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Un “forno di comunità” nonostante tutto

N. 72- Novembre 2022

 

 

Un “forno di comunità” nonostante tutto

Le aree interne del Paese hanno un fascino in grado di attrarre e incantare, ma anche condizioni di vita che fanno fuggire.

Lo sanno bene le popolazioni dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo che hanno visto la distruzione, causata dal terremoto del 2016, sommarsi alla durezza della vita dei territori di periferia; luoghi periferici che da sempre hanno condizioni sociali ed economiche difficili.

Le zone interne costituiscono un tema complesso di carattere politico ed economico, tanto che, prima che il Covid causasse morti e travolgesse le vite di tutti, il ministro per il Sud e la coesione sociale Provenzano si era impegnato, con Fabrizio Barca, ad attuare un piano di “Strategia nazionale delle aree interne”, una serie di iniziative volte a rilanciare e vivacizzare i territori marginali ma importanti per il Paese.

Ne scrive da sempre il poeta Franco Arminio, scrittore, regista e poi ancora “paesologo” che dagli anni ‘90 si occupa dei problemi dei paesi dell’Appennino, dall’osservatorio privilegiato di Bisaccia in Irpinia. Nella sua poesia c’è tutta la bellezza dei luoghi e la solitudine dei borghi. Oggi con la pandemia in corso afferma: “la lezione del Coronavirus è che le aree interne non sono un problema, ma una salvezza’.

È così. Le aree poco urbanizzate hanno dimostrato in questo terribile anno di non essere più un problema, piuttosto la soluzione perché i piccoli ospedali e la medicina territoriale costituiscono ciò che serve per contrastare l’epidemia.

Lo dimostrano anche i dati del contagio. Le popolazioni dei paesi periferici sono quelle che si sono più preservate dal contagio, lì il Covid 19 non si è diffuso con la stessa virulenza ed è stato possibile gestire al meglio gli interventi e mettere in campo servizi più rapidamente e con più l’efficacia che nei centri urbanizzati.

Lo Smart working che il virus ha imposto, ha cambiato il modello di lavoro in tutto il mondo, dimostrando che si può andare a vivere in sicurezza tra le montagne dell’Appennino, invece che continuare a stare a Roma o a Milano, e lavorare comunque con professionalità acquisendo una qualità di vita migliore, recuperando tempo che andava, letteralmente, perso per strada.

Non c’era ancora l’epidemia da Covid 19 quando Ilaria e Raffaele scelgono di lasciare i rispettivi incarichi lavorativi per ri-costruire la vita insieme nelle “aree interne” del Paese. Dove? Non lo sanno ancora. Amano le grandi potenzialità di questi territori, le relazioni umane ancora vere, intense.

Sono giovani ma hanno un bagaglio di professionalità ed esperienza da mettere in gioco.

Ilaria e Raffaele raccontano: “insieme abbiamo deciso di contribuire alla rivitalizzazione di un piccolo borgo dell’Italia interna. Riempiendo il nostro zaino di esperienze legate al mondo dell’economia solidale, della promozione sociale, unite alla poesia dell’artigianato, alle erbe e allo scambio di saperi fatti con le mani”.

Ilaria ha lavorato anche in Belgio e in ambito europeo con ONG che realizzano progetti di integrazione, in particolare per i bambini che rischiano di rimanere esclusi dal contesto sociale.

Raffaele è consulente ambientale, di esperienza ne ha in diversi ambiti, energetico, gestionale, agricolo…

Così nei fine settimana e durante le ferie la coppia parte dal Nord, da dove provengono, alla scoperta dei luoghi di un’Italia che in passato si usava definire “minore” ma che ha grandi potenzialità e tanta bellezza. Dove, anche per ragioni culturali, ogni paese a suo modo è una capitale piena di tesori artistici e naturali, che meritano di essere salvati, vissuti.

Puntano verso l’aspra Calabria, percorrono le campagne pugliesi e salentine finché capitano, quasi per caso, tra i Monti Azzurri delle Marche. È a Loro Piceno (Mc) che in qualche modo “sentono” che nelle campagne scomode e pendenti c’è più biodiversità e decidono di fermarsi lì.

È lì che immaginano di costruire il loro futuro, in modo integrato e rispettoso dell’ambiente, con un’economia circolare. Così prendono in affitto terreni collinari per coltivare il grano e farro e anche l’antica panetteria del borgo. Il forno “di comunità” chiuso da anni che un tempo sfornava il pane e cuoceva le “teglie” di arrosti familiari.

Torna così a nuova vita, grazie ai lavori di restauro realizzati dalla coppia, un luogo di incontri e relazioni, non solo di acquisto.

Il progetto che attivano ha diverse articolazioni e prevede anche il coinvolgimento del tessuto sociale.

In campagna l’intento è recuperare grani antichi, le “popolazioni” di grano che si coltivavano un tempo perché queste, meglio delle moderne varietà, si adattano all’ambiente, al clima. All’iniziativa di recupero di biodiversità partecipa una rete di agricoltori e di ricercatori sparsi in tutto il territorio nazionale.

Al restauro del forno partecipano artigiani locali che conoscono la cottura dei mattoni di terracotta e le modalità di ri- portarlo a funzionare con la temperatura idonea alla cottura.

La famigliola cresce con l’arrivo di Levante a dicembre 2019, il bimbo gioioso che si adatta presto a seguire i lavori e le infornate dal marsupio sulle spalle, ora della mamma, ora del papà.

Le iniziative sono molteplici e complementari l’una all’altra. Ilaria si occuperà dei laboratori didattici per bambini, si realizzano pannelli trasparenti che consentono alle classi scolastiche di vedere dal vivo e in sicurezza fare il pane.

Raffaele, oltre ai lavori in campagna, seleziona le granaglie migliori, quelle più adatte alla panificazione.  Osserva e studia la pasta madre che presto diventa quasi un familiare da non dimenticare mai, tanto che va anche in vacanza con loro. “Come primo passo di questo cammino abbiamo deciso di realizzare una filiera dal grano al pane, che vede creare prodotti da forno scambiati all’interno di una relazione sociale,” raccontano entusiasti dei loro progetti.

Tanti i cantieri che prendono il via con il nome che danno alla attività, “Terra Prospera”, un auspicio, una certezza. Senza chiedere finanziamenti pubblici, senza attivare il Piano di Sviluppo Rurale, i fondi europei che sostengono l’agricoltura, per dimostrare che un modello di economia circolare si può realizzare, che i giovani possono fare attività rispettose della natura, dei luoghi e dell’uomo.

Ma il terremoto del 2016 fa crollare case e sogni. I borghi si spopolano, la gente si trasferisce lungo la costa.

Le macerie sono ancora lì, il silenzio invade i paesi, il tempo si ferma, ancora troppo pochi i cantieri aperti.

Per fortuna non ci sono vittime, solo case inagibili un po’ ovunque.

Ilaria e Lele vengono ospitati in un’altra abitazione, ma non demordono e in breve, se pur con tante difficoltà, rimettono in piedi i loro progetti, adattandoli.

Nel frattempo la maglia delle relazioni solidali si allarga e, sebbene siano del Piemonte lei e di Como lui, anche i marchigiani, gente ombrosa e diffidente in principio, si dimostra poi dal cuore grande e si apre in una rete fatta di affetto solidale, senza riserve.

Poi è arrivata l’epidemia da Covid 19, e di nuovo vengono stravolti i programmi e le tante attività che “Terra Prospera” stava intraprendendo.

Non più bimbi al forno-museo di Loro Piceno, fermi i laboratori e la fattoria didattica.

Solo il pane esce dal forno il mercoledì e la gente si ritrova nella piazzetta sotto l’antico castello di Brunforte per mangiare una crescia al sole e scambiarsi in sicurezza due parole.

Questo è il tempo per progettare il futuro e scrivere nel quadernino delle idee cosa faremo quando potremo tornare alla normalità” affermano con certezza i giovani coniugi, questo è il momento, come dice Raffaele in cui “bisogna avere visione, guardare oltre”.

Intanto curano i dettagli sperimentano, studiano. “Tanto la pandemia passerà”.

“Il quaderno dei sogni e delle idee” esiste davvero e si sta arricchendo di progetti futuri caratterizzati da una bassa impronta ecologica, dall’utilizzo di tecniche agricole rigenerative e intessuta di relazioni che vivacizzano i luoghi e contrastano l’abbandono del territorio bellissimo affacciato sui Monti Sibillini.

Luana Spernanzoni

Foto: Giorgio Tassi

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