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Quattro secoli di grafica giapponese

N. 107- Gennaio 2026

 

 

 

 

Quattro secoli di grafica giapponese

Il Sol Levante illumina l’inverno bolognese con “Graphic Japan. Da Hokusai al Manga”, una grande mostra che racconta visivamente le tappe fondamentali dello sviluppo della grafica giapponese dal periodo Edo (1603-1868) ai nostri giorni.

Il progetto è un’idea di MondoMostre, realizzato in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna.

“L’ultimo decennio -scrive la curatrice Rossella Menegazzo -sembra aver decretato un nuovo ‘giapponismo’ in Europa e forse, più ampiamente, nel mondo. Una nuova ondata che non si sostituisce a quella di fine Ottocento-inizio Novecento – che portò in Europa stampe policrome, paraventi, ventagli e kimono, ceramiche e lacche, trasformando la vita quotidiana e lo sguardo di nuovi appassionati amatori e professionisti dell’arte – ma che sembra invece essere l’eco di quel colorismo e dell’altrettanto potente impatto avuto in epoca contemporanea, a partire dagli anni Settanta, dai film di animazione giapponese mandati in onda quotidianamente dalle emittenti televisive italiane, europee e straniere più in generale”.



The 200th Anniversary of Sharaku 1794-1994,  AD, D: Hayakawa, Yoshio, The Mainichi Newspapers Co., Ltd., 1994, DNP Foundation for Cultural Promotion

La mostra, che si avvale del patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Consolato Generale del Giappone di Milano e della Fondazione Italia Giappone si pone in continuità rispetto ai rapporti tra Italia e Giappone approfonditi nel contesto dell’Expo di Osaka 2025, concluso il 13 ottobre 2025 e di cui Rossella Menegazzo è stata Responsabile Cultura del Commissariato generale di sezione per la partecipazione italiana. Come sua simbolica prosecuzione in Italia, il progetto espositivo ne prende il testimone: Graphic Japan estende a Bologna il focus sulla cultura giapponese fino a lunedì 6 aprile 2026, con un approfondimento sulla grafica e le arti visive.

Dal periodo Edo alla contemporaneità

Per comprendere gli esiti più recenti della grafica giapponese occorre guardare alle innovazioni introdotte dalle stampe ukiyoe, tra il XVII e il XIX secolo (periodo Edo), attraverso le quali si afferma una nuova visione estetica, legata alla rappresentazione dei piaceri del vivere quotidiano, delle mode, della natura e degli animali. Accanto ai temi naturalistici, espressi da Utagawa Hiroshige e Katsushika Hokusai, gli artisti dedicano grande attenzione alla figura umana e alla vita quotidiana, come nelle raffinate immagini femminili di Kitagawa Utamaro e Kitagawa Tsukimaro; o nei celebri ritratti di attori del teatro kabuki realizzati da artisti come Utagawa Kunisada, Utagawa Kunimasa e Toshūsai Sharaku.

Con la fine del periodo Edo e l’inizio dell’era Meiji (1868–1912) – che storicamente corrisponde alla caduta del sistema feudale e alla presa di potere da parte dell’imperatore – si assiste a un cambiamento radicale nella produzione artistica e grafica giapponese, anche su impulso dei modelli europei importati. In un contesto di generale rinnovamento scientifico, industriale ed espressivo, anche l’arte dell’illustrazione (zuan) si trasforma in grafica al servizio dell’industria, mentre l’artista diventa zuanka, ovvero designer.


Nihon Buyo, AD, D: Yokoo, Tadanori, UCLA Asian Performing Arts Institute, 1981, Offset, DNP Foundation for Cultural Promotion

Con il XX secolo la grafica giapponese contemporanea si rinnova con audacia, in termini tecnici ed espressivi. Dagli anni Cinquanta, mentre vengono importati dagli Stati Uniti materiali e colori, si afferma una nuova identità visiva attraverso l’opera del maestro Kamekura Yūsaku (1915–1997), considerato il padre della grafica giapponese e primo graphic designer moderno. La sua opera fu esposta nella grande mostra del 1955 Graphic ’55, dove per la prima volta venivano esposti poster stampati in offset, oltre ai disegni preparatori realizzati a mano.

Insieme a Kamekura, si forma una nuova generazione di graphic designer: Kōno Takashi, Ōhashi Tadashi, Yamashiro Ryūichi, ai quali seguono altri nomi importanti — Nagai Kazumasa, Tanaka Ikkō, Matsunaga Shin, Yokoo Tadanori – che attraverso l’interpretazione della cultura giapponese e della sua tradizione pittorica (soprattutto Rinpa e ukiyoe) danno forma a una grafica moderna e innovativa. I loro manifesti esprimono la continuità di temi e sensibilità antiche, reinterpretati attraverso i mezzi della comunicazione visiva contemporanea legati alle trasformazioni tecnologiche.


Kazumasa Nagai Poster Exhibition, AD, D: Nagai, Kazumasa, Himeji City Museum of Art, 2017, Offset, DNP Foundation for Cultural Promo

Negli anni Settanta e Ottanta, l’evoluzione del linguaggio grafico è influenzata dalla fotografia prima e dal computer poi. Gli artisti sono interessati alle nuove tecniche di stampa digitale, che permettono di ottenere effetti innovativi, come rilievi, opacità, immagini completamente costruite, pur mantenendo fede alla tradizione, nella scelta di colori, luce, forme e soggetti.

Il percorso espositivo si articola in quattro grandi sezioni tematiche: Motivi di Natura, Volti e Maschere, Calligrafia e tipografia e Giapponismo contemporaneo con oltre 250 opere stampate in silografia, libri, album, manifesti e mascherine per tessuti (katagami), oltre a oggetti d’alto artigianato, offrendo una narrazione stratificata dell’evoluzione della grafica giapponese che incrocia le arti, dalla calligrafia alla tipografia, dal disegno al design, dalle arti applicate ai prodotti di alto artigianato fino alla moda, al cinema, al teatro e al fumetto.

Alcuni graphic designer giapponesi hanno collaborato con registi, studi di animazione, editori e stilisti, generando un’estetica comune che attraversa generi e formati. Esempi sono Tanaka Ikkō la cui grafica ha caratterizzato una linea di abiti e accessori di Issey Miyake, e la serie di poster dedicati da decine di designer alla figura di Sharaku, maestro ukiyoe specializzato nei ritratti di attori kabuki.

Le opere esposte mostrano come la cultura giapponese abbia saputo integrare le proprie radici in un linguaggio globale, riconoscibile e insieme adattabile e quanto abbia saputo influenzare la grafica e la cartellonistica italiana di inizio Novecento di Leopoldo Metlicovitz, Marcello Dudovich e altri, in un momento in cui gli scambi artistici e le influenze estetiche tra i due paesi fiorivano grazie alle esposizioni internazionali.

Le opere in prestito provengono da importanti istituzioni italiane e giapponesi pubbliche e private, tra cui Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova, Museo d’Arte Orientale di Venezia, Biblioteche civiche e nazionali e da collezioni giapponesi, tra cui Dai Nippon Foundation for Cultural Promotion e Adachi Foundation. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Moebius.

Per saperne di più, ww.graphicjapanbologna.it

Foto in alto: The 200th Anniversary of Sharaku 1794-1994, AD, D: Kojima, Ryohei, The Mainichi Newspapers Co., Ltd., 1994, DNP Foundation for Cultural Promotion (particolare)

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