Internet batte la TV e cambia l’informazione degli italiani
L’Italia cambia canale, anzi piattaforma. Per informarsi, oggi gli italiani scelgono soprattutto Internet, che consolida il sorpasso sulla televisione e si conferma la prima porta d’accesso alle notizie. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio AGCOM 2026 sul sistema dell’informazione, che racconta un ecosistema mediatico attraversato da tre tendenze nette: crescita del digitale, crisi della fiducia e stanchezza verso il flusso continuo di notizie.
Nel primo semestre del 2025, il 55,8% della popolazione ha utilizzato la rete come principale mezzo per informarsi; al contrario, coloro che si sono avvalsi della tradizionale TV sono stati il 43,2%. Un dato che conferma una trasformazione già in atto già da alcuni anni. E che certifica ormai come strutturale, e non più temporaneo, il cambiamento: il web non è più solo complemento dei media tradizionali, ma il centro della “dieta informativa” nazionale.

La nuova prima pagina è quella online
Il quadro disegnato dall’Autorità è chiaro: la rete è l’unico mezzo in crescita. Social network, motori di ricerca, siti web e app editoriali compongono oggi il principale snodo attraverso cui gli italiani scoprono e selezionano le notizie. L’accesso alle news online passa soprattutto da social network (25,1%) e motori di ricerca (24,7%), ma il 30% degli italiani continua a informarsi tramite siti e app degli editori tradizionali (radio, tv e stampa), con i quotidiani e periodici online in crescita (14,5%). Rilevante tra i più giovani il ruolo delle piattaforme di condivisione video.
I social anticipano gli altri mezzi: oltre la metà degli utenti iscritti a una piattaforma dichiara di venire a conoscenza delle notizie prima sui social che altrove. È il segno di una velocità informativa che spesso precede la verifica e la contestualizzazione.
Giovani online, anziani davanti alla TV
L’informazione italiana è anche una questione generazionale. Tra i ragazzi dai 14 ai 24 anni, il 40,7% si informa esclusivamente online. All’opposto, tra gli over 65 la televisione resta il riferimento principale (59,8%.).
La frattura è netta: i giovani vivono in un ecosistema dominato da smartphone, piattaforme video e feed social; gli anziani continuano ad affidarsi al palinsesto televisivo. In mezzo, le fasce adulte praticano la multicanalità: TV, web, radio e stampa convivono.
I giovani tra i 14 e i 24 anni si affidano per il 41,9% a un solo mezzo di comunicazione per informarsi (sostanzialmente digitale); percentuale che scende al 29% tra i 25-34 anni; per risalire gradualmente fino al 35% tra gli over 65 (prevalentemente la televisione). L’affidarsi a un solo mezzo di comunicazione suggerisce una maggiore stabilità nelle abitudini informative e una minore propensione alla diversificazione delle fonti.
Si consuma di più, ma ci si fida di meno
Il digitale cresce nei consumi, ma non nella credibilità. Qui emerge una delle contraddizioni più forti del rapporto tra italiani e media.
Più di un terzo della popolazione (35,9%) manifesta un alto livello di fiducia nei mezzi di informazione tradizionali, mentre solo il 20% ripone lo stesso livello di fiducia nei mezzi online. Parallelamente il passaparola (cioè, le informazioni provenienti da familiari e amici) mantiene, come in passato, un sempre sorprendente livello di fiducia alto (30,2%).
Tra i mezzi digitali, le categorie che raggiungono i più alti livelli di fiducia sono i motori di ricerca (28,2%), le app e i siti dei quotidiani e periodici (30,4%) e, più in generale, i siti legati agli editori tradizionali.
In riferimento a chi produce e diffonde le notizie,continuano a essere percepite come più affidabili le fonti editoriali di televisioni, radio e quotidiani. Eil mezzo ritenuto più credibile dagli italiani, indipendentemente dall’età, resta il servizio pubblico televisivo (40,5%). Seguono i quotidiani e i periodici cartacei (14,2%), la televisione commerciale (12,5%),il servizio pubblico radiofonico (8,2%), la radio privata (6,8%), le news platform (6,1%), le altre piattaforme di news come blog e podcast (4,4%), i social media (3,6%), le piattaforme video (2,5%) e gli influencer(1,2%).

Il paywall non sfonda
Se l’informazione online domina nei consumi, non riesce però a trasformarsi facilmente in ricavi diretti. Solo il 6,1% degli italiani ha un abbonamento digitale a un quotidiano. Quando incontra un paywall (accesso a pagamento ai contenuti), la maggioranza preferisce cercare la stessa notizia altrove, su motori di ricerca e testate giornalistiche gratuite.
Gli anziani aspettano che ne parlino radio e tv, mentre gli under 24 consultano solo la parte gratuita e in misura maggiore delle altre fasce d’età la cercano tra i news influencer delle piattaforme social.
Il messaggio è chiaro: il pubblico considera l’informazione necessaria, ma non sempre abbastanza esclusiva da meritare un pagamento.
Meno informazione sulla TV generalista e l’ascesa dei temi geopolitici
Mentre il web accelera, la TV rallenta. Nel 2025 l’offerta informativa della televisione generalista registra una flessione del 7% rispetto all’anno precedente e del 11,9% rispetto al 2019. A cedere soprattutto sono talk show e programmi di approfondimento (c.d. Extra TG), in calo dell’11,3% in un solo anno e del 16% rispetto al 2019.


I telegiornali mostrano invece una maggiore stabilità rispetto ai dati dell’anno scorso, ma con un calo del 4% rispetto al 2019.
Per quel che riguarda i temi, politica, cronaca e esteri concentrano due terzi del tempo informativo, ma cambia l’agenda: meno spazio alla politica interna e sempre più attenzione agli esteri e alla geopolitica, spinti dall’instabilità dei conflitti internazionali.
Ma un italiano su cinque evita le notizie
C’è poi un fenomeno che attraversa molte democrazie occidentali e che anche in Italia assume dimensioni significative: l’allontanamento volontario dall’informazione.
Il 20% della popolazione dichiara di informarsi mai o quasi mai. Le ragioni principali del rifiuto sono l’eccessiva ripetitività dei contenuti (22,3%); la prevalenza di contenuti negativi (18,1%); l’informarsi crea stati di ansia e stress (15,2%); la sfiducia nei giornalisti (14,6%); l’eccesso di notizie (14,4%); i contenuti ritenuti approssimativi e non in grado di soddisfare le proprie aspettative (12,7%). Mentre Il disinteresse dichiarato verso gli argomenti trattati (10,4%) costituisce un ulteriore fattore di allontanamento, particolarmente rilevante in alcune fasce di popolazione, come i più giovani.

Il risultato è un circolo vizioso: meno notizie consumate, minore partecipazione alla vita pubblica, minore interesse civico.
Vincenzo Basili
