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Passo Mendola, in vacanza con Sissi

N. 72- Novembre 2022

 

 

Passo Mendola, in vacanza con Sissi

A molti il nome “passo Mendola” – o Mendelpass, in lingua tedesca – potrebbe dire poco. Non rientra, oggi, tra le mete più rinomate del Trentino-Alto Adige (o Sud Tirolo, per non urtare qualche sensibilità). Eppure la principessa Sissi, la celebre consorte di Cecco Beppe, ci passò diverse vacanze. C’erano anche delle terme, una volta, avviate dai nobili conti Thun, onnipresenti in passato in questa parte del mondo. E ancora si può vedere la forma che doveva avere il Grand Hotel Penegal, costruito a fine ‘800 ma oggi divenuto una multiproprietà. Le cronache di un secolo fa rammentano che, oltre alla coppia imperiale asburgica, ci passarono Gandhi e altre celebrità, financo un premio Nobel. Di quel passato glorioso, in parte cancellato dalla Prima guerra mondiale e dai successivi mutamenti turistici e di costume, oggi resta poco. Qualche casa o albergo dalle forme di fine ‘800 o inizi ‘900. Qualche struttura bisognosa di restauri, come l’ex hotel Golf.

L’università Cattolica di Milano si è fatta carico di qualche struttura del passo, mobilitando anche imprenditori dalle radici cattoliche, saldamente presenti nel Trentino di De Gasperi. Queste vicende devono anche aver suscitato qualche gelosia e competizione sudtirolese, ma non sono bastate a riportare il Mendola agli antichi fasti. Cionondimeno questo passo alpino, che supera i 1300 metri, tra la Val di Non e Bolzano, dalla quale dista appena 30 chilometri, ha soprese da rivelare e molto da offrire a chi cerchi una montagna meno simile alla riviera romagnola, come rischiano d’essere oramai le più note Val Badia o Val di Fassa.

Qualcuno ci crede, come due giovani dallo spirito imprenditoriale, Franco e Cristian, provenienti l’uno da Riva del Garda, l’altro dalle parti di Bolzano. In piena pandemia hanno preso in mano la conduzione del Mendel Stube, una struttura recettiva e di ristorazione a pochi metri dall’impianto di risalita del Monte Roen, una delle cime – assieme al Penegal – che domina la zona. Scoperti per caso, tramite la “rete”, da una non più giovane coppia bolognese, assicurano accoglienza, simpatia, aiuto, cultura e consigli affidabili e appassionati su tutto quello che c’è da scoprire – e non è poco – da queste parti. Tuttavia anche Franco e Cristian, come buona parte dell’Italia che lavora e fa imprese, han dovuto fare i conti con la mancanza di personale disponibile a lavorare. Così, oltre a ingegnarsi a fare di tutto, si ritrovano anche a dover ridurre qualcosa dell’offerta di servizi e menù che vorrebbero assicurare.

Tutto ciò non ostacola la scoperta della zona, dove si possono apprezzare passeggiate, una straordinaria ciclovia (il passo – impegnativo per ciclisti – è stato più volte tappa del Giro d’Italia), la funicolare che parte da Caldaro, e naturalmente cime, laghi e cascate. In mezz’ora si può arrivare al lago Santa Cristina, attraversando chilometri e chilometri delle celebri mele trentine, e lì cimentarsi con le canoe nei canyon del torrente Novella. E non va scordato il non lontano celebre santuario di san Romedio, con la sua straordinaria forra e la sua storia. Da non molti anni, proprio all’inizio del sentiero più significativo per andare a San Romedio, c’è un interessantissimo Museo della civiltà retica. I Reti erano il popolo coevo dei romani che viveva in gran parte in quello che è oggi il Trentino. Anche questa meta merita, per ciò che racconta e per la cura con la quale è stata organizzata.

Insomma, c’è del bello da queste parti. Sissi del resto, nonostante la sua nota infelicità, aveva buon fiuto per la bellezza.

Egisto Tedeschi

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