Le “Stagioni” di Vivaldi in musica e in poesia
Questo è un romanzo d’appendice; uno sceneggiato in 4 puntate dedicato ai 4 Apostoli che decretarono l’eternità del periodo barocco in musica. Essi furono Vivaldi, Scarlatti, Bach e Haendel di cui, proprio come in un feuilleton francese si narrerà la grandiosità.
Il primo gigante del XVIII secolo, il più osannato e ai tempi nostri il più ascoltato, è quel soggetto che, non di bell’aspetto e sofferente di asma bronchiale indossava la tonaca talare per celebrare la Messa. Ma ne fu dispensato, poiché il fuoco sacro ardeva più della fede e l’impulso creativo prendeva il sopravvento sulla funzione religiosa, facendolo correre a trascrivere gli spunti musicali sui quali avrebbe costruito la sua celebrità. Il 700 è l’epoca – tra piroette, trucchi cipriosi e finti nei messaggeri – delle creazioni strumentali e dell’uso della voce umana a mo’ di strumento. Per essa in effetti si concepiva una scrittura simile a quella per violino; il quale molte volte dialogava ad intervalli di terza con la cantante. Per Vivaldi queste forme sono tipicamente riconoscibili, nelle progressioni ascendenti e discendenti; formule di grande effetto che richiamavano l’uditore anche a memorizzarle per riconoscerle poi variamente assortite in altri brani (ascoltare: il Largo dell’Inverno e il brano Gelido in ogni vena dall’opera Farnace R.V.711). Il barocco musicale è quindi il momento dell’invenzione, dell’abbellimento, della fioritura, del contrasto tra le varie scuole di pensiero su come eseguire il “trillo”. La chiarezza del tema ora è assoluta. I Musicisti che composero – vi furono anche nomi meno noti, ma la loro produzione fu incondizionatamente inneggiante la Dea Bellezza – sancirono la loro forza, con il ritmo e la precisione metronometrica.
Certo è che pervasi o, meglio, avvolti da una miriade di proposte (in ogni luogo si eseguiva musica) che potevano essere solo di qualità, i mezzi a nostra disposizione oggi non avrebbero avuto ragione di esistere. A quel tempo, le orchestre brulicavano, c’era lavoro per tutti! Vivaldi componeva i suoi concerti per farli eseguire alle fanciulle menomate, provenienti dagli Ospizi pubblici. Le occasioni d’ascolto erano sempre alla portata di ogni tasca. Oggi i costi proibitivi impediscono lo svolgersi di stagioni continuative, come succede nei Paesi esteri. La pratica della musica e il conseguente ascolto sono scemati. Molto fumo con la pubblicità e poi i risultati sono quasi sempre mediocri, poiché le prove costano. Diciamo che è venuto a mancare il senso critico – estetico.
Grazie all’inglese Emil Paul si apprese in tempi recenti la data certa della nascita di Antonio Vivaldi: quella del 4 marzo 1678. Vorrei precisare che la data della morte ufficialmente considerata è il 1741, ma nelle edizioni IMC – International Music Company – è citata quella del 1743. Il “Prete Rosso”, appellativo che a Vivaldi venne accollato per via della tonalità dei suoi capelli, fece dell’Ospedale della Pietà una fucina di esecutrici strumentali e vocali solistico-corali. Queste donne, non perfette nel corpo, ritrovarono con Vivaldi la sicurezza e la voglia di vivere, divenendo apprezzatissime per le loro esecuzioni. Cantavano e suonavano tanto magnificamente da lasciare attoniti. Armonie angeliche affluivano per la loro arte da tutti i tipi di strumenti; anche dal contrabbasso, dal clavicembalo, dall’oboe, dal flauto, dal fagotto, dall’organo e addirittura dalle trombe.
La costrizione toracica non impedì a Vivaldi di prodigarsi instancabilmente nella produzione compositiva, che ad oggi comprende uno dei cataloghi R.V. più ricchi. Il 2025 celebra quindi il 300º anniversario de “Le 4 stagioni”, che sono raccolte nell’opera “Il Cimento dell’Armonia con l’Invenzione”. Prima di inebriarsi del brano più ascoltato al mondo, è bene ricordare che arrivarono ad oltre 500 i concerti composti da Vivaldi, tra quelli noti e catalogati e tra gli editi ed inediti. Gli incisi brevi ed energici – per Vivaldi – formano il tema supremo, nel quale risultano infinite le possibilità che offre l’arte della composizione con la concatenazione armonica. Vivaldi apprende l’arte del violino dal padre Giovanni Battista, assunto il 23 aprile 1685 (anno che accomunerà nella nascita Bach, Scarlatti e Haendel) nell’orchestra di San Marco con il cognome Ricci e non Vivaldi.
Nel 1725 quindi, dopo aver lasciato la Pietà nel 1717, Vivaldi compone “Le 4 Stagioni” op.8.
Nel 1737, anno di difficili e contrastati rapporti con la città di Ferrara (Vedi Mirella Golinelli “Vivaldi: 2 opere per Ferrara” in La Pianura” pubb. C.C.I.A.A. Ferrara) Vivaldi afferma: “il male che patisco a nativitate pel quale io sto oppresso”: una condizione fisica non ancora ben definita se come angina pectoris, asma o insufficienza cardiaca, che lo obbliga a 60 anni a spostarsi di rado dalla sua abitazione.
Interessante leggere la lunghissima esposizione datata 1739 di Charles De Brosses, sulla sua musica eseguita dalle ragazze della Pietà, per le quali Vivaldi continuò a comporre dal 1719 al 1726 e dal 1737 al 1739.
Ad Amsterdam diede alle stampe per i tipi Le Cène “Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione”. Questa raccolta comprende i 12 concerti tra cui “Le 4 Stagioni”. Le indicazioni che si trovano nella stesura librettistica dell’opera lirica furono anticipate da Vivaldi, il quale appose un sonetto – probabilmente di sua fantasia e pugno – sulla parte del primo violino; tanto da indicare all’esecutore il quadro pittorico immaginario al quale Vivaldi stesso si era ispirato per comporre ciascuna delle Stagioni. Nelle singole parti affidate agli strumenti, vennero messe didascalie per richiamare la Natura e le sue Voci, con le risonanze emesse dagli stessi.
I Sonetti rispecchiano la forma musicale tripartita ABA ( con B sempre a tempo lento e le 2 A a tempo allegro)
Questa la più perfetta esecuzione. Voices of Music
PRIMAVERA https://youtu.be/3LiztfE1X7E?si=dUTNcniHt6u5NpWI
mi maggiore
Allegro
“Giunt’ è la Primavera e festosetti
La Salutan gl’ Augei con lieto canto,
E i fonti allo Spirar de’ Zeffiretti
Con dolce mormorio Scorrono intanto:
Vengon coprendo l’ aer di nero amanto
E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl’ Augelletti;
Tornan’ di nuovo al lor canoro incanto:”
Largo
“E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme ‘l Caprar col fido can’ à lato.”
Allegro
“Di pastoral Zampogna al suon festante
Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato
Di primavera all’ apparir brillante.”
ESTATE https://youtu.be/RvDt_KtOzbc?si=0P3k2RLd4166DxMH
sol minore
Allegro non molto
“Sotto dura staggion dal sole accesa
Langue l’ huom, langue ‘l gregge, ed arde il Pino;
Scioglie il Cucco la Voce, e tosto intesa
Canta la Tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro dolce Spira, ma contesa
Muove Borea improviso al Suo vicino;
E piange il Pastorel, perche sospesa
Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;”
Adagio e piano – Presto e forte
“Toglie alle membra lasse il Suo riposo
Il timore de’ Lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il Stuol furioso!”
Presto
“Ah che pur troppo i Suo timor Son veri
Tuona e fulmina il Ciel e grandioso
Tronca il capo alle Spiche e a’ grani alteri.”
AUTUNNO https://youtu.be/UIdwCrfDNjU?si=lLUV80_wHmgdhD2H
fa maggiore
Allegro
“Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor de Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere”
Adagio molto
“Fà ch’ ogn’uno tralasci e balli e canti
L’ aria che temperata dà piacere,
E la Staggion ch’invita tanti e tanti
D’un dolcissimo Sonno al bel godere.”
Allegro
“I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, Schioppi, e canni escono fuore
Fugge la belua, e Seguono la traccia;
Già Sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ Schioppi e canni, ferita minaccia
Languida di fuggir, ma oppressa muore.”
INVERNO https://youtu.be/ZPdk5GaIDjo?si=R8OdR4P3tcUKFYdz
fa minore
Allegro non molto
“Aggiacciato tremar trà neri algenti
Al Severo Spirar d’orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel Soverchio gel batter i denti;”
Largo
“Passar al foco i dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento”
Allegro
“Caminar Sopra ‘l giaccio, e à passo lento
Per timor di cader gersene intenti;
Gir forte Sdruzziolar, cader à terra
Di nuove ir Sopra ‘l giaccio e correr forte
Sin ch’il giaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Sirocco Borea, e tutti i Venti in guerra
Quest’ é ‘l verno, ma tal, che gioja apporte.”
Con questo primo esempio di musica “descrittivista”, Vivaldi ottenne un successo incredibile. Le 4 Stagioni furono con ogni probabilità rappresentate anche in forma scenica. Vennero eseguite spessissimo nella più famosa istituzione musicale parigina, i “Concerts Spirituels”- Il filosofo Jean Jacques Rousseau, che fu anche musicologo, arrangiò La Primavera per flauto solo. Sempre per Parigi Vivaldi compose una maestosa opera celebrante la Natura, nella quale gli strumenti imitavano le sonorità del mondo animale e vegetale. Una serenata – capolavoro scritta dal genio italiano per omaggiare Luigi XV, La Sena (Senna)Festeggiante, R.V.693 trovò fortuna con il libretto dell’altro italiano Domenico Lalli. La grandezza assoluta di Vivaldi fu relativamente percepita dai suoi contemporanei minori: Locatelli, Veracini, Bononcini, Marcello, Tartini, ma la sua musica ha attraversato secoli e percorrerà millenni, trasmettendo immutata meraviglia.
Bologna vanterebbe un ritratto a olio del compositore (91×74) riscoperto nel 1938; immagine divenuta famosa ed emblematica. Potrebbe essere (forse o davvero) il suo ritratto?
Il caso della camicia slacciata (da osservare che Vivaldi nella immagine caricaturale indossa la camicia accollata) per alcuni è considerato elemento indicativo della sua oppressione toracica, ma potrebbe rappresentare anche la libertà con la quale Vivaldi si è sempre accostato alla musica e all’abbigliamento; un messaggio preciso riguardo a quello che ciascuno vuol far capire agli altri, della propria personalità. Il giusto stile spregiudicato, libertino ma conformato in ogni occasione, anche in vestaglia e in camera da letto.
Mirella Golinelli
