo. Si pensi a quale poteva essere la condizione di una donna sposata, nel 1791; anno della morte di Mozart e periodo di fuoco legato alla Rivoluzione francese. Ella – annunciava la legge del 27 agosto 1791 – contraendo matrimonio faceva parte di un contratto civile. Perciò, nell’ambito coniugale, una donna sarebbe sempre stata in secondo piano. I limiti del vivere in un mondo nel quale si doveva ubbidire al maschio non impedirono a molte di loro di dar prova delle loro capacità, nei più vari contesti.
Con la nascita delRomanticismo, si creano due fiumi di sentimenti, il primo, pervaso dal positivismo e l’altro, dall’irrazionalità. La libertà, il diritto di amare, l’amore per la Patria, l’indipendenza e i nobili ideali, sono i pregi che emanano le donne positive che compongono musica. Un romanticismo malinconico che logora è riscontrabile nelle donne che si muovono in ambito puramente letterario. George Sand, imponente figura di questa epoca, conscia del suo istinto e del suo fascino, visse con spregiudicatezza; sfidò il mondo maschile, comportandosi virilmente, vestendo come l’oppressore. Visse appassionati amori.

E torniamo al 1821, anno in cui si ricordano Costanza Arconati, per la sua attività accanto ai carbonari, di cui fu messaggera, e Pauline Viardot, figlia di Manuel Garcia padre e sorella di Maria Malibran e Manuel Garcia figlio. La Malibran fu la più grande cantate lirica di tutti i tempi, morta a soli 28 anni nel 1836 e inscindibilmente legata a Gioachino Rossini, per il quale fu protagonista di molti suoi titoli, ma espressamente per la sua voce non fu mai composta nessuna opera. A suo tempo si parlerà di questo argomento: molte voci liriche che hanno fatto richiamo, ma in sostanza furono solo interpreti.
A Pauline, a questa fantastica artista, è doveroso rendere un omaggio speciale. Pauline (1821-1910), fu la protagonista dell’Otello di Rossini nel 1839 (stesso anno dell’Oberto conte di san Bonifacio di Verdi. Fu la prima composizione operistica del genio risorgimentale di Giuseppe Verdi, nata dall’incontro con il librettista ferrarese Temistocle Solera https://youtu.be/JUIgKEGySVQ?si=MHFicbiiwppe9trZ ).
Pauline era di colore mezzosopranile: timbro amato da Rossini che scrisse per il suo organo vocale, appunto, il ruolo di Desdemona. Fu inoltre pianista, compositrice e insegnante di quell’arte lirica che lei stessa praticava.
Chi fu lo spagnolo Manuel Garcia padre?
Nato a Siviglia nel 1775-ove morirà, anche lui molto giovane, nel 1832 – fu idolatrato da Rossini che, per lui, scrisse il ruolo principale del conte di Almaviva nel Barbiere di Siviglia: personaggio che lo decreterà come il più celebre tenore del XIX secolo. Egli fondò una celeberrima “scuola di canto”. Da essa trasse le voci più straordinarie e per questo divenne impresario teatrale, occupandosi di piazzare nei teatri più famosi del tempo i suoi allievi. Diede vita a una dinastia di cantanti lirici, riconoscibili dalla preziosa tecnica a loro impartita. Aveva cinquant’anni, nel 1825, quando con la sua collaudata compagnia di stelle delle lirica (alcuni delle quali appartenenti alla famiglia) attraversò l’oceano per esibirsi e farle esibire in Messico e negli Stati Uniti. Il parlare lingue diverse, lo studio del pianoforte e del canto furono linee-vita dell’indirizzo educativo-musicale che i figli e i suoi allievi, ricevettero.
Maria, morta prematuramente per una caduta da cavallo ebbe un successo strepitoso, ma Pauline la surclassò. Era la secondogenita di papà Manuel, nata dalla seconda moglie. Qualche anno prima della morte del padre, Pauline iniziò la formazione musicale. Intanto con la sua voce mezzosopranile, aveva già conquistato l’Europa intera; un astro della lirica!! Come stimata compositrice fu molto apprezzata dai coniugi Clara Wieck e Robert Schumann. https://www.omnismagazine.com/le-eroiche-compositrici-del-xix-secolo/
Nel 1817 Manuel Garcia diviene interprete del capolavoro rossiniano Otello, nel -ricostituito dall’incendio del febbraio 1816 – teatro San Carlo. Pauline Viardot sorella di Maria Malibran, fu protagonista del titolo, come pure Isabella Colbran. Tratta da Shakespeare, la trama dell’Otello, per la realizzazione rossiniana, si avvalse dell’opera librettistica del Marchese Francesco Berio che trasferì a Venezia la vicenda. A 16 anni, Pauline tiene il suo primo concerto e accetta il suggerimento dell’amica George Sand, di sposare Louis Viardot, più anziano di lei di 20 anni. Siamo nel 1840. Papà Manuel, deceduto da otto anni, non ha potuto assistere ai successi della sua Pauline, ma lei è già famosissima per la sua arte drammatica, intellettuale e musicale. Continuando a frequentare la Sand sino al 1841, instaurò un rapporto molto stretto anche con Fryderick Chopin, che durò sino alla morte del compositore nel 1849. Con lui perfezionò la sua arte canoro-interpretativa.
Il repertorio di Pauline
Per il suo affiatamento con Giacomo Meyerbeer, fu protagonista delle sue opere Il Profeta e Gli Ugonotti. L’Alceste e l’Orfeo ed Euridice di Gluck furono riadattate da Hector Berlioz per il suo organo fonatorio. Sei anni dopo la morte di Chopin, per il quale durante le esequie eseguì la Messa K.V.626 di Mozart, acquistò – sempre dello stesso salisburghese – la partitura autografa. Richard Wagner ne era diventato assertore entusiasta. L’estensione vocale di quasi 3 ottave trovava i colori del contralto, del mezzosoprano e del soprano. In aggiunta, era dotata di tale forza drammatica da eseguire i ruoli rossiniani di Tancredi, Otello, Cenerentola, La Gazza ladra e Semiramide, nonché il beethoveniano Fidelio. Norma e Sonnambula di Bellini, Lucia di Lammermoor di Donizetti, Macbeth e Trovatore (impareggiabile Azucena!) facevano parte del repertorio verdiano. E pensare che Berlioz al suo primo ascolto non ne fu entusiasta… poi si dovette ricredere! Nel 1874 (anno fondamentale nella produzione verdiana, perché avviene il completamento della colossale Messa di Requiem, dedicata ad Alessandro Manzoni), Camille Saint- Saens dedica alla Viardot, l’opera lirica Sansone e Dalila. A 53 anni, Pauline vestirà il ruolo protagonistico di Dalila. In maniera più approfondita, troviamo che la Viardot inserì nel proprio repertorio altri ruoli di Donizetti, ma anche di Cimarosa, Flotow e Halevy. Un totale di circa 32 opere, eseguite sempre nei ruoli della protagonista incontrastata, grazie alla duttilità del suo organo vocale, che passava senza riserve da un registro vocale all’altro e ora passa alla storia per la varietà di titoli proposti.
L’opera da camera Cendrillon (Cenerentola) porta la sua firma per libretto e musica. La Viardot la compose a 83 anni. Rappresentata nel 1904, unisce la scuola belcantistica italiana all’ispirazione francese. Sino a questo momento alla Viardot è stato attribuito solo un ringraziamento alla sua professionalità di cantante lirica ma nei quasi novant’anni di vita produsse oltre 300 composizioni. https://youtu.be/lJx4arRGPq0?si=L9HYzKy3oxNXUQf4
La pratica del pianoforte infusale da Franz Listz
le consentì di leggere le opere che avrebbe portato in scena senza uno spartitista al pianoforte. Franz… fu il primo suo amore, non corrisposto. A diciassette anni rifiutò di contrarre matrimonio con il poeta Alfred de Musset. Louis Viardot (1800-1883) la sposò nel 1838, donando al mezzosoprano di origine spagnola il cognome con il quale sarebbe stata ricordata. Lui, divenuto direttore nel 1836 del Theatre des Italiens di Parigi, declinò l’incarico per non osteggiare la carriera dell’amata Pauline. Joaquina Sitchez Briones, la terribile madre di Pauline e seconda moglie di Manuel Garcia, alla morte di Maria Malibran obbligò Pauline a cantare, anche se Pauline amava il pianoforte. Ci sono descrizioni entusiastiche dei suoi insegnanti: Listz, Moscheles, Adam e Saint- Saens, che la seppe definire con queste parole: “padroneggiava vari generi con la sua voce. Era fatta per la tragedia, per il poema epico, per l’oratorio…non era né velluto, né cristallo… era Pauline!” Era quella Pauline che aveva chiesto a Benedetto Marcello un’audizione. Lui, quasi morente, dopo averla ascoltata, la ringraziò per avergli alleviato le atroci sofferenze. E aggiunse che “La Romanina, la Faustina e la Cuzzoni (erano le cantanti più in auge al tempo) non arrivavano alle sue caviglie”. La figlia di Pauline Viardot, Louise Heritte, ricorda di aver tenuto la mano della madre nel trapasso e che l’ultimo suo pensiero corse all’opera che più aveva amato, Norma.
Fiocamente pronunciò quel titolo e addormentandosi, morì serenamente.
Per l’Italia, che visitò negli anni 40 del XIX secolo, scrisse piccoli diari delle sue visite a Milano, Roma e Firenze. Per l’amore che ebbe per l’Italia, per la sua gente, la sua storia e la sua lingua, lascò queste opere:
VWV1051 – catalogato con il titolo: “5 Canti popolari toscani”. Qui si trova la Serenata fiorentina.
VWV1175 – a catalogo 2 componimenti romantici basati sulle rime del Petrarca
VWV 4000 – a catalogo 6 arie del 1700, riarrangiate e rielaborate da arie classiche italiane.
Mirella Golinelli
Nell’immagine in alto: Il Salon di Pauline Viardot come lo presentò il periodico francese L’illustration nel numero del 29 marzo 1853.
