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L’agricoltura è già nel futuro

N. 55 - Giugno2021

 

L’agricoltura è già nel futuro

Sentiamo parlare di agricoltura di precisione e ci appare avveniristica, auspicabile certo ma realizzabile? Sì, perché la nuova strategia di gestione dell’azienda agricola è già una realtà concreta anche nell’orografia variegata dello Stivale, da Nord a Sud.

L’evoluzione delle tecniche agronomiche sta facendo passi da gigante, con l’obiettivo di risparmiare le risorse, l’acqua in primis, ottenere prodotti sempre più sani, controllati e di qualità e, non da ultimo, tutelare l’ambiente e l’ecosistema.

Grazie alle moderne strumentazioni la nuova agricoltura punta alla raccolta dei dati (ovvero una serie di informazioni sullo stato vegetativo delle colture e sul terreno) dettagliati per ogni singolo appezzamento, preziosi per adottare strategie produttive ed ecologiche.

I dati evidenziano:

  • la mancanza di elementi della concimazione, esempio azoto e micro elementi,
  • se è in atto un attacco parassitario, nel caso serve una valutazione per scegliere l’intervento da effettuarsi,
  • se sono possibili interventi di lotta biologica, in tal caso l’azienda ha previsto l’adozione di indicatori quali le trappole sessuali a ferormoni che rilevano la necessità del lancio di insetti antagonisti,
  • in quale punto del campo le coltivazioni manifestano stress e criticità evidenziandone la tipologia.

Grazie alla raccolta di tantissime informazioni, il tecnico esamina, elabora, valuta e decide l’esecuzione di interventi agronomici, tenendo conto delle effettive esigenze colturali, delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo, dei tempi di carenza dei fitofarmaci.

Oggi, grazie ai più moderni strumenti, è possibile realizzare l’intervento giusto, nel posto giusto, al momento giusto, rispondendo alle esigenze specifiche delle singole colture e di singole aree del terreno, con un livello di precisione sorprendente.

Dunque il futuro è qui. E’ già una realtà la ”agricoltura 4.0”, o anche smart farming o precision farming parole inglesi che definiscono esperienze in atto nei campi italiani.

Espressioni che indicano tutti quegli strumenti e quelle strategie che utilizzano in maniera interconnessa tecnologie digitali all’avanguardia per migliorare e ottimizzare la produzione.
Si impiegano droni, satelliti e software avanzati in modo se non comune di certo molto diffuso.

La tecnologia adotta il drone, nel caso si richieda un’analisi di dettaglio della coltivazione, in particolare quando trattasi di superfici contenute, oppure il satellite che consente di monitorare vasti appezzamenti restituendo immagini meno dettagliate ma più a largo raggio. E’ così possibile monitorare campi di orticole a foglia in pieno campo (spinaci, insalate, cavoli…), ma anche frutteti e vigneti, massimizzando i risultati e il rendimento dell’azienda, con molti vantaggi per l’ambiente, il paesaggio, la collettività.

Proprio i droni, tecnicamente chiamati Sistemi di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (Sapr) sono uno degli elementi cardine di questa nuova “rivoluzione verde”, spinta anche dalla politica UE dal “New Green Deal”, il patto della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, che ha messo al primo posto dell’agenda comunitaria la sfida ambientale.

Dunque misure concrete, sostenute con importanti risorse dall’Unione, per contrastare l’emergenza dei cambiamenti climatici e puntare alla neutralità delle emissioni inquinanti entro il 2050. Non è secondario, in questa ottica, il sostegno di incentivi economici alle imprese agricole con i Piani di Sviluppo Rurale.

Esperienze circa l’uso dei droni sono in corso nelle Marche, in Umbria, in Piemonte, in Puglia, in Veneto; ci scusiamo se omettiamo altre realtà.

Sono diverse le start up che attivano servizi di assistenza tecnica agli imprenditori che hanno l’obiettivo di coltivare prodotti di qualità, in particolare per la GDO Grande Distribuzione Organizzata.

Finiscono così in busta, perfette e lavate, bietole e spinaci pronti da cuocere, ma anche insalate variegate pronte da mettere in tavola.

Il marketing definisce questa tipologia di prodotti freschi per il mercato al consumo “quarta gamma”. La definizione include anche vegetali di prima scelta che compongono le zuppe pronte e anche destinati all’appertizzazione, il processo che fa finire in scatola carote, piselli…una sempre più variegata selezione di ortofrutta selezionata, sbucciata, pelata lavata, denocciolata.

Ad indagare ci si accorge che il futuro è già letteralmente in campo e in progressiva espansione, che si sta scrivendo una nuova pagina dell’agricoltura.

Abbiamo conosciuto nelle Marche la Hortus Service, giovane start up condotta da tre tecnici che coltiva e fornisce ortaggi freschi grezzi, per le industrie del Nord che lavorano e confezionano il fresco per la GDO (Coop, Conad, Esselunga…). Una impresa all’avanguardia che gestisce centinaia di ettari di ortaggi, alcuni in proprio, altri fornendo mezzi e assistenza tecnica specializzata alle aziende più evolute e strutturate lungo il fiume Chienti. La green valley del maceratese sta cambiando rapidamente vocazione, virando verso il verde. Fino a poco tempo fa, era qui il fiore all’occhiello della produzione della calzatura italiana, oggi è in Cina.

Moreno Castagna e Matteo Porfiri, tecnici specializzati in orticoltura che amano non solo la campagna ma anche le tecnologie digitali, con la professionalità dell’agronomo Marco Giustozzi, hanno dato impulso alla precision farming nel Centro Italiaazero emissioni.

Come funziona?

“Lavoriamo con i droni muniti di fotocamera, possiamo monitorare con precisione al centimetro la salute delle piante, lo stato vegetativo, individuare carenze di nutrizionali, come azoto, fosforo e potassio. Suggeriamo quindi, continua Matteo, quando è il caso di intervenire ed evitando per tempo delle azioni inutili. Le informazioni che il drone ricava vengono elaborate e interpretate al fine di adottare la strategia economica più opportuna e dettagliata per ogni necessità riscontrata e localizzata nell’appezzamento. Il quale non deve far altro che guidare il mezzo che autonomamente sarà in grado di distribuire dettagliatamente ciò che serve e solo dove serve. Ad esempio, il software, analizzando i dati, identificherà le zone in cui il prodotto è minore e permetterà alla macchina di rilasciare automaticamente una quota maggiore di concime in queste zone”.

“Anche la meccanica agricola si è sviluppata moltissimo- racconta ancora Moreno – titolare che guarda lontano, non solo, questi mezzi ad alta efficienza e queste strategie, si possono applicare all’agricoltura biologica e alla lotta biologica”.  

Ma quanto costa?

La tecnologia drone – satellite ha dei costi accessibili per colture da reddito, a seconda del servizio richiesto va da 150 a 600 euro/ ettaro.

Qualche cifra della smart agrifood

Il settore, che ha avuto uno sviluppo tanto tecnologico quanto veloce, non ha ancora dati consolidati. L’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano stima che la superficie coltivata con strumenti di Agricoltura 4.0 si aggiri attualmente tra il 2 e il 4% della Superficie Agricola, con investimenti che nel corso del 2019 hanno raggiunto i 450 milioni di euro e una crescita del 22%.

Dalla parte dei consumatori

Qualità e sicurezza alimentare non hanno più deroghe. I grandi marchi del mercato alimentare non possono certo mettere in gioco la fiducia dei consumatori e la propria credibilità. Dunque le filiere dell’ortofrutta “a marchio” sono controllatissime ed hanno disciplinari di produzione ferrei che garantiscono anche il 30% in meno di residui chimici.

Ecco dunque che diventa necessario e fondamentale avere processi produttivi e controlli seri e rigorosi dove le nuove tecnologie costituiscono non un costo ma una garanzia sia per l’agricoltore che per il consumatore.

Luana Spernanzoni

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Aut. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

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