Munch. Il “grido interiore” sempre risuona
Cosa attrae così tanti visitatori alla mostra romana di Edvard Munch? Perché così tanta affluenza?
D’accordo, in contemporanea si tiene il Giubileo 2025; poi la morte di Papa Bergoglio, oltre al dolore, ha portato nella capitale migliaia di fedeli che ne approfittano per visitare le tante esposizioni che la città propone. Poi ancora l’elezione al Soglio pontificio di Leone XIV. Oltre alla confusione e ai troppi turisti, Roma ha tanti cantieri del PNNR ma è sempre bellissima e caotica.
Ma c’è dell’altro.

In occasione dell’ottantesimo anniversario dalla morte, l’esposizione narra tuttol’universo di Edvard Munch (1863-1944), il suo percorso umano e la sua produzione artistica. (“Munch. Il grido interiore”, a Palazzo Bonaparte Piazza Venezia, 5, fino al 2 giugno 2025. Info su https://www.arthemisia.it/it/mostra-munch-roma/).

Più di cento opere parlano e descrivono l’artista. Dai primi tentativi, fino al termine della vita.

Sono tanti i simboli che lo rappresentano, ognuno carico di significati e di perché. È dunque importante, ha valore, un significato che si connette con tutta l’opera. Tutto quello che c’è nel quadro ha un senso, niente è lì per caso.
A fianco di ogni opera c’è la spiegazione molto chiara, non banale, efficace. Si deduce così l’evoluzione della mente di Munch e l’angoscia che l’ha sempre abitata.

Le tante incisioni esposte dimostrano la sua voglia di esprimersi e di tirar fuori le sue tematiche di artista.
Certo geniale, la follia e l’alcolismo gli camminavano accanto. Vide morire prematuramente la moglie Laura Catherine e quattro dei cinque figli; solo Inge Marie restò viva. Dolori immensi, che contribuirono all’arte di Edvard Munch. L’arte è la sua ragione di vita a cui non avrebbe mai rinunciato.
Sul finire dell’allestimento, un gioco di specchi particolare rivela e schiude tutto lo spessore dell’artista.
Il suo impatto nell’arte moderna è immenso, la sua rappresentazione dell’angoscia esistenziale rimane un simbolo universale del tormento interiore umano.Forse più di altri, può essere questo il legame con i tanti visitatori.
Luana Spernanzoni
In alto: Edward Munch, Starry Night, 1922-24
