Donne compositrici e rinomate cantanti
Terzo appuntamento con il mondo delle compositrici. Dal tardo medioevo alla fine del XVI secolo, quindi, a tutto il periodo rinascimentale, quale fu la condizione della donna esecutrice e praticante la sublime arte compositiva? Sebbene ella fosse diventata musa ispiratrice di imprese intrepide da trasferire sul rigo, la collocazione che le aveva riservato il mondo della cavalleria fu alquanto ridimensionata dalla legge longobarda che aumentò la distanza fra le classi sociali. Così mentre la popolana deve seguire il marito sommessamente nei lavori più umili, alla moglie del nobile spettano compiti più elevati; come quello di ospitare gli amici del suo signore. Da ciò è ben comprensibile che l’arte di fare musica in senso completo, ovvero partendo dall’illuminazione per arrivare al compimento di un brano musicale, era solo a favore di donne ammogliate a buoni partiti o a quelle che nell’isolamento claustrale potevano creare. Nel periodo umanistico, mentre si sviluppavano le arti, la donna, doveva sempre mantenere modi riservati e gentili. Con estrema fatica e quasi in maniera furtiva, inizia a guadagnarsi un gradino nella società. Progressivamente si conquista prima la fiducia del nucleo familiare. Questo miglioramento le permetteva di conservare i beni del suo signore-sposo, il quale rimaneva sempre il padrone di tutto. Alla sua morte però il suo patrimonio andava solo ai suoi fratelli maschi e non alla moglie. È in questa fase storica che la donna riesce a reagirea codesta situazione, cercando di liberarsi dal giogo domestico e matrimoniale. A costo di immani sforzi riesce a crearsi una indipendenza economica, fuori dalla cerchia familiare e matrimoniale.
Ecco le figure femminili che contrattaccarono: Maddalena Casulana, Raffaella Aleotti e le sorelle Caccini, figlie del rinomato Giulio. Queste straordinarie menti iniziarono finalmente a respirare aria di libertà e se ne giovarono tutte le loro composizioni. Immaginate cosa provò la vicentina Casulana, quando il fiammingo Orlando di Lasso (1532-1594), considerato uno dei più importanti esponenti della musica polifonica, decise di dirigere le sue opere. In un mondo dove tutto era maschio,questa compositrice emerse per le sue composizioni: intere raccolte pubblicate. E fu lei stessa a entrare nella storia della musica, per essersi vista mettere alle stampe le 66 composizioni giunte sino a noi. Molte purtroppo andarono perdute. Le scuole fiorentina e veneziana le consentirono di esplorare nuove forme melodiche arricchendole di passaggi di matrice contrappuntistica. Con il suo stile si collocò tra gli uomini. Invero, fu apprezzata artista in ambito internazionale, suffragando con il suo talento organistico e liutistico il tardo Rinascimento e divenendo pure archetipo del periodo Barocco. Trascorse tempo presso la corte medicea, quella bavarese, quella francese e a Vienna. Con Isabetta e Lucietta Pellizzari, musiciste vicentine salariate dal 1582 al 1587 dall’Accademia Olimpica, la Casulana risultò essere retribuita lautamente per le sue composizioni. Pare che il suo ritratto -oggi conservato in Austria – provenisse da Ferrara. E Ferrara e Mantova saranno molto importanti, tra un po’! Dedicando il suo primo libro di madrigali a Isabella de’ Medici, Maddalena descrisse l’universo maschile con queste parole:” Di mostrare al mondo (in questa professione di compositrice) il vanitoso errore degli huomini, di possedere essi soli, doti dell’intelletto e di non credere possibile che ne possano essere dotate anche le donne”. Maddalena Casulana (1544-1590, ma le date non sono certe. Nelle fonti consultate compaiono datazioni diverse sia per la nascita, 1540/41 o 44, sia per la morte, collocata negli anni dal 1590 al 1599. Notizie sulla vita della compositrice si reperiscono sino al 1591.) ebbe forti legami anche con la casata dei Gonzaga di Mantova, per tramite del cardinale Scipione Gonzaga che fu intimo amico e finanziatore di Torquato Tasso, l’illustre scrittore della Gerusalemme Liberata (https://www.omnismagazine.com/la-gerusalemme-tasso-e-monteverdi/ di Mirella Golinelli).
Il Tasso infatti frequentava gli ambienti della corte mantovana, nella quale si eseguiva la musica della Casulana https://youtu.be/DIYjwSZnQIc?si=yTJYjBmrhxG1klsO
Ella fu apprezzata anche da Isabella d’Este, riconosciuta tra le più grandi mecenati del periodo rinascimentale e famosa per la sua collezione d’arte. Insieme, queste due donne rivestirono un ruolo fondamentale nello scenario italiano del Rinascimento.

La musica sacra ebbe un traguardo nella pubblicazione delle opere composte dalla monaca Raffaella Aleotti di Ferrara, figlia dell’architetto Giovan Battista, che dimorava nel convento di san Vito a Ferrara. Pare fossero due sorelle le Aleotti: Vittoria e Raffaella ma, non entriamo in questioni, anche perché essendo Raffaella monaca e priore https://youtu.be/gMjpspjiaNA?si=WjkCY4m9ERIqf68F
non avrebbe potuto vestire abiti scollati, come invece, viene rappresentata in alcune copertine di CD che m sono capitate in mano!

Di grande rilievo fu la produzione di Francesca Caccini, che molto produsse per gli spettacoli di danza. Queste donne lasciarono ricchezze musicali ancora oggi sconosciute. Parimenti agli uomini hanno contribuito alla composizione di pregevoli brani che devono divenire patrimonio di tutti. Per colpa di un cosmo al maschile, questi componimenti non hanno ancora ricevuto dovuti meriti, né le loro compositrici hanno potuto veder considerata la loro produzione. Francesca Caccini (1587-1640), di nascita fiorentina, fu anche soprano e donna di grande cultura. Fu istruita dal celebre padre Giulio, ma venne dimenticata. Giulio faceva parte della Camerata de’ Bardi e Francesca seguendolo apprese il nuovo concetto di opera. Ella suonava anche il liuto e improvvisava al clavicembalo. A vent’anni viene stipendiata dalla corte dei Medici, poiché già da sette anni li intrattiene con la sua arte. Indubbiamente la guadagnata gratificazione crea invidia con i compositori maschi, ai quali tutto è dovuto! Il talento di Francesca si esplica componendo la prima opera La liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina. https://www.youtube.com/live/WumIwtCOs28?si=bsP9D52qdq4zZtsV
Rita Levi Montalcini diceva:” Agli uomini piacciono le donne intelligenti ma… solo da lontano” e aveva ragione!
Le donne sono quindi in grado di decidere per sé stesse. Nel 1633 Francesca perse (per invidie e gelosie) il posto alla Corte e nel 1641 venne dimenticata. Diede grande impulso alla danza, iniziando con l’inserirne parti proprio nella sua opera citata, che divenne forse il primo esempio di opera-balletto. Fuse lo spirito delle Corti, con la musica, la coreografa e il canto. Per i Medici immise negli stessi madrigali stacchi per il canto e la danza che venivano considerati alla stregua degli intermezzi dal carattere vivace. A Corte fu sia compositrice che esecutrice delle sue musiche. Per la sua spregiudicata vitalità, molti compositori maschi si sentirono emarginati. Non sarebbe troppo fantasioso pensare che dal 1641 – quando si smise di parlare di lei e di vedere allestiti i suoi spettacoli nell’ormai decadente corte medicea – qualche geloso e astioso concorrente abbia sottratto i suoi componimenti, affinché Francesca fosse dimenticata.
Ferrara e Mantova ebbero un ruolo importante nella creazione di testi descrittivi della postura del ballerino e di brani musicali atti alla danza e anche Francesca Caccini godette del plauso dei Gonzaga e degli Estensi. Grazie alla mai nominata sorella Settimia, Francesca vide il prodursi di sue opere per la danza, espressione del corpo alla quale era molto legata. Settimia con la sua voce ebbe gloria alla corte dei Gonzaga per oltre un decennio dal 1610 al 1621. In questa corte fu protetta da Ferdinando Gonzaga, dopo che aveva lasciato Firenze nel 1609, insieme al marito Alessandro Ghivizzani.
La didattica della danza
Detto anche Domenichino da Ferrara (ma in alcuni testi antichi sarebbero 2 personaggi ben distinti), Domenico da Piacenza fu presente alla Corte Estense, dal 1456 al 1470. Poi andò a Forlì. Egli fu il primo legislatore dell’arte della danza; infatti, basò le sue coreografie su passi che riprendevano il sistema metrico – musicale. La data di nascita, discordante tra le varie fonti consultate, lo situa tra il 1390 ed il 1400; incerta pure la morte, piazzabile tra il 1470 ed il 1476. Domenico era in grado di disegnare i caratteri dei personaggi, accentuandoli con la sequenza misurata dei passi. Ciò avveniva per il ballo detto della gelosia, della mercanzia.
Le famiglie dei Gonzaga e degli Este, presero attivamente parte alle danze che si tennero durante la celebrazione delle nozze tra Anna Sforza, figlia di Galeazzo Maria duca di Milano e Alfonso I d’Este, figlio primogenito, del duca Ercole I d’Este. Tra il 1479 ed il 1489 Lorenzo Lavagnolo, ballerino di corte dei Gonzaga, fu maestro di Elisabetta e Maddalena, figlie del marchese Federico I Gonzaga, Egli si esibì anche a Ferrara.
Il prete di Correggio inviò ad Isabella d’Este, figlia di Ercole I ed Eleonora d’Aragona andata in sposa nel 1490 a Gianfrancesco Gonzaga, la cronaca del ballo tenutosi per le nozze di Lucrezia Borgia con Alfonso I d’Este, il 2 gennaio 1502. I titoli di alcuni balli particolarmente in voga fino alla prima metà del ‘500, furono: rostiboli gioioso, leoncello, belriguardo, chiaranzana. Secondo Domenico, il passo di piva era usato quando i ballerini erano sotto l’effetto del vino, perché aumentava la velocità e la frenesia del passo. Il Da Piacenza rimane il primo trattatista di letteratura della danza, con la pubblicazione, nel 1416, dell’opera d’ambito umanistico – intellettuale De Arte Saltandi Et Choreas Ducendi. In essa, la teorizzazione dell’arte coreutica è il primo documento dell’età moderna, dove il corpo viene analizzato anatomicamente e scomposto ma, soprattutto correlato alla scrittura musicale ed alle esigenze di spazio, per realizzarne la coreografia. Ancora, secondo il trattatista, il valore della danza, deriva dalla sfera emotiva che pervade il danzatore dotato d’un distinto ed elegante portamento e dalla conoscenza del proprio corpo. Poi il ballo assume connotazioni sia popolari che della “corte”, dove i passi per la nobiltà, si contraddistinguono perché più lenti, aggraziati ed aventi rigida postura, mentre nelle danze della gente comune era permesso saltare. Tutto il Trecento e parte del Quattrocento, furono segnati da pestilenze che fecero nascere la danza dei morti o macabra. Le musiche per la danza del 1200 e 1300 sono conservate al British Museum nel Codice London, compilato in Italia tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo, probabilmente in Umbria. In esso sono contenuti: saltarelli, trotto, lamento di Tristano e Rotta, Manfredina e Rotta della Manfredina. Cantigas De Santa Maria, racchiudono danze popolari di Alfonso X El Sabio (1221-1284) re di Castiglia e imperatore del Sacro Romano Impero. Il Liber Vermell, conservato nell’abbazia di Monserrat in Spagna, comprende Ad Mortem Festinamus danza macabra del XIV secolo, e un importante raccolta si trova anche nei Carmina Burana, rinvenuti in alta Baviera, in un manoscritto benedettino del XIII secolo.
A seguire l’impronta del Da Piacenza che sempre per primo distinse la bassadanza ed il ballo (con i suoi leoncello vecchio, gelosia, belriguardo vecchio e nuovo, tessana, pizzocara e fortunosa), vi furono anche Antonio Cornazzano e Guglielmo Ebreo Pesarese. Dopo di loro nacquero, i professionisti del ballo classico e della danza contemporanea. Solo nel 1651, John Playford, compilò e pubblicò un manuale comprendente oltre 150 balli. Sia Dante nel Paradiso, canto XXIV verso16, sia Boccaccio nel Decamerone, accennarono a la caròla, nella quale giovani ballerini e cantanti si divertivano, essendo riusciti a scampare alla peste.
La fama della Famiglia Caccini raggiunse l’apice con le due sorelle, impegnate entrambe nelle esibizioni nelle Corti italiane. Settimia, valentissimo soprano, eseguiva brani della sorella Francesca e, quest’ultima, con la sua sete di sapere, venne a conoscenza di questi testi, sui quali basò la sua splendida arte compositiva che irrorò il magnifico infinito della danza.
Mirella Golinelli
