Ildegarda di Bingen: la musica medicina per l’uomo
Una legge del 1930, emanata in un periodo in cui tutto ciò che era straniero veniva tradotto in italiano (ne sono un esempio Riccardo Wagner e Giovanni Sebastiano Bach) chiariva che i programmi d’esami dei Conservatori erano articolati in 32 tesi di Storia della Musica. Nel 1978 esce la prima edizione della “Storia della Musica” di Riccardo Allorto. A distanza di 50 anni, fin da allora, non era stata formulata una cronologia di eventi e personaggi. E, proprio riguardo ai personaggi prende il via questo appuntamento musicale al femminile. Ancora, nella ristampa del 1981, non vi è traccia del mondo femminino ma solo di quello mascolino. Con molta umiltà, da queste colonne, cercherò di rendere merito a quelle donne che dovettero patire rassegnatamente ogni tipo di costrizione. Esse furono in grado di lasciare un marchio indelebile nell’arte del fare musica. In quasi mille anni di storia è solo spulciando tra vecchi tomi che si ritrovano alcuni riferimenti. Vicino al loro operato di Compositrici, dipingerò anche un piccolo quadro della situazione, nella quale – spesso di nascosto – poterono scrivere. Solo nel XIX secolo, la mentalità compositiva della donna sarà più apprezzata.
Appassionata di gemmologia e gioielleria antica, ho sempre seguito la figura di Hildegar von Bingen, camaleontica donna nata il 28 marzo 1098 e morta il 17 settembre 1172. La condizione della donna nella antica società germanica, dopo le vicissitudini di quella romana, greca, celtica e gotica, ne introduce la biografia (vedi Mirella Golinelli “Talismani e Rubini – ricetta” su Omnis Magazine https://www.archivio.omnismagazine.com/218/talismani-e-rubini-ricetta) e ascolta https://youtu.be/bxjOp-eEiuI?si=1-J1YPi3qvVeH2v1.
Il De origine et situ Germanorum di Publio Cornelio Tacito, scritto nel I secolo dopo Cristo definisce lo stato delle 2 civiltà, senza anteporre l’una all’altra. Nella società germanica come in quella scandinava, la donna, sin dalla più tenera età, acquisiva pari doveri all’uomo. La moglie si poteva acquistare e l’uomo, quindi, doveva dimostrare quale dote offrire, ai genitori e ai parenti. Una volta sposata, la donna perdeva tutti i diritti. L’uomo fedifrago poteva gestire numerose relazioni contemporanea, mentre, per la donna infedele c’erano una punizione esemplare o la morte.

La donna lavorava nei campi, in casa e si spendeva anche per il culto degli dèi, protettori della Famiglia. Questo è lo scenario dal quale emerge la Badessa, mistica e compositrice Hildegar. Fu “Santa subito”; ovvero già dal giorno seguente la sua morte. Idolatrata in tutta la Germania, Ildegarda, era in grado di trasporre in ogni cosa e in ogni situazione, l’amore per il Creato e il suo Creatore. Ecco perché per mezzo della sua incrollabile fede preparava pozioni medicamentose per la sanità del corpo e della mente, nel rispetto della Natura che Ella considerava fonte inestinguibile di vigore per vivere bene. Attraverso i suoi studi raffinò, quindi, rimedi personalizzati per mantenere una perfetta forma fisica. A questa donna eccezionale si devono oltre 2000 ricette di farmaci naturali ricavati da piante e fiori, per curare ogni tipo di malattia. Curiosità: oltre 20.000 disturbi autoimmuni, possono essere curati con il finocchiello. Le sue ricette, i suoi decotti, le sue tisane, non avevano nessun effetto collaterale. Ildegarda credeva profondamente nella fonte energetica proveniente dal Creatore e nella deferenza alla flora e alla fauna da Lui stesso create. Piante, uccelli, animali, pietre dure e gemme non sono che la quintessenza dell’Universo.
La pratica musicale per la Bingen è fondamento alla completezza del diventare uomo. È per le sue doti (nel convento benedettino di Disibodenberg ha la sua prima visione) che a 43 anni scrive il primo trattato teologico, nel quale invita a mettere per iscritto ogni cosa vista e sentita. La mistica intendeva la musica (pratica e ascolto) il mezzo per ristabilire l’armonia nel corpo e nell’anima e per congiungersi a quel Dio Creatore che elargisce salvezza.
Entrata in convento a 8 anni, vi rimase sino alla morte. Gli ultimi 24 anni della sua vita li trascorse nel convento da lei fondato, il Monastero di Rupertsberg.
Ildegarda compose musica a carattere sacro che venne utilizzata nelle funzioni e raccolta, poi, nella Sinfonia delle rivelazioni celesti. Con la musica si otteneva quindi la salvezza che conduceva alla guarigione. Nell’arco temporale che va dal 1150 al 1158, compone ben 77 inni di lode. Accorpa alla sola musica strumentale anche la danza, asserendo che la fusione di queste due arti riordinerebbe l’armonia interiore di ciascuno.La musica può far guarire. Symphonialis est anima (l’anima è sinfonica).
I temi sacri tipici del secolo XII sono quelli dai quali attinge anche lei, ma ciò che viene sublimato e trasfonde dalle sue composizioni è il fervore con il quale stende – in dono allo Spirito Santo che è quell’alito che vive in ogni cosa – delle splendide Antifone. Un esempio: Spiritus Sanctus vivificans vitae (vedi sotto).
Ciò che mi ha esterrefatto è stato scoprire quanto ha musicato in lode di Sant’Orsola (che si ricorda il 27 gennaio), protettrice delle Orsoline e delle 13mila vergini. Una luce brillante comparve nel cielo al momento della sua morte, era Santa già, per quel Creatore del quale aveva celebrato la grandezza infinita.
Hildegard era di nobili origini e fu Consigliere anche di Federico Barbarossa, grazie alle voci misteriose che udiva e le suggerivano predizioni che furono raccolte nel trattato teologico “Scivias” e furono apposte pure nel libro delle Opere divine e nel Liber Meritorum. Il suo Consigliere divino l’avvertiva di non trascrivere i pensieri e le intenzioni umane ma solo ciò che udiva e vedeva manifestarsi in cielo… il vento!

Il salterio a 10 corde era lo strumento con il quale si accompagnava nel canto del Salmi di David. Probabilmente i ricchi genitori e in seguito la nobildonna Jutta von Sponheim, furono i suoi primi educatori musicali.
Grazie all’Ordine più antico – quello benedettino –molte compositrici poterono esplicare la loro arte. La pratica del canto era esercitata dalle suore per un quarto della giornata. Codeste intonavano le parti liturgiche classiche come le Antifone, i Responsori, le Sequenze e gli Inni. Le melodie acquisiscono perciò due modalità: quella sillabica, dove a ogni nota corrisponde una sillaba e quella melismatica in cui il melisma -che è un’ornamentazione melodica- affascina. I canti sono scritti in una tessitura che può occupare oltre 2 ottave e chi li esegue deve essere un vocalista esperto. Grandi emozioni pervadono perciò l’ascoltatore con la loro spontaneità espressiva, provocando stati d’estasi addirittura in chi li ascolta per la prima volta.

La Bingen, con le sue composizioni, volle insegnare all’uditore di ascoltare con il cuore e di vedere con l’anima, per sperimentare… il vento divino… di richiamo.
Ordo Virtutum è l’unica opera della Bingen a non aver carattere di liturgia, bensì storicamente, è il più antico esempio di “dramma morale”, precursore dell’opera lirica moderna.
Mirella Golinelli
Spiritus Sanctus vivificans: Testo in italiano
Spirito Santo che dà la vita
che muove ogni cosa
ed è la radice che muove ogni creatura
e tutto lava dalle impurità
che cancella i peccati e unge le ferite
e così la vita è luminosae degna di lode.
Suscita e risuscita tutte le cose
Ordo Virtutum
