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L’Europa vuol bene alle api

N. 74- Gennaio 2023

 

 

L’Europa vuol bene alle api

La PAC beneficerà di 270 miliardi di euro di finanziamenti della UE per il periodo 2023-27, per l’Italia sono previsti 26,61 miliardi di euro in 5 anni, che con il finanziamento nazionale arrivano a 35,15 miliardi di euro in 5 anni.  Ossigeno e prospettive per il settore agricolo nazionale.

In linea con le politiche europee Green Deal, Farm to fork e Biodiversità 2030, gli obiettivi dell’Unione sono orientati, oltre che, ovviamente, al sostegno economico delle aziende, soprattutto alla tutela dell’ambiente, al contrasto del cambiamento climatico, alla salvaguardia del paesaggio e della biodiversità e a proteggere la qualità dell’alimentazione e della salute.

In particolare, assumeranno rilevanza “5 eco-schemi nazionali”, a cui sarà destinato il 25% delle risorse previste per i pagamenti diretti.

Tali ecoschemi perseguono gli obiettivi strategici della PAC e sono incentrati:

  • nella diminuzione dell’uso di antibiotici in zootecnia e nel miglioramento del benessere animale;
  • nell’adozione di pratiche agro-ecologiche per la sostenibilità climatico-ambientale,
  • nella tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale;
  • nella riduzione nell’utilizzo di prodotti fitosanitari di origine chimica di sintesi;
  • nell’aumento della fertilità dei suoli attraverso pratiche agronomiche idonee alla preservazione o all’aumento della sostanza organica, sostenendo la transizione ecologica del nostro settore agricolo;
  • salvaguardia della biodiversità e degli impollinatori.

Tradotto in linguaggio semplice, l’obiettivo ambizioso e inderogabile della Politica Agricola Comune è la tutela dell’ambiente. La salvaguardia degli ecosistemi, la tutela della biodiversità, la stretta sull’impego dei fitofarmaci non è più procrastinabile.

Tra le tante, una novità da non sottovalutareper la prima volta, c’è una particolare attenzione per le api e per il settore apistico nell’insieme. I piccoli insetti utili per la produzione di miele e soprattutto per l’impollinazione, acquistano un ruolo che mai avevano avuto. Dai piccoli insetti impollinatori come le api può dipendere fino al 75% delle colture alimentari mondiali.

Grida allarme anche Green Peace, che dichiara che un terzo del nostro cibo dipende dall’opera di impollinazione di queste piccole regine della biodiversità; solo in Europa oltre 4.000 specie di verdure.

Se le api sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare sarebbero dunque devastanti. L’agricoltura industriale è tra le principali minacce per gli impollinatori. Nemici delle api sono fitofarmaci, monocolture, perdita di biodiversità e soprattutto la crisi climatica che sta modificando il ciclo naturale degli ecosistemi, rendendole più vulnerabili e meno produttive.

Nella strategia inserita nel Piano strategico nazionale per la PAC (PSP), gli interventi prioritari per il settore apistico sono inseriti nell’ intervento settoriale apposito e prevedono di:

  • incrementare il grado di resilienza, e professionalità del settore, favorendo la formazione e la diffusione di conoscenze tecniche volte, in particolare, a combattere in modo efficace le patologie e gli aggressori dell’alveare;
  • contrastare le cause di cali della produttività e la mortalità delle api attraverso la realizzazione di progetti di ricerca, finalizzati anche a migliorarne la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, e attraverso l’introduzione di innovazioni tecnologiche in azienda;
  • favorire l’aggregazione tra gli operatori per migliorare la competitività e l’orientamento al mercato;
  • migliorare il livello qualitativo e la caratterizzazione del miele per l’ottenimento di una adeguata remuneratività e riconoscibilità presso il consumatore finale, anche attraverso azioni di promozione e comunicazione.

Tali azioni saranno fondamentali anche ai fini della tutela della biodiversità e in particolare del patrimonio apistico.

La strategia a favore di questi piccoli insetti, contempla anche altri interventi del PSP, che in maniera diretta o indiretta agiranno a sostegno della difesa e conservazione del patrimonio apistico.

Uno di questi è l’ecoschema 5, realizzato a favore degli impollinatori, questo strumento prevede, per le aziende sia con seminativi che colture arboree, un sostegno se l’agricoltore si impegna a destina una parte della superficie a coperture con piante mellifere, cioè che vengono visitate dalle api. Si tratta dell’eco-schema 5, dal titolo “Misure specifiche per gli impollinatori”.

Praticamente gli agricoltori che coltivano specie di cui le api sono “bottinatrici” avranno un sostegno economico.

Il premio annuale, che si aggiunge al sostegno di base, può arrivare ad un massimo di 500 euro all’ettaro e di 250 euro per le colture arboree (dipende dal numero di agricoltori che richiedono tale aiuto), per un budget complessivo di 47,8 milioni di euro.

Il premio può essere di un certo interesse soprattutto per le aree collinari e marginali dove le rese dei seminativi sono scarse e altalenanti, e può costituire quindi una integrazione al reddito da non sottovalutare.

L’elenco prevede piante ammesse al sostegno economico che si possono seminare solo per le api: facelia, trifoglio, fiordaliso, malva, rucola selvatica, al rafano e altre.

Gli impegni da rispettare

Per ottenere l’aiuto, occorre rispettare alcuni impegni diversificati nel caso in cui l’ecoschema venga attivato sulle colture arbore o sui seminativi:

Nelle colture arboree:

  • IM101: Nelle coltivazioni arboree, su una superficie minima di almeno 0,25 ettari contigui, con una larghezza minima di 20 metri, mantenimento nell’anno di impegno, di una copertura dedicata con piante di interesse apistico (nettarifere e pollinifere), spontanee o seminate nell’interfila o, per le colture non in filare, all’esterno della proiezione verticale della chioma. Il mantenimento viene assicurato tramite la possibilità di effettuare la semina delle suddette piante. La copertura vegetale deve essere assicurata su almeno il 70% della superficie oggetto di impegno;
  • IM102: Non eseguire operazioni di sfalcio, trinciatura o sfibratura delle piante di interesse apistico su tutta la superficie delle coltivazioni arboree, per tutto il periodo dalla germinazione al completamento della fioritura;
  • IM103: Non utilizzare diserbanti chimici ed eseguire il controllo esclusivamente meccanico o manuale di piante infestanti non di interesse apistico su tutta la superficie delle coltivazioni arboree oggetto di impegno;
  • IM104: Non utilizzare gli altri prodotti fitosanitari durante la fioritura sia della coltura arborea sia della coltura di interesse apistico su tutta la superficie delle coltivazioni arboree oggetto di impegno; durante il resto dell’anno applicare le tecniche della difesa integrata.

Nei seminativi

  • IM201: Nei seminativi, mantenimento nell’anno di impegno di una copertura dedicata con piante di interesse apistico (nettarifere e pollinifere) spontanee o seminate su una superficie minima di almeno 0,25 ettari contigui, con una larghezza minima di 20 metri, e una distanza da 3 a 5 metri (fascia di rispetto) da colture limitrofe non soggette a limitazione dell’uso di prodotti fitosanitari. Il mantenimento viene assicurato tramite la possibilità di effettuare la semina delle suddette piante;
  • IM202: Non eseguire operazioni di sfalcio, trinciatura o sfibratura delle piante di interesse apistico sulla superficie oggetto di impegno, per tutto il periodo dalla germinazione al completamento della fioritura;
  • IM203: Fino al completamento della fioritura non utilizzare i diserbanti chimici e gli altri prodotti fitosanitari sulla superficie oggetto di impegno ed eseguire il controllo esclusivamente meccanico o manuale di piante infestanti non di interesse apistico sulla superficie oggetto di impegno.

Luana Spernanzoni

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Aut. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

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