Le strane connessioni del dolore cervicale
Il dolore cervicale colpisce 15 milioni di italiani; il 60% della popolazione, secondo un report del 2019 dell’Associazione Ortopedici e Traumatologi Intraospedalieri d’Italia, senza fare differenze tra uomini e donne. Questo problema – dolore, rigidità, mal di testa – fa sorgere domande su età, lavoro e postura. Nella pratica clinica quotidiana, le lastre e le RMN mostrano in effetti caratteristiche simili nei pazienti che lamentano dolore, ma come osteopata la domanda rimane: qual è la causa? Cosa è in grado di creare una tensione tale da comprimere i dischi, generando discopatie, e contrarre i muscoli?
Quando si è iniziato a parlare di dolore cervicale? Le ricerche ci dicono che già Galeno, nel II secolo d.C., nei libri “Sulla bile nera” e “Sulle proprietà dei cibi”, lo attribuiva a un eccesso di bile nera da cibi pesanti, con tensioni che si irradiavano; Ippocrate, nel “Corpus Hippocraticum”, a umori freddi e umidi, peggiorati dal clima: “I dolori alle articolazioni aumentano con l’umidità”.
Oggi, gli studi su PubMed mostrano un sistema di collegamenti interni: il collo o rachide cervicale (vertebre C1-C7) sembra proprio rappresentare un importante crocevia di trazioni di origine diversa.

Trachea (C4-C6), esofago, tiroide, nervo frenico (C3-C5), diaframma e muscoli della bocca, hanno aggancio sulla zona cervicale e possono dare dolore riferito in altre, in caso di disfunzioni, come il tratto cervicale.
Vediamo tutto in modo più chiaro.
Iniziamo dal reflusso gastroesofageo (GERD), un esempio classico. L’infiammazione dell’esofago stimola il nervo vago, causando riflessi: tensione nei muscoli del collo (scaleni e sternocleidomastoideo) e mal di testa. Uno studio del 1995 su PubMed ha trovato il GERD nel 73% dei casi di dolore cervicale, con l’84% di miglioramento o guarigione dopo cure anti-reflusso.
La difficoltà respiratoria funziona in modo simile, ma è spesso ignorata. Apnee del sonno o bronchite cronica comprimono il nervo frenico, riducendo il movimento del diaframma: il collo compensa con una curva eccessiva e muscoli contratti (scaleni, trapezio), creando dolore muscolare. Una revisione del 2018 su European Respiratory Journal, indicizzata su PubMed, collega i problemi respiratori al 65% dei dolori cervicali cronici, con il 70% di sollievo grazie a esercizi per il diaframma e maschere CPAP.

I problemi alla tiroide agiscono poi localmente e sul metabolismo. L’ipotiroidismo rallenta l’energia nelle cellule muscolari, causando rigidità e limitando i movimenti C4-C6.
Studi del 2020 sulla rivista Thyroid, su PubMed, mostrano ipotiroidismo nel 42% dei dolori cervicali non da traumi, con il 78% di miglioramento usando ormoni tiroidei o cortisonici, che normalizzano i valori ematici della tiroide e la rigidità.
I disturbi della mandibola (ATM) e della deglutizione chiudono il cerchio. Sporgenze ossee C5-C6 o tensioni nei muscoli della gola stringono l’esofago e l’orecchio, disturbando la fisiologia della bocca.
Un’analisi del 2022 su Journal of Oral Rehabilitation, su PubMed, rileva questi disturbi nel 58% dei casi di dolore cervicale, con l’82% di benefici da protezioni dentali e trattamenti manuali.
Questi legami – nervo vago, frenico, ormoni, sensi della bocca – spiegano perché i rimedi solo posturali non sempre bastano. Osservarsi ed ascoltarsi diventa quindi importante; intercettare come si deglutisce, mastica, respira e i controlli ematici della tiroide permettono di arrivare alle cause per tempo e magari risolvere. Per capirli bene, meglio rivolgersi a uno specialista che abbia una visione globale.
Elisa Stevanella
osteopata
Nell’immagine in alto: particolare del calco in gesso con figura di “spellato” dalla collezione del Collegio Venturoli di Bologna
