Stitichezza cronica e fibromi uterini: c’è relazione?
Da osteopata quale sono mi trovo sempre più spesso a ricevere richieste di aiuto da parte di persone con dolori articolari multipli, forti dolori alla colonna, spesso già super indagati e senza un’apparente causa obiettiva all’esame strumentale.
Questo tipo di pazienti ha generalmente due strade davanti a sé:
pensare che la causa prima dei propri disturbi sia effettivamente lo stress e nel tempo arrendersi all’assunzione di farmaci per il trattamento del dolore, non sempre efficaci,
oppure dare il via ad un pellegrinaggio estenuante di professionisti sanitari o non che, avendo semplicemente un approccio diverso possano vedere la situazione da un altro punto di vista e dare un reale sollievo non farmacologico alla loro situazione.
Questo è il caso di una paziente di 56 anni che ha varcato la soglia del mio studio non più di 3 mesi fa.
Sono abituata, un po’ per il mio modo di essere, un po’ perché lo ritengo corretto, ad accogliere le persone con il sorriso e a facilitare i primi momenti in studio cercando di essere accogliente, ma i suoi occhi erano spenti e avevo la sensazione mentre era seduta davanti a me che avesse ripetuto quella storia ormai un milione di volte.
Aveva già creato nella sua mente un elenco preciso di eventi che sapeva essere importanti, con date e particolari precisi ed ormai imparate a memoria, per il tanto sfogliare e cercare di capire. La sua voce era monotona e raramente il suo sguardo incrociava il mio. Assumeva antidepressivi ormai da anni, ma non era mai stata depressa prima di quei dolori multipli. Nella storia della sua vita comparivano anche numerosi interventi chirurgici per blocchi intestinali e per la rimozione dell’utero due anni prima, a causa di numerosi fibromi.
Improvvisamente una domanda in grado di farla uscire dallo stato di ripetizione automatica e degna di uno sguardo: “Signora, ma secondo lei, come e quando esattamente sono iniziati tutti questi dolori? Qual è il primo dolore che ha avuto?”.
Si ferma a pensare…La conversazione finalmente si accende riusciamo a creare una causalità tra i dolori e gli interventi al colon e la rimozione uterina, scoprendo che i dolori articolari sono iniziati sì in un grande momento di stress, ma dovuto ai frequenti accessi in PS e che prima non aveva mai avuto problemi a gestire lo stress.
Il suo volto si accende, e mi chiede: “Ma secondo lei potrebbe esserci una correlazione quindi tra tutti questi eventi? La comparsa di fibromi all’utero potrebbe dipendere da ciò che è successo prima?”
La risposta in questi casi però non è standard e parte da un milione di variabili che vanno indagate e valutate, da circostanze strutturali e funzionali di base che a volte vengono considerate appena, come l’anatomia inter-apparato, ovvero l’anatomia non del singolo apparato in sé, ma di come questo interagisce con gli altri tessuti circostanti, direttamente ed indirettamente.
Ma cosa ci dicono gli studi medici relativamente a tutto ciò?
È davvero possibile che stitichezza cronica, dolore lombare ed articolare e la comparsa di fibromi uterini siano davvero correlati?
Nella patogenesi della stitichezza spesso troviamo un’incredibile familiarità, è davvero possibile che la velocità di transito intestinale sia genetica?

Secondo questo studio pubblicato nel 2020 si rileva una prevalenza di polimorfismi MTHFR del 38.2% per la variante C677T e 40.3% per A1298C nella popolazione presa in esame, come se non bastasse un altro studio del 2014 riporta le percentuali di incidenza di questa mutazione in Italia come abbastanza comune, 1 persona su 3.

Questa mutazione è in grado(come abbiamo visto insieme nell’articolo di qualche mese fa), come d’altra parte altre tre mutazioni genetiche meno conosciute ma altrettanto comuni, di modificare completamente l’anatomia degli organi interni per come ci viene fatta studiare sui libri.
Capace di dare il via, una volta che il /i geni si sono attivati, ad un insieme di conseguenze metaboliche che (come diceva nel 1880 il Professor De Gresti, primo a pubblicare uno studio su questa tipologia di persone) tendono a creare nel soggetto bambino o adulto che sia una reazione di AUTOINTOSSICAZIONE.
L’intestino di queste persone risulta all’esame obiettivo radiografico ben diverso da quello conosciuto sui banchi di scuola e questo dà origine a conseguenze. A voi le immagini

Questo è il classico RX addome, dove come da libro di anatomia, il colon (nell’immagine, nastro grigio scuro) parte da metà dell’ala iliaca,
sale fino a toccare il fegato (sotto le coste a dx) e attraversa l’addome rimanendo in alto, a circondare completamente il tenue (che riempie tutta la parte centrale) e come fosse una culla per lo stomaco (che lambisce sul suo lato sinistro), per poi scendere in fossa iliaca sinistra e creare sigma e retto (come nel disegno dove, F =fegato, S=stomaco, C=colon).



Nella popolazione portatrice di questa mutazione, si assiste ad una difficile tenuta del tessuto connettivo che normalmente sorregge gli organi interni con una conseguente caduta degli organi interni (detta, in “medichese”, enteroptosi) verso la piccola pelvi e lo schiacciamento di vescica, utero/prostata ed ovaie.
Primo sintomo di tutto questo, visto l’attacco anatomico dell’intestino sulla colonna lombare, è una trazione anteriore della colonna che genera spesso iperlordosi nei ragazzini e successivamente discopatie e dolore che non dipendono direttamente dalla patologia discale (almeno all’inizio), ma che aumentano in modo proporzionale alla pienezza dell’intestino e alla posizione eretta.
In secondo luogo, si ha, d’altra parte, una stipsi sempre più difficile da risolvere, perché il colon, spesso schiacciato a destra dal peso del fegato e con una curva che a sinistra diventa molto più che stretta, farà molta più fatica a permettere lo scorrimento del bolo fecale e le feci, statiche e disidratate tenderanno ad infiammare la mucosa del colon determinando quella che ormai è sempre più conosciuta come permeabilità intestinale e prima causa di:
aumento del colesterolo
maggiore probabilità di sviluppare placche aterosclerotiche
ansia
dermatiti
Il peso delle feci però determinerà poi un’importante schiacciamento degli organi pelvici.
Ma come reagiscono le cellule dell’utero all’infiammazione dovuta alla pressione del colon?
Secondo uno studio, pubblicato nel 2021 dall’Università di Oxford, dal titolo “Ruolo dell’infiammazione nelle patologie ginecologiche”, emerge in modo lampante come l’infiammazione abbia un ruolo cruciale nello sviluppo di situazioni spiacevoli (riporto in foto)

Spesso il corpo parla attraverso segnali che, presi singolarmente, sembrano scollegati, ma che insieme possono raccontare una storia più ampia. Per questo è importante non fermarsi al solo sintomo, ma provare a leggere la persona nella sua interezza.
Il nostro organismo non funziona a compartimenti separati: intestino, postura, muscoli, organi interni, stress e sistema nervoso sono in continuo dialogo tra loro. Quando questo equilibrio si altera, possono comparire disturbi apparentemente lontani tra loro, come mal di schiena, tensioni articolari, problemi intestinali e sensazione di gonfiore o peso. In questi casi, ascoltare con attenzione la storia del paziente e osservare come i vari distretti si influenzano a vicenda può fare davvero la differenza.
Non esiste una spiegazione unica valida per tutti, ma esiste certamente la necessità di guardare oltre il singolo dolore. Ed è proprio qui che un approccio globale, attento e personalizzato può aiutare a capire meglio il problema e, in molti casi, a trovare una strada più efficace per stare meglio.
Elisa Stevanella
osteopata
