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San Giuseppe si racconta

N. 72- Novembre 2022

 

 

San Giuseppe si racconta

San Giuseppe: di lui i Vangeli contengono poche annotazioni e nessun discorso; eppure è stato un personaggio fondamentale nel mistero della salvezza dell’umanità. E’ stato soprattutto un padre: padre amato, lavoratore; padre nella tenerezza, nell’obbedienza, nell’accoglienza, nell’ombra; un padre dal coraggio creativo. Così Papa Francesco lo ha delineato nella lettera apostolica “Patris Corde”.

Proprio per comprende pienamente il valore di questo santo – uomo del sogno – Iride Conficoni lo ha “interpellato” e ha messo le sue risposte in poesia; i versi non sono legati dalla rima e sono raggruppati in strofe di varia lunghezza.

Lo ha fatto nel libro “Giuseppe tra sogno e realtà”, una novantina di pagine, arricchito di riproduzione di dipinti raffiguranti lo Sposo della Vergine, il patrono della Chiesa universale; l’opera è stata appena pubblicato dalle reggiane Edizioni San Lorenzo.

Armando Violi, statua di San Giuseppe. Reggio Emilia, Basilica della Ghiara

Il racconto di Giuseppe si snoda dal suo primo incontro alla fontana con Maria che recava l’anfora sul capo fino al commiato accanto alla Vergine e al Figlio.

Un racconto che, frutto di attente riflessioni in particolare sui testi di don Tonino Bello, viene supportato da puntuali riferimenti a quanto gli evangelisti hanno scritto.

La narrazione si snoda lungo tappe salienti – dallo sposalizio alla nascita del Salvatore a Betlemme, dalla fuga in Egitto alla fanciullezza di Gesù – in cui Giuseppe figura sempre presente, ma nell’ombra, in silenzio e con discrezione.

Emblematica la riposta che Giuseppe fornisce all’autrice all’inizio del racconto: “Capisco molto bene la fatica / di chi è chiamato a diventare padre / ai vostri giorni colmi di contrasti / di sogni di grandezza, di ambizioni / ma forse non comprende l’importanza /del vivere nascosto e del servizio / che sa evitare ogni protagonismo / all’andare all’essenza delle cose”.

A proposito della vita della Santa Famiglia a Nazaret, così si esprime Giuseppe: “… addestravo il figlio dell’Altissimo /cui facevo da padre sulla terra,/ nel mio lavoro d’umile artigiano /fatto d’amore e trucioli di legno /… e nel mio cuore sentivo quel fanciullo / crescere in grazia , santità e sapienza”, verso quest’ultimo che richiama Luca , 2, 51-52.

Iride Conficoni – nota grafologa, docente e autrice di fondamentali testi sulla materia – ha già edito due libri -riflessioni su Maria; ora ha voluto cimentarsi con Giuseppe, figura, scrive nell’introduzione, “che è stata per me motivo di attrazione in particolare in questo momento in cui si parla di crisi, di assenza del padre o si avverte comunque l’esigenza di trovare un suo preciso ruolo accanto ai figli”.

Un antico inno liturgico recita “Te Ioseph, celebrent”; certamente questo prezioso libro lo celebra con la sensibilità, la fede, la delicatezza e la poesia di una donna, sposa e madre, che ben sa coniugare Vangelo e fantasia.

Questa pubblicazione potrebbe anche diventare – in questo anno dedicato da Bergoglio al santo patriarca – un invito ad effettuare una ricognizione della diffusione in ogni diocesi della devozione a San Giuseppe, nonché dei dipinti, delle statue e delle stampe che lo rappresentano.

Giuseppe Adriano Rossi

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