Romagna ballerina, e non solo liscio
Se fino a qualche settimana fa mi avessero chiesto se conoscevo il “bergamasco”, probabilmente avrei risposto che “no, non sono mai stato in zona, ne ho sentito però parlare, molto bello, prima o poi faccio un giro”. Beh, niente di tutto questo! Prima di tutto perché nessuno mi ha mai rivolto la domanda. Poi, secondariamente, ed esaustivamente, il termine è uscito durante una gradevole serata in casa di parenti e amici, alcuni dei quali esperti di musica e balli. Di balli popolari, nella fattispecie. E dunque, udite udite, il Bergamasco è un ballo popolare tradizionale (si scrive con l’iniziale maiuscola, mi dicono, come per tutti i balli).

Mentore di tale espressione di danza, così come di molte altre che nella serata di cui sopra sono entrate nei dialoghi, Sonia Marangoni, vicentina di nascita, ravennate di adozione per lavoro. Insegnante di scuola primaria, laureata in Discipline dell’Arte della Musica e dello Spettacolo all’Università di Bologna. Dalla sua tesi di laurea, sul ballo e la musica di tradizione popolare nella città di Vicenza, è stato tratto il libro La trappola del diavolo. Autrice poi, per passione, del libro Taca Trabadël, l’oggetto di queste note. Una miniera di notizie sui balli popolari romagnoli. Cioè, … non solo liscio! Una ricerca a largo raggio su musiche e balli popolari, tra … famiglia, musica, balli e polli … come si legge in copertina, perché le radici di tale folklore risiedono in una cultura popolare, quella campagnola verace ormai di tanti anni fa. Quindi, più che un folklore, un’espressione culturale recuperata quasi in extremis (una specie di estrema unzione, se il termine è consentito in via eccezionale) perché era lì lì per tirare le cuoia quando i due talent-scout del revival, Irene Rusticali e Roberto Bucci, appassionato violinista (è lui Trabadël, soprannome di famiglia secondo nota e storica tradizione “anagrafica” romagnola), hanno raccolto il materiale convogliato nel libro di Sonia. Hanno messo con passione e impegno, come si suol dire, i “cani a mollo” per dare un futuro a tante espressioni di ballo che stavano entrando nel dimenticatoio. Le cause: tempo che passa, mancato tramandamento e cambiamenti sociali con relativa modifica dei gusti del pubblico.

Ballerini in una tela dell’antica stamperia Pascucci di Gambettola (FC)
Il ballo, dalle radici storiche del genere umano, è una delle espressioni più istintive (la più istintiva?) per manifestare la gioia, celebrare una vittoria, o come rito propiziatorio per determinate imprese o determinati momenti sociali. Il talent-scout “recuperatore” Roberto Bucci, presto accompagnato dalla sua compagna Irene Rusticali, poi sua moglie, ha girovagato a corto e lungo raggio partendo dalla Romagna faentina, sua terra, con lo spirito del rabdomante per sondare, scoprire, ritrovare i tasselli dispersi di un patrimonio musicale unico e meraviglioso. E così, hanno ripreso tono e colore balli antichi, di coppia ma staccati, a schiera, in cerchio, che si ballano nei luoghi tipici dell’allegro ritrovo popolare, dai circoli dei dopolavoro, alle sagre di paese, alle feste delle parrocchie. In un certo senso, un nuovo fenomeno sociale che ha contagiato anche altri appassionati, seppur pochi ma sinceri e tenaci “recuperatori”, che hanno spinto con trasporto e calore le ricerche su territori limitrofi alla pianura faentina, fin sui poggi dell’Appennino, andando alle radici di un territorio.

Momento di Bergamasco faentino
Il libro dunque si dipana in una lunga ricerca dalla quale escono gli accostamenti fra località e balli maggiormente rimasti in memoria (per esempio il Russiano a Santa Sofia e a Predappio, il Saltarello a Castel del Rio, la Quadriglia ad Alfonsine, e via … suonando e ballando da una località a un’altra). Serate e giorni di festa a chiedere, guardare, annotare, socializzare quanto di vecchio-nuovo c’era da scoprire e da riproporre andando alle radici. E Sonia, pagina dopo pagina, ha intervistato gli “intervistatori” mettendo insieme questo interessante libro di cultura popolare che l’editore di Faenza “Tempo al Libro” ha poi messo in vetrina. Ah, già, il titolo! Quando una volta si ballava sulle aie contadine, l’input tradizionale per i suonatori era “taca banda”. E così in sintonia con l’ambiente geografico e umano, in omaggio al ricercatore principale, appunto il “nostro” Bucci Trabadël, il libro, adeguandosi a usi e costumi di una volta, si chiama “Taca Trabadël”. Ovviamente tra famiglia, musica, balli e polli, perché … non solo liscio!
Roberto Aguzzoni
