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La scienza bloccata nei tribunali

N. 72- Novembre 2022

 

 

La scienza bloccata nei tribunali

Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, la ricerca italiana è salita alla ribalta per due vicende, una positiva, l’altra no. La prima riguarda il vaccino italiano anti-Covid messo a punto dal centro di ricerca ReiThera, insieme all’istituto Spallanzani: all’inizio dell’anno ha superato la fase 1 della sperimentazione, con risultati che lasciano ben sperare per il prosieguo dell’attività. La seconda è invece una lettera della Conferenza dei rettori italiani al presidente del Consiglio in cui si rileva che “su 436 progetti European Research Council approvati quest’anno (2020 ndr), 53 hanno un titolare italiano ma, di questi, ben 33 si svolgono all’estero, dove si trovano tutele e condizioni di lavoro più adeguate”.

Il documento, in particolare, è stato predisposto in vista del pronunciamento del Consiglio di Stato, il prossimo 28 gennaio, sul progetto “LightUp” delle università di Torino e Parma sospeso per l’uso di sei macachi di cui Omnis Magazine ha già parlato nel nr 44. La ricerca, svolta dalle università di Torino e di Parma, dopo aver vinto un prestigioso bando del Consiglio europeo per la Ricerca (Erc), ha l’obiettivo di sperimentare una cura per il recupero della vista in persone non vedenti a causa di lesioni al cervello, un problema che in Italia riguarda 100 mila casi l’anno.

Il progetto prevede che la cura, prima di essere applicata sull’uomo, venga sperimentata su sei primati non umani. È stato questo il casus belli che ha portato la Lav (Lega antivivisezione) a chiedere la sospensione della ricerca, scatenando un ping pong tra il Tar del Lazio, che sostiene la legittimità dell’attività di ricerca in base alle norme europee e nazionali, e la terza Sezione del Consiglio di Stato (presidente Franco Frattini), che impone la sospensione di LightUp e chiede un supplemento di indagine sull’impossibilità di percorrere strade diverse dalla sperimentazione sugli animali, ignorando che entrambe le autorizzazioni, europea e nazionale, sono già state rilasciate proprio in base alla verifica che la ricerca su animali non ha alternative. Da due anni, la ricerca che dovrebbe costituire una speranza per chi ha perso la vista per un ictus o un incidente è di fatto bloccato nelle aule dei tribunali.

L’ultima parola dovrebbe arrivare il 28 gennaio 2021, sulla base di una indagine affidata alla Fondazione “Bietti” per lo studio e la ricerca in Oftamologia. C’è da sperare che l’attività di ricerca possa tornare al più presto nei laboratori scientifici italiani. Infatti il rischio è che il progetto “LightUp” emigri e vada ad aggiungersi alle tante altre ricerche italiane svolte all’estero, anche perché il professor Tamietto dell’Università di Torino, titolare del progetto insieme al collega Luca Bonini dell’Università di Parma, ha ricevuto pesanti minacce (un proiettile per posta).

Una vicenda che non fa certo onore all’Italia e che purtroppo spiega perché nel 2020 il 62% dei progetti di ricercatori italiani approvati dall’European Research Council si svolga all’estero. Tutto questo proprio in un momento di grave crisi sanitaria in cui ci accorgiamo che della ricerca non è possibile fare a meno.

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