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Ravenna: una chiesetta restaurata con il crowdfunding

N. 59 - Ottobre 2021

 

Ravenna: una chiesetta restaurata con il crowdfunding

Dopo due anni di lavori, a Ravenna è stata riaperta al pubblico, nel rispetto delle misure anti Covid, la chiesetta della Madonna di Pompei, meglio conosciuta come Chiesetta di Ponte delle Assi. Un piccolo edificio di culto, seminascosto da uno svincolo stradale, apparentemente dimenticato, quasi invisibile nel panorama urbano della prima periferia. In uno stato di abbandono che faceva male a chi l’aveva visto e frequentato nei giorni in cui era nel vivo della sua funzione. Più di mezzo secolo fa, la chiesetta del Ponte Assi di via Ravegnana era ancora un piccolo luogo di culto in mezzo alla campagna, al bordo della via Ravegnana (la via che unisce Ravenna e Forlì) quasi a fianco della cosiddetta “Punta Galletta”, il punto in cui i fiumi Ronco e Montone, che causavano rovinose esondazioni, vennero fatti confluire dal Cardinale Giulio Alberoni, nei primi decenni del ‘700, per formare i Fiumi Uniti. Il nuovo corso d’acqua, nel tempo e dopo altri vari importanti lavori, venne portato a sfociare in mare, com’è tuttora. La periferia della città era a poche centinaia di metri, ma la chiesetta, facente parte della parrocchia cittadina di San Rocco, ne era piuttosto staccata. Staccata, ma frequentata. Si celebrava regolarmente messa, così come matrimoni e altre cerimonie religiose.

A pochi passi dalla chiesetta, più di mezzo secolo fa (ricordi degli anni verdi), c’era la fermata della SITA, il servizio di pullman che univa Ravenna e Forlì. In origine, la chiesetta faceva parte della residenza di campagna delle Suore Tavelle, dedicata al loro patrono San Giuseppe. L’oratorio, antico di trecento anni (l’interno è in tardo stile barocco), venne costruito nel 1766 per volontà del cardinale Francesco Gaetano Fantuzzi (1708-1778), e restò in funzione fino al 1994, anno della chiusura. Chiusura che molti cittadini, residenti e non nella zona, che nel passato avevano frequentato la chiesetta per celebrazioni di eventi religiosi familiari, hanno cercato di ridiscutere, interessandosi per sollecitare restauro e riapertura dell’edificio. E’ pertanto giunta in Comune una petizione sottoscritta da circa duemila persone, con la quale si chiedeva l’intervento del Comune, insieme a quello della Curia, che è proprietaria. Appello raccolto dall’assessore Cameliani, che ha preso contatti con l’Arcidiocesi, disposta a finanziare il progetto già redatto dall’architetto Paolo Focaccia nel 2014, ma impossibilitata a investire risorse economiche nel restauro materiale. Piccolo “miracolo”, il restauro è stato reso possibile grazie alla generosità di cittadini e imprese. Il crowdfunding, promosso dall’assessore Cameliani tra le imprese edili e del restauro del territorio e da aziende e studi professionali, ha permesso l’acquisto dei materiali attraverso donazioni in denaro. Il valore dei lavori durati circa due anni é di circa 200 mila euro. Il restauro effettuato è di tipo conservativo, cioè con il mantenimento delle tracce del tempo. Nel corso dell’inaugurazione è stata presentata la pubblicazione “Madonna del Rosario di Pompei, l’oratorio ritrovato” a cura degli architetti Paolo Focaccia e Luca Galassi, contenente gli interventi dei protagonisti, la spiegazione del tipo e delle modalità di restauro, le origini e la storia dell’oratorio affrontate in modo puntuale e approfondito. Ora intitolata alla Madonna di Pompei, dalla Parrocchia di San Rocco la chiesetta è passata alla vicina Parrocchia di San Paolo, tornando a rivivere la propria storia e mostrare la propria identità in un racconto attuale che ha il coinvolgente sapore di una storia ravennate d’altri tempi.

Roberto Aguzzoni

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