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La Slovenia valorizza i prodotti di campagna

N. 59 - Ottobre 2021

 

La Slovenia valorizza i prodotti di campagna

Nella pianura padana, Ferrara e Mantova storiche capitali, la zucca regala la propria polpa per eccellenti tortelli ripieni, attorno ai quali ferve il dibattito se l’amaretto vada considerato o meno.

Di là dall’Adriatico, in Slovenia, la cultura asburgica assegna un altro ruolo alla zucca, e la botanica un’altra varietà. Il grosso vegetale viene coltivato per ricavare dai suoi semi un olio dalle riconosciute qualità terapeutiche.

Dusan estrae l’olio dai semi di zucca

Dusan Kos e sua moglie Brigita Hergan, agricoltori nel villaggio di Kidricevo (100 chilometri abbondanti a nord est di Lubiana) sono orgogliosi del loro olio di semi di zucca, pressato rigorosamente a freddo. Il piccolo impianto – composto da un essiccatoio, da uno spremitore e da un’imbottigliatrice- è stato impiantato in un nuovo capannone grazie al finanziamento di 45.000 euro che Brigita ha ricevuto come giovane imprenditrice. L’olio di semi di zucca (cui da poco si sono aggiunti anche olio di girasole ed olio di lino) costituisce un’interessante differenziazione nella tradizionale azienda agricola della famiglia di Brigita, che coltiva anche grano e farro, ed allea mucche e maiali. L’olio di zucca spremuto a freddo – spiega Dusan – viene pagato fino a 52 euro/litro, contro i 17 del prodotto spremuto a caldo. La differenza di prezzo è più che giustificata: per fare un litro a freddo occorrono 9-10 chili di semi, mentre a caldo ne bastano 3. La loro piccola azienda riesce a produrre 20-30 litri di olio al mese. Finora, per venderlo, Brigita si presentava all’alba al mercato settimanale di Lubiana; grazie al finanziamento ricevuto stanno impiantando un piccolo luogo di vendita in azienda.

In questo periodo la Slovenia sta puntando molto sulla possibilità, per gli agricoltori, di trasformare i loro prodotti all’interno dell’azienda, naturalmente applicando rigorosi controlli di qualità. Sul frantoio di Brigita vigila l’Istituto di Agricoltura della vicina Ptuj, la più antica città slovena, tradizionale sede di un “festival” che riunisce proprio i piccoli produttori. Il “Dobrote slovenskih kmetij” costituisce insieme una vetrina dell’eccellenza locale ed un luogo di aggregazione sociale, proprio come le ‘sagre’ popolari in Italia Nei chiostri del Convento dei Minoriti della chiesa dei santi Pietro e Paolo, da 32 anni vengono proposte golosità tradizionali del territorio, secondo un concreto progetto della Camera dell’Agricoltura. Il Presidente, Roman Žveglič, è assolutamente innamorato della sua terra, difende il ruolo degli agricoltori ed afferma che essere agricoltori non può che essere motivato da ragioni economiche. “Let farmers farm”, sostiene di fronte ai giornalisti di ENAJ, lo European Network of Agricultural Journalists, riunito a Lubiana per l’assemblea generale, in concomitanza con l’incontro informale dei ministri agricoli UE, grazie alla collaborazione dell’Associazione nazionale slovena dei giornalisti agricoli.

Anton Kukenberger nella sua stalla modello

La valorizzazione dei giovani agricoltori e il contemporaneo sviluppo delle aree meno favorite impegna a fondo il ministro dell’agricoltura slovena Jože Podgoršek, orgoglioso dei risultati che il suo Paese ha raggiunto nel biologico.

Anche l’azienda Kukenberger, a Trebnje, 40 chilometri da Lubiana, nel sud est della Slovenia, ha fatto la scelta bio nell’allevamento delle bovine, grazie al cui “latte di fieno” produce una saporita gamma di formaggi tipici. Per lasciare le vacche al pascolo all’aperto da aprile ad ottobre, Toni, il giovane titolare si è costruito una mungitrice mobile, con cui due volte al giorno raggiunge gli animali nei campi. Anche il marchio Kukenberger è ben noto ai frequentatori del Festival di Ptuj, dove annualmente vengono assegnati riconoscimenti d’eccellenza da parte della Camera dell’agricoltura. Le aziende che ricevono la medaglia hanno diritto a fregiarsene per un anno nelle etichette dei loro prodotti.

Molte medaglie anche per Marie Erjavec e suo marito Franz, che partendo da 2 ettari di frutteto, poi saliti a 17, hanno costruito in 27 anni un piccolo impero declinando le mele in tutti i modi possibili. Le migliori vengono vendute fresche, le altre si sbucciano, si affettano e si essiccano. Una parte viene preparata per essere poi reidratata ed utilizzata come ripieno per il notissimo strudel. Altre vengono tuffate nel cioccolato fondente e vendute in pasticceria; altre ancora diventano marmellata ed altre si trasformano in ottimo aceto. Tutta questa “melitudine” viene mostrata volentieri e le visite in fattoria sono organizzate in collaborazione con 2 agenzie specializzate ed ora soprattutto grazie ad Internet. E favorisce contatti più stretti e conoscenza reciproca tra gli agricoltori e gli abitanti delle città, cancellando stereotipi di reciproca diffidenza.

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