Il sole e l’orientamento delle chiese medievali
Il più semplice simbolo solare è costituito da un cerchio che può poi venire modificato aggiungendo dei raggi, delle ali, oppure decorandolo in varie maniere. A volte il sole è rappresentato come una stella a otto punte, come nella stele antropomorfica di Rocher des Doms, ad Avignone (3500 a.C.).
Il Sole rende possibile la crescita delle piante e il ritmo delle stagioni, quindi è spesso associato alla nascita, all’abbondanza e alla vitalità. La luce solare “rivela” ciò che è nascosto, per questo il Sole è simbolo di verità, chiarezza mentale, illuminazione spirituale e coscienza. Il Sole tramonta e ritorna ogni giorno: questo ciclo lo rende un simbolo di resurrezione, eternità e trasformazione spirituale.
Nell’Antico Egitto il dio del sole era Ra, venerato come re degli dèi e creatore dell’universo. Il culto del Sole era centrale nella religione egizia. Secondo le credenze del tempo, il dio Ra attraversava il cielo di giorno e il mondo sotterraneo di notte, rappresentando il ciclo cosmico della vita e della morte.
Il simbolo del dio del Sole babilonese e assiro Šamaš era rappresentato come un disco solare a otto raggi, di cui quattro ondulati e quattro triangolari.
Il faraone Akhenaton, che radicalizzò il culto del dio Sole, praticamente abbandonando il politeismo, introdusse il culto del dio Aton, la cui iconografia era costituita da un disco solare raggiato.
Dal disco solare origina la corona raggiata. Infatti, il dio greco Elio, personificazione del Sole, sul capo presenta questo tipo di corona. Secondo la mitologia greca Elio guidava il carro sorgendo dall’Oceano ad Oriente, attraversando la volta celeste e alla sera scomparendo nell’Oceano ad Occidente, per poi rifare lo stesso tragitto il giorno dopo.
Presso i Romani il culto del dio Sole, tra il II e il III secolo d.C., venne sostituito dal culto del Sol Invictus e fu ufficializzato dall’imperatore Aureliano che si nominò supremo sacerdote, affermando che il suo potere gli era stato concesso da questa divinità e venne nominato Oriens Augustus.
Il termine latino Oriens si riferisce al sole nascente, alle province orientali dell’Impero o, per estensione, alla divinità del Sole stesso. Nella propaganda imperiale il significato simbolico era duplice. Da un lato celebrava l’Oriente come sorgente di luce e metafora della rinascita (il “sole nascente” dell’Imperatore). Dall’altro, rappresentava la divina sanzione del potere dell’Augusto come protetto o personificazione stessa del Sole.

Contemporaneamente a quello del Sol invictus si diffuse presso i Romani anche il culto del dio Mitra che prevedeva, per i suoi fedeli, una preghiera al sole tre volte al giorno guardando verso est al mattino, verso sud a mezzogiorno e ad ovest alla sera.
Nel contesto religioso del III secolo d.C., il culto di Mitra e quello del Sol Invictus contribuirono, insieme alla sentita necessità di un monoteismo, a delineare un orizzonte spirituale e simbolico che favorì la successiva affermazione del cristianesimo nell’Impero Romano. Pur senza configurare un rapporto di derivazione diretta, tali culti diffusero concezioni religiose nuove rispetto alla tradizione civica romana: l’idea di una salvezza personale, di una divinità universale e di un forte simbolismo della luce come principio di ordine e rigenerazione cosmica. In particolare, sotto Aureliano, Sol Invictus assunse il significato di rinascita dell’Impero e di manifestazione di una sovranità sostenuta da una forza divina unica e universale. Parallelamente, il mitraismo, centrato sulla partecipazione iniziatica e sul rapporto personale con il divino, preparò il terreno a forme di religiosità più interiori e comunitarie. In questo quadro, il cristianesimo poté inserirsi efficacemente in un ambiente culturale già predisposto ad accogliere temi quali la redenzione, l’universalismo religioso e la vittoria della luce sulle tenebre, reinterpretandoli però entro una nuova prospettiva teologica fondata sulla figura di Cristo.
Secondo la tradizione cristiana, Gesù risorge il terzo giorno dopo la crocifissione, cioè la domenica di Pasqua, da qui l’abitudine di festeggiare la sua resurrezione nel giorno dedicato al sole (dies solis) e l’abitudine di chiamarlo “giorno del Signore” (da cui il nome domenica).
Per i cristiani Cristo è associato alla simbologia solare come aspettativa della venuta di un “sole di giustizia” come scritto nell’Antico Testamento (Malachia 4:2 in molte Bibbie cristiane; 3:20 nella numerazione ebraica). Nel Vangelo di Luca (Luca 1:68–79), nel Benedictus di Zaccaria, troviamo: “Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto”, dove è chiaramente sottintesa l’identificazione di Gesù con il sole. È Gesù stesso, nel Vangelo secondo Giovanni (Giovanni 8,12), a dirci: “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”
Quindi il simbolismo solare si fonda sull’analogia tra il sole che illumina la terra e il Cristo che illumina le coscienze dell’umanità e sulla Resurrezione.
Tenendo presente questa analogia i primi cristiani iniziarono a pregare rivolgendosi ad est ovvero la direzione del sole nascente.
Dal IV sec. in poi, con la costruzione delle prime grandi basiliche cristiane, emerse una tendenza molto forte a costruirle con l’asse est–ovest, l’abside su cui era raffigurata la croce e successivamente il Cristo Pantocratore generalmente verso est e i fedeli rivolti verso est durante le preghiere. Questo orientamento, anche se molto diffuso, non sempre venne rispettato rigidamente. A volte prevalevano: la conformazione urbana, la presenza di edifici precedenti, il luogo della tomba di un martire o semplicemente dei vincoli topografici.
Per esempio, la vecchia Basilica di San Pietro costantiniana, a Roma, aveva un orientamento particolare: l’abside era a ovest, non a est, perché si volle costruire sopra la tomba attribuita a San Pietro.

Molto probabilmente l’orientamento delle chiese traeva la sua ragione anche dal fatto che la Croce di Cristo sul monte Calvario era stata innalzata in direzione ovest, per cui Maria e gli Apostoli pregavano rivolti verso est.
Il Concilio di Nicea (oggi İznik, in Turchia), grande incontro di vescovi cristiani, convocato dall’imperatore Costantino nel 325 d.C., tra le tante decisioni prese, tra cui la condanna dell’arianesimo, la formulazione iniziale del Credo (niceno) e la data comune della Pasqua, decise anche che l’asse dell’edificio delle chiese doveva essere orientato in direzione est-ovest, con l’abside rivolta verso il punto dove nasce il sole.

Questo tipo di moneta fu emesso dopo la morte di Costantino, nel 337 d.C., dai suoi figli e successori, per celebrarne l’apoteosi, cioè l’elevazione di eroi o sovrani a divinità, dopo la morte. A Roma il processo di deificazione era spesso decretato dal Senato come nel caso di Giulio Cesare o di Augusto.
Fabio Pettazzoni
Accademia Italiana di Studi Numismatici
