Le “tecniche di evoluzione assistita” aiutano il made in Italy
All’inizio di luglio l’Unione Europea dovrebbe iniziare a discutere la futura legislazione sull’applicazione delle nuove tecnologie in agricoltura. La normativa attraverso la quale si procede oggi risale al 2001, di gran lunga precedente alle scoperte scientifiche che permetterebbero all’Europa di diventare più produttiva, ma in modo sostenibile. Così, obbligata ad attenersi alla legge (per quanto essa possa essere anacronistica), nel 2018 la Corte di Giustizia ha dovuto sentenziare che le nuove tecniche di evoluzione assistita (TEA) debbano essere assimilate alla modificazione genetica e perciò sanzionate. Il mondo della scienza contesta tutto ciò ed il mondo della ricerca agricola aspetta con ansia normative adeguate.
Anche in Italia l’argomento è “caldo”. Tre proposte di legge attendono di essere votate in Parlamento, per consentire la sperimentazione in campo di quelle innovazioni che finora si sono potute studiare solo in laboratorio.
L’innovazione tecnologica è stata al centro di un convegno nazionale organizzato da Confagricoltura Bologna a margine della propria assemblea annuale.
Sul palco, tra gli altri, il vice ministro alle infrastrutture Galeazzo Bignami, il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, i parlamentari italiani Lisei e De Carlo.

Le “new breeding techniques” (NBT) o “new genetic techniques” (NGT) sono considerate il sistema più efficace, sicuro e celere per ottenere variazioni che potrebbero prodursi anche spontaneamente in natura, ma con modalità e tempi non misurabili. Lo spiega con chiarezza Silvio Salvi, ordinario di Genetica Agraria e Biotecnologie Agrarie all’Università di Bologna. Le modalità di incrocio nel mondo vegetale sono sostanzialmente quattro. Storicamente si è gestita la selezione secondo le leggi di Mendel, poi si è aggiunta la mutagenesi, che ha permesso la variazione dei geni “bombardandoli” con fattori chimici o fisici. Le conoscenze del genoma e hanno poi permesso la produzione di organismi transgenici, con lo spostamento di geni di entità diverse. Questo ha creato un forte subbuglio nell’opinione pubblica e ne sono derivate leggi protezionistiche ad oltranza.
Le più recenti scoperte scientifiche permettono il “gene editing”, cioè la modifica anche di un solo nucleotide, per ottenere, ad esempio, una maggiore resistenza della pianta alla siccità o alle aggressioni fungine. Si usa la cosiddetta “forbice molecolare”, messa a punto dalla biochimica francese Emmanuelle Charpentier e dalla collega statunitense Jennifer A. Doudna, che per questo ottennero nel 2020 il Nobel per la Chimica. Gli scienziati chiamano questo metodo Crispr/Cas9.
Esperimenti di cisgenesi hanno recentemente consentito di “sposare” le caratteristiche di resistenza della mela verde alla succosa e più produttiva mela rossa. Poteva accadere anche in passato, ma seguendo la trafila degli incroci “naturali” ci sarebbero voluti 20 anni.
Un grande precursore della ricerca applicata in agricoltura fu il professor Silviero Sansavini, dell’Alma Mater. Lo ha ricordato il presidente di Confagricoltura Bologna, Guglielmo Garagnani, citando le ricerche sulla genomica delle mele, che già alcuni decenni fa stavano portando a promettenti risultati ma poi vennero bloccate.
Anche in Emilia Romagna nel frattempo si sono sperimentate le nuove tecnologie, riferisce Stefano Boncompagni, responsabile per la Regione del settore fitosanitario e di difesa delle produzioni. In particolare si è agito su specie “circoscritte” come le pere: fondamentali per l’agricoltura regionale, ma non abbastanza diffuse da suscitare l’interesse dei grandi gruppi di ricerca.
Mentre l’Europa è rimasta fino ad ora “zona rossa”, il resto del mondo ha lavorato con le nuove metodiche, e ci sono in commercio funghi che non scuriscono, mais con accresciuta tolleranza alla siccità, pomodori giapponesi (si chiamano Sicilian rouge) considerati positivi per la regolazione della pressione…
Le nuove Tecniche di Evoluzione Assistita rappresentano una soluzione anche per diminuire l’uso dei fitofarmaci: un obiettivo imposto dalle leggi europee, ma che, così com’è scritto – sostiene il parlamentare europeo Herbert Dorfmann – manca di basi scientifiche.
Un altro obiettivo positivo dall’applicazione delle TEA è la riduzione della dipendenza dalle importazioni dall’estero. Il miglioramento genetico che si ottiene con queste tecniche esclude qualsiasi trasferimento di DNA tra organismi appartenenti a specie diverse e non è quindi il caso di evocare il fantasma degli OGM. Il progresso nella sicurezza – concludono gli esperti – consentirà all’agricoltura nazionale di rimanere competitiva e mantenere salde le radici del Made in Italy.
Lisa Bellocchi
