Now Reading
Natura e cultura sulla Via verde dei Trabocchi

N. 110 - Aprile 2026

 

 

 

 

Natura e cultura sulla Via verde dei Trabocchi

Mentre l’uomo costruisce razzi sempre più potenti e veloci per tornare sulla luna, un angolo d’Abruzzo rallenta e sostituisce quello che per anni è stato il mezzo di trasporto più rapido, il treno, con la bicicletta e il caval di san Francesco.


Ortona, la Via verde dei Trabocchi visto dal Castello Aragonese

Tra le città di Ortona e di Vasto, in provincia di Chieti, è stata infatti realizzata una pista ciclopedonale lungo il percorso della vecchia ferrovia adriatica. Il nuovo tracciato della linea ferroviaria è stato spostato verso l’interno e per evitare che il vecchio percorso fosse abbandonato alla futura memoria degli archeologi, è stata scelta una alternativa sostenibile, realizzando la “Via verde dei Trabocchi”.

La massicciata lungo la linea di costa che tra il 1863 e il 2005 ha retto il passaggio delle pesanti locomotive e l’urto delle onde del mare Adriatico, oggi sorregge il peso più lieve delle bici e dei pedoni lungo un percorso di 42 chilometri che si snoda tra il mare Adriatico ad est e uliveti e vigneti ad ovest. Il tutto in un territorio ricco di bellezze di cui riempirsi gli occhi e l’animo in un andamento lento.


Ortona, Castello aragonese

Fossacesia l’imponente mole dell’abbazia di San Giovanni in Venere

Il percorso consente deviazioni per vedere il possente castello aragonese ad Ortona oppure l’imponente abbazia benedettina di San Giovanni in Venere a Fossacesia. Una visita merita anche il grande faro di Punta Penna, che con i suoi settanta metri è il secondo faro più alto d’Italia dopo la Lanterna di Genova e uno dei fari tradizionali più alti al mondo.

Non mancano le bellezze naturalistiche. A partire da Ortona, in successione si trovano quattro riserve naturali regionali: Punta dell’Acquabella, la lecceta di Torino di Sangro, tra i pochi boschi litoranei sfuggiti alla speculazione edilizia sulle coste del mare Adriatico, il Fosso delle Farfalle e la rinomata riserva di Punta Aderci, con uno degli scorci più belli sull’Adriatico.

Il percorso si snoda in un tratto caratteristico del litorale abruzzese, la costa dei Trabocchi, antiche macchine da pesca descritte anche dal poeta icona dell’Abruzzo, Gabriele D’Annunzio, che definì il trabocco come “una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simile a un ragno colossale”.


un trabocco visto dalla vecchia massicciata della ferrovia adriatica

Si tratta di strutture da pesca realizzate con pali piantati nel mare che sorreggono piattaforme in legno dotate di reti per catturare il pesce. La loro origine viene fatta risalire addirittura ai Fenici. Notizie certe appaiono attorno al XVII secolo. In genere venivano realizzate da povera gente che non poteva permettersi una barca per pescare e anche da contadini che cercavano nel mare una integrazione alimentare.

Lunga la Via Verde è possibile incontrare una trentina di trabocchi, molti dei quali oggi sono stati riconvertiti in ristoranti dove è possibile mangiare le specialità abruzzesi di mare.

Il valore aggiunto della Via verde dei Trabocchi sta proprio nella combinazione tra le tradizioni e il gusto del bello, in un percorso lento che favorisce la riflessione e consente di riconciliarsi con se stessi e l’ambiente.

Federico Di Palma

Via del Battirame, 6/3a · 40138 Bologna - Italy
Tel +39 051 531800
E-mail: redazione@omnismagazine.com
Reg. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

Editore: Mediatica Web - BO

Scroll To Top