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Il futuro delle macchine agricole

N. 69- Agosto 2022

 

 

Il futuro delle macchine agricole

Conflitto in Ucraina, crisi economica, cambiamenti climatici, inflazione, nuovo assetto politico mondiale e, nello specifico, il loro impatto sugli asset dell’agricoltura sono stati gli argomenti, forti e attuali, trattati nel Convegno tenutosi a Bologna, nel complesso di Varignana,  nel corso dell’Assemblea annuale FederUnacoma (Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’agricoltura e il giardinaggio e relativa componentistica): un dibattito puntuale ed articolato, incentrato sulle ricadute che la crisi militare sta generando sulla geografia delle produzioni agricole e sul mercato delle macchine ad esse correlato. Con il messaggio del Ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli si è aperto il confronto che ha visto la partecipazione di Carlo Cottarelli, Dario Fabbri, Paolo De Castro, oltre che del Presidente dei costruttori di macchine agricole Alessandro Malavolti.

La crisi economica determinata dalla guerra in Ucraina minaccia infatti anche il settore delle macchine agricole e rischia di frenare un mercato in fase di espansione, come dimostrato dal fatto che la vendita di trattrici a livello mondiale aveva avuto nel 2021 un incremento del 13,2% rispetto all’anno precedente, con indici particolarmente positivi nel mercato indiano (+28%), statunitense (+10,5%) ed europeo (+16%). Seguendo questo trend, sulla spinta di una domanda potenziale, il commercio mondiale delle macchine agricole era previsto in crescita del 7,1% nel quadriennio 2022-2025. Il conflitto in Ucraina ha invece modificato drasticamente lo scenario e messo in discussione la crescita del mercato, determinando cambiamenti nell’economia agricola, nella geografia delle produzioni, nella catena delle forniture per l’industria a partire da quelle energetiche.

I dati FAO diffusi in giugno già indicano nell’anno in corso un calo della produzione a livello globale, determinato dalla riduzione delle derrate provenienti da Ucraina e Russia, paesi che da soli coprivano circa il 30% dell’export mondiale di grano e orzo. La riduzione delle derrate di questi paesi, ha ricordato Malavolti aprendo il dibattito, comporterà una nuova geografia di produzione, assegnando un ruolo maggiore a paesi come il Brasile, l’Australia e l’India e questo significa apertura di nuove rotte commerciali e approntamento di nuove logistiche nello scenario globale.

Al di là delle posizioni ideologiche, ha spiegato l’analista Dario Fabbri, l’espansione della Russia in Ucraina non conviene all’Europa. La situazione in Ucraina resta complessa ed è verosimile che la nuova geografia dell’agricoltura porterà le aziende agromeccaniche italiane a cercare nuovi mercati di destinazione per le loro produzioni.

In Italia, ha evidenziato l’economista Carlo Cottarelli analizzando l’attuale scenario economico, “non c’è il rischio di una recessione, ma l’incertezza è legata all’incremento delle sanzioni e quindi alla crescita del costo della materia energetica. Un’altra variabile riguarda l’effetto della crescita dei tassi d’interesse, rispetto alla quale la BCE non ha margini illimitati, giacché una politica troppo restrittiva potrebbe innescare spinte politiche antieuropeiste”.       

Paolo De Castro ha ricordato da Bruxelles che “le esportazioni agroalimentari da Russia e Ucraina in Europa non incidono percentualmente sul bilancio di settore dell’Unione Europea, che era e si conferma il primo grande esportatore mondiale di prodotti agroalimentari. Il conflitto in corso tra Russia e Ucraina certo preoccupa tutti. Tuttavia oggi, ciò che preoccupa di più è il problema della siccità, il tema delle emissioni gassose nell’atmosfera che ha impatti sul piano climatico che, senza l’inversione di tendenza, potrebbe avere riflessi negativi per il pianeta ben più gravosi. Entro il 2030 gli obiettivi della strategia “Farm to Fork” lanciati dalla Commissione Ue sono ambiziosi, ma vanno tradotti in atti legislativi. Le transizioni ecologiche non possono comunque essere attuate contro gli interessi degli agricoltori.”   

Le vicende belliche stanno riportando in primo piano l’agricoltura quale elemento basilare per ogni sistema economico – ha detto nel suo video messaggio il Ministro dell’Agricoltura Patuanelli – ma l’agricoltura significa oggi alta tecnologia e quindi meccanizzazione agricola. L’industria italiana ha una leadership mondiale in questo settore e molto importante è l’azione di sostegno che il Governo sta svolgendo per incentivare l’acquisto di mezzi di nuova generazione. Piani di Sviluppo Rurale, PNRR, Bandi ISI e Legge Sabatini sono tutti strumenti efficaci e particolarmente importante è il credito di imposta per il 4.0 che serve a stimolare l’agricoltore verso la piena transizione digitale.

L’industria italiana delle macchine agricole si trova quindi a fronteggiare una fase difficile, essendo esposta tanto alle variabili agricole quanto a quelle industriali, ma assume un ruolo centrale per migliorare la produttività e insieme utilizzare le risorse naturali in modo sostenibile.

Emilio Bonavita

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