Le eroiche compositrici del XIX secolo
Lasciato il collo di Madame Olympe de Gouges sulla ghigliottina, a vedersi esiliata fu Madame De Stael. Anne Louise, preziosa intrattenitrice in quei ritrovi letterari dove non si discorreva solo di cultura, ma si complottava e si ordivano rivolte, ebbe fine meno inclemente. Il generale Napoleone Bonaparte- divenuto sovrano assoluto in terra francese – si limitò a bandirla dalla nazione. In Italia, la condanna a morte fu decretata per la quarantasettenne Eleonora Pimentel de Fonseca (1752-1799). Anch’ella aveva ben chiaro quali erano i veri bisogni del mondo femminile, inquinato e sempre prevaricato dal concetto, insito nel maschio, di essere il solo a poter o dover decidere. Delle cantonate i cui protagonisti furono gli uomini e di cui ci narra la storia, è meglio non riportare!
Si apre un nuovo secolo, il XIX. Sussiste ancora il problema dell’educazione femminile, ma, lentamente, quel seme piantato durante la Rivoluzione francese sta per dare i suoi piccoli frutti. Davanti a noi, il Tardo-classicismo lascia il passo al Romanticismo. Per meglio far comprendere cosa e in che periodo storico sono collocate le vite delle quattro eroine che nacquero nell’ultimo ventennio di vita di L. v. Beethoven, chiariremo la diversità dell’opera compositiva di Beethoven, Mozart e Haydn, che furono gli esponenti massimi (insieme a C. Ph. E. Bach, C. W. Gluck e Luigi Cherubini) del periodo classico.
Beethoven, inserendo nelle sue partiture grande intensità emotiva, apre la strada al Romanticismo. Mozart (1759-1791) rappresenta i vertici con le sue composizioni- soprattutto a carattere sacro- che, concepite nella stagione rococheggiante (in ambito musicale tra il 1750 e il 1770), sfociano nel classicismo. Lui, come Gluck (1714-1787) con la sua riforma, e Beethoven (1770-1827), furono geni universali. C. Ph. E. Bach (1714-1788), fu l’elemento chiave della transizione dal Barocco allo stile Galante-classico. In breve, il Classicismo (stile che si identifica con la semplicità, l’armonica disposizione delle parti a rigo e la rigorosità) si situa tra il 1760 e il 1830. Il Romanticismo per circa 80 anni, dal 1820 al 1900, vede la ricerca di forme più libere. La Natura, l’Individuo, i forti sentimenti vengono esaltati da linee melodiche intense; pensiamo solo a Wagner (1813-1883).

Il primo capitolo (1800-1820) della storia al femminile delle compositrici vede Louise Farrenc nascere nel 1804 a Parigi e ivi morirvi nel 1875. Jacques Edme Dumont (1761-1844) vinse il Prix de Rome nel 1788. Famoso per le sue opere scultoree di grandi dimensioni e grazie alla precisione della tecnica di intaglio fu tra i più apprezzati miniaturisti del periodo classico. La formazione quinquennale (1788-1793) in Italia gli cedette un importante segno nella sua arte oggi apprezzabile al Louvre. Fu proprio Jacques Edme a incoraggiare la figlia Louise allo studio della musica. Grazie alla famiglia di artisti nella quale nacque, le fu concesso di studiare con i grandi maestri come Ignaz Moscheles, Johann Nepomuk Hummel e Anton Reicha. Louise, studiando con passione sin da piccola e supportata da un benvisto padre, fu la prima delle quattro eroine dei primi vent’anni del XIX secolo. L’enorme talento e una buona dose di caparbietà, con la quale sfidò le convenzioni sempre restrittive del tempo, le permisero di mantenere per ben 30 anni la cattedra di pianoforte al Conservatorio di Parigi. Fu proprio lei a distinguersi come la maggior interprete delle opere di Beethoven, di cui era profonda ammiratrice.
L’ambiente della Sorbona, dove esercitavano i pittori e gli scultori della sua famiglia, le servì per rafforzare il bisogno di libertà e di emancipazione femminile, di cui allora ben poche donne godevano. Pensate che al tempo al Conservatorio di Parigi, non era possibile che le donne si iscrivessero alla classe di composizione! Fu così che a soli 15 anni Louise iniziò lo studio della composizione privatamente con Anton Reicha, allora docente presso il Conservatorio parigino.
Nel 1842 divenne l’unica donna a ricopre un ruolo di docente presso il prestigioso Istituto musicale francese. Sempre aleggiandole intorno il mondo maschile, fu riconosciuta solo dopo il successo del suo Nonetto del 1849. https://youtu.be/IPzg1UakAJk?si=yUeZnLTjiYAyhgzf
Fino a quel momento non ricevette mai un compenso adeguato. Battagliò per la parità salariale, ottenendola. Per oltre 10 anni venne pagata meno della classe maschile praticante musica. Il marito di Louise, Aristide, proveniva dal mondo della musica, ma lo abbandonò per fondare con lei la Casa Editrice Editions Farrenc, per diffondere le opere compositive della moglie. Per lei, infatti, pubblicò l’antologia Le Tresor des Pianistes. La maestria tecnica che scaturiva dalle sue composizioni fu molto apprezzata da Robert Schumann, il quale la elogiò pubblicamente. La composizione dei suoi Etudes fu inserita nei programmi di corso del Conservatorio. La prematura scomparsa della sua unica figlia trentaduenne, nel 1859, fu per Lousie devastante, tanto da farle smettere di comporre. Purtroppo, nonostante il suo valore e il suo successo fossero stati suffragati dalla vincita, per ben 2 volte, del Prix Chartier, tutto di lei fu dimenticato, dopo la morte.
Solo negli ultimi 20 anni del XX secolo, alcune sue composizioni hanno rivisto la luce attraverso registrazioni ed esecuzioni inserite in repertori concertistici.

La seconda eroina in ordine di nascita (1805-1847) è una delle compositrici più talentuose del XIX secolo. Diciamo subito che dovette penare per emergere rispetto al fratello Felix: un genio talmente legato alla sorella Fanny Mendelssohn,che morì solo 6 mesi dopo di lei, per una serie di infarti dovuti proprio alla perdita della sua amata Fanny, che era stata colpita da ictus mentre provava una cantata composta dal fratello. Nonostante il talento in penombra, questa donna dovette sempre accontentarsi dei concerti da lei stessa organizzati, nel salotto della sua abitazione di Berlino. Era una donna. Non poteva esibirsi come professionista; eppure, i suoi concerti domenicali sonntagsmusiken raccoglievano tanto pubblico, poiché erano divenuti il mezzo di diffusione della musiche di Bach e Beethoven. Bisogna solo immaginare la mole compositiva che concepì: 250 lieder,
125 pezzi per pianoforte, lavori da camera e cantate, nonostante le limitazioni e nei soli 41 anni della sua breve vita. Il padre Abraham, che sostenne la formazione culturale e musicale dei due fratelli, fu sempre più incline a Felix. A Fanny, in una lettera scrittale nell’anno della morte di Beethoven (1820) le spiegava che la musica per lei doveva essere solo un completamento culturale e non la base della sua vita. Fu per questo motivo che, indirizzata alle nozze, sposò Hensel, da cui ebbe un solo figlio, Sebastian. Wilhelm, il marito, fu un illustratore delle sue opere, ovvero i 12 brani per pianoforte dedicati ciascuno a un mese dell’anno. Quest’opera così rivoluzionaria e ambiziosa, sgorgata dalla mente di Fanny dopo un viaggio in Italia, s’intitola Das Jahr e contiene anche poesie descrittiviste.
Era difficile essere fiancheggiata dal genio di Felix, che abusò delle composizioni di Fanny facendole proprie e pubblicandole con il proprio nome. Persino il compositore Robert Schumann
considerò quel talento femminile incomparabile, come quello del fratello. Ma gli Italien lieder di Fanny, pubblicati da Felix nei suoi primi volumi, vennero eseguiti senza mai ammettere che erano stati composti dalla sorella. Perché questo affronto a Fanny? Perché – secondo Felix- il pubblico non avrebbe mai notato la differenza!

Louise Bertin (1805-1877) fu forse l’unica donna a veder rappresentate le sue opere all’Opera di Parigi. Non una personalità femminile scontata, bensì una donna straordinaria nel panorama della Francia del 1800. Una vita affascinante, che la portò a diventare una viaggiatrice- fatto normale per il tempo e per qualsiasi musicista – ma non per Louise. Era paralizzata alle gambe, forse per una poliomielite infantile. La sua formazione musicale avvenne con Anthon Reicha. Ebbe amicizie importanti poiché frequentava i salotti letterari e artistici di Parigi. I personaggi più in vista del Romanticismo la sostennero; oltre a Victor Hugo, con il quale compose nel 1836 l’opera La Esmeralda https://youtu.be/9tEP6_VCwyI?si=jDdssUppzoHB2ikt basata su Notre Dame de Paris di cui Hugo, a lei profondamente legato, fu librettista. Questa sua opera fu oggetto delle solite contestazioni politiche poiché la famiglia Bertin sosteneva la monarchia. Così gli oppositori boicottarono la prima rappresentazione, tanto da farne un fiasco. I genitori di Louise risiedevano durante il periodo estivo, nel castello des Roches a Bievres. Fu qui che Louise compose la sua prima opera Guy Mannering, su testo di Walter Scott.

Questi primi venti anni del 1800 si concludono con una figura leggendaria, che dominò su un mondo fatto solo di maschi: Clara Wieck. Oltre ad affrontare le limitazioni “gentilmente concesse” solo alle donne, sopportò anche tragedie familiari, durante la sua lunga carriera di compositrice e concertista a Francoforte, città nella quale insegno alla Hochschule fur Musik. Era diventata intanto la moglie di Robert Schumann e nonostante fosse una famosissima pianista, rimase una compositrice sottovalutata. Diverse sue romanze https://youtu.be/stV0jOSM-64?si=CD8SUQOBu9ZTPtvb
di straordinaria bellezza, furono oscurate dalla fama del marito, morto in un ospedale psichiatrico. Clara è l’ultima eroina classica (1819-1896); benché afflitta, si curò di pubblicare tutte le opere del suo amato Robert, dimenticandosi di chi fosse lei. Ebbe 8 figli, che mantenne insieme alla propria famiglia con i proventi della sua luminosa carriera. Non era mai accaduto che una donna fosse stata in grado di provvedere da sola a tutto. Di sostegno le fu anche l’amicizia con Johannes Brahms. Donna dall’indicibile forza, Clara iniziò da fanciulla a soffrire. Il rapporto con l’esigentissimo padre Friederich Wieck, la martirizzò. La durezza dell’addestramento musicale le impedì di parlare sino all’età di 4 anni, poiché a tre era già una virtuosa. La severità e la precocità degli insegnamenti paterni furono la causa della lotta contro il dolore cronico che la piccola Clara, dovette patire. Non importava nulla al padre, che la costringeva a suonare per ore e ore. Le sue esili braccia sopportarono un tormento insanabile, che spesso la obbligava a cancellare gli impegni artistici. Ma studiò intensamente e suonò con altrettanta passione sempre. Il padre la osteggiò continuamente. Egli fu anche la causa di una battaglia legale che Clara, vinse, sposando a 21 anni Robert Schumann (1810-1856) che si era trasferito a casa Wieck quando Clara aveva appena 11 anni. Amor, omnia vincit!
Mirella Golinelli
Nell’immagine in alto: Moritz von Schwind, La sinfonia, 1852, Monaco, Neue Pinakothek
