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Due secoli di compositrici guerriere

N. 114 - Settembre 2026

 

 

 

 

Due secoli di compositrici guerriere

Amy Beach visse nell’era vittoriana, subordinata al marito noto medico, di 24 anni più vecchio. Egli finalmente morì nel 1910, lasciandola libera di esibirsi, di viaggiare, di raggiungere l’anelata Europa, ove poté proporre i suoi componimenti.

Photographer: Bachrach.

Bisogna rendersi conto della castrazione che questa valente intelligenza musicale dovette subire. Il vecchio coniuge le impose di non esibirsi altro che due volte all’anno e per beneficenza. Così per ben 43 anni (Amy nasce nel 1867) e sino al 1910, la prima compositrice americana dovette accontentarsi di applicarsi alla sola materia compositiva. Il debutto della giovanissima Amy, con la Boston Symphony Orchestra, avvenne all’età di 16 anni. Il suo imponente successo fu decretato con oltre 300 composizioni di carattere tardo romantico; complesse e ricche di struggenti melodie.

https://youtu.be/FjDxUkk1ao0?si=nnMHiFIqzAGuXoQ2

A diciotto anni purtroppo prese marito. Dotata di straordinaria attrazione per la musica – grazie agli insegnamenti materni – si favoleggia che già dal primo anno di vita memorizzasse melodie e ne creasse a soli quattro. Questa condizione la vide plasmare – con pochi altri compositori maschi – un vero e proprio stile americano. Nel 1894, concepì la sua prima e celeberrima opera Gaelic Symphony https://youtu.be/a90JHU2saSU?si=DR9v67PNuCvr9gPe (ascoltate il secondo movimento alla siciliana, che ricorda l’ambiente di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni 1889). Due anni prima, la Beach aveva composto un’opera sacra colossale, allineandosi ai titani maschili Haendel e Haydn. Nel 1899 esegue il suo concerto per pianoforte in Do diesis minore. La gravità che traspare dalla scelta della tonalità minore fu apprezzata dal pubblico tedesco e americano che poté godere del Concerto per violino e pianoforte op. 34, dell’Opera 67 e anche della sua capiente raccolta di oltre 150 Canzoni. La Beach fu una donna di successo, che compose musica colta e che si adoperò per supportare le giovani compositrici. Ottenne il miglioramento dell’insegnamento per le donne compositrice sfavorite, costituendo borse di studio, per loro. Fece della propria carriera un modello divulgato attraverso i suoi scritti e contrastò il muro umano eretto dai maschi che, scioccamente, hanno sempre ritenuto che il sesso debole non fosse intelligente abbastanza per comporre concerti, sinfonie e messe. È deceduta nel 1944 a New York.

In Italia, intanto…

Lucia Anselmi, nata anch’ella nel 1867, ma a Vercelli, fu una sublime pianista che studiò all’Accademia di Santa Cecilia in Roma. Un occhio di riguardo a Lei e alla Calosso (dirò di seguito) poiché entrambe sono morte prematuramente. Lucia morì nel 1913 (altre fonti citano il 1936). Studiò l’arte della composizione nientemeno che con Alessandro Parisotti, il quale era nato nel 1853 e morì anch’egli nel 1913). Il Parisotti raggiunse l’apice mondiale – fu compositore, ricercatore e critico musicale – dando alle stampe, tra il 1885 e il 1890, la raccolta in tre volumi, intitolata Arie Antiche,

https://youtube.com/playlistlist=PL6XI7nnd5otKN4AyUK_A8Qpj6FiTdlJAt&si=I662qz6Ly633HXGM

In un solo lustro, e per suo merito, fu possibile conoscere pagine vocali dimenticate, d’inestimabile valore. Questo fondamentale testo edito da Ricordi, nel quale figurano componimenti ridotti per canto e pianoforte o clavicembalo, firmati da compositori sconosciuti ai più, è la fonte dalla quale attingono sia gli studenti dei Conservatori sia i famosi esecutori: la base per lo studio del canto classico per il XVII e XVIII secolo. Una mancanza di questa antologia purtroppo è la lettura vivaldiana. Lucia Anselmi, divenuta Contini dopo aver contratto matrimonio, compose per organico orchestrale, piano solista, violino e violoncello.

Teresa Del Riego (1876-1968) compositrice, cantante, pianista e violinista è una gloria londinese di origini spagnole. Ella fu una tra le più brillanti compositrici del XX secolo. Le sue canzoni e ballate, riscossero grande successo commerciale, come non era mai accaduto prima! Soprattutto la sua Ballata O dry Those Tears del 1901

https://youtu.be/XCjPBkir7Sw?si=xwzRVsH5kealsQ8D

I celebri concerti trasmessi dalla BBC Proms la eseguirono per ben 15 volte, insieme ad altri suoi brani composti tra il 1918 e il 1926. Sostenitrice del movimento delle Suffragette, compose il loro inno ufficiale The Awakening (Il Risveglio). Le soddisfazioni culminarono durante l’incoronazione del Re Edoardo VII. Per questa solenne cerimonia, l’orchestra della Royal Albert Hall eseguì il suo brano The King’s song.

Dal mondo della lirica, alcuni tra i più famosi Soprani dell’epoca, cantarono le sue composizioni che sono oltre 300. Prima Alessandro Parisotti, per Lucia Anselmi Contini e poi Sir Paolo Tosti celeberrimo compositore e baritono alla Corte Reale Britannica, furono gli eccellenti Maestri italiani di queste compositrici. Per la Del Riego, che compose canzoni per i militari al fronte durante il Primo Conflitto Mondiale, Tosti fu il maestro di composizione.

Eugenia Calosso, compositrice torinese (1878-1914) è tra le pochissime italiane che hanno fatto la storia della composizione. Codesta speciale musicista, compositrice di oltre 100 Lieder, di un’opera lirica e tanto altro; diresse personalmente le sue composizioni musicali, suonate dalle più prestigiose orchestre dei maggiori teatri e sale da concerto in Europa. Il trionfale successo italiano culmina nel 1910, al Casinò di San Remo, dove, in un programma che prevedeva anche compositori maschi, lei, Eugenia, ottiene il tripudio dell’uditorio. Ella era pure un’insegnante di canto, punto a favore per un direttore d’orchestra. Studiò composizione con Giovanni Cravero, al quale la città di Torino ha dedicato una via.

Elisabetta Oddone Sully-Rao(1878 – 1972), milanese, compose opere liriche e molta musica vocale da camera, essendo un valente mezzosoprano. Vissuta a cavallo tra il XIX e il XX secolo fu dimenticata, ma le sue partiture impostate sull’arte contrappuntistica, venivano eseguite pubblicamente dagli allievi del Conservatorio di Milano. Il colore della sua voce era affascinante e dobbiamo ricordare che i maggiori compositori, come Rossini, Vivaldi, Haendel, prediligevano e quindi componevano per voci scure. La volgarità delle grida, degli acuti nel momento che previene la morte della protagonista, si riscontra malauguratamente in Puccini.

Furbamente, e per riuscire a proporre le sue composizioni, Elisabetta adotta il nome d’arte Eliodd. Il grande merito di questa compositrice fu quello di vedere oltre la mente dei maschi, che componevano musica lirica solo per gli adulti. Ella riuscì infatti a produrre musica per i fanciulli. Il suo proposito era quello di insegnare attraverso l’ascolto, quanta bellezza era racchiusa nella musica. Una grande attenzione all’infanzia, per la quale produsse operine, fiabe e sottofondi musicali, per gli spettacoli dei burattini. Si interessò anche di raccogliere la musica colta del popolo, che la tradizione italiana, stava dimenticando.

Un poker di artiste

Nel 1879, nacquero quattro importanti compositrici, tutte d’origine straniera.

Johanna Senfter,morta nel 1961, compose 9 grandi sinfoniehttps://youtu.be/gvsTlAe9e8E?si=DmIjidci3i_S_v5Xnel periodo tra il tardo Romanticismo e il ‘900.

La Senfter e la cilena Carmela Mackenna, morta nel 1962, furono accumunate nell’ultima parte della loro vita da un tragico e ricercato isolamento dall’esterno. Nonostante i successi raccolti

(Apro una piccola parentesi sul numero 9 in ambito musicale. Ad esso, viene spesso associata “la maledizione della Nona”. A comporre 9 sinfonie furono Beethoven, Dvorak, Williams, Schubert, Bruckner e Mahler. Poi si dirà di Alma Mahler). Max Reger, che insegnava al Conservatorio Reale di Lipsia e l’aveva come studentessa, la definì la sua più brava allieva. Nell’arco di soli due anni ottenne il prestigioso premio Nikisch, per giovani direttori d’orchestra. La sua agiata condizione sociale le permise di comporre oltre 140 opere per violino, organo e clarinetto. Era stato il nonno materno a creare un impero, producendo su vasta scala il farmaco contro la malaria, detto “chinino”.

in Europa, Carmela, soffrì l’indifferenza che le riservarono i suoi concittadini e la dimenticanza delle sue musiche che non furono più eseguite nella sua città natale, Santiago. La Mackenna musicò l’espressionismo e il neoclassicismo in forma poetica. Fu la prima compositrice a interpretare attraverso le note, i versi di Pablo Neruda nel 1931. Apparteneva all’altissima aristocrazia, ma questa condizione non le giovò alfine di poter praticare in maniera professionale l’arte che sentiva nel cuore. Per questo motivo dovette celare la sua passione per la musica, però il successo del concerto per pianoforte e orchestra, da lei eseguito con il supporto dell’orchestra della Radio di Berlino, confermò che a prevalere sull’aristocrazia è solo l’anima… di una vera Artista!

Per Poldowsky, pseudonimo di Régine Wieniawski,compositrice britannica figlia del famosissimo Henry Wieniawsky, morta nel 1937, la vita fu più breve, probabilmente per l’uso sfrenato di oppio e stupefacenti di cui lei e il figlio – che appartenevano all’aristocrazia- facevano largo uso. Le sue composizioni venivano firmate Poldowsky, la cui declinazione è al maschile. Iscrittasi a 12 anni al Conservatorio di Bruxelles – secondo quanto ella affermava – pare invece che avesse frequentato solo lezioni private con i maestri del Conservatorio stesso. Dopo la morte del figlio, scrisse una straziante Berceuse pour l’enfant mourant https://youtu.be/0aslVnUKL_4?si=abtNSPcnb-6lUPIC . Riuscì a far ascoltare la sua musica, dalla quale percepiva i diritti d’autore; tra i suoi ascoltatori anche i componenti della Casa Reale Inglese che erano suoi clienti, avendo aperto una rinomata boutique di alta moda a Londra, nella quale vendeva le sue creazioni sartoriali.

Alma Mahler, figlia del pittore Emil Schindler, morì nel 1964. Fu la moglie di svariati personaggi del mondo dell’arte; tra questi spicca Gustav Mahler. Il compositore, che divenne suo marito nel 1902, prima di prenderla in moglie le inviò una lettera di 20 pagine, nella quale la obbligava a smettere completamente di comporre musica. In casa Mahler, solo Gustav poteva comporre. Alma al massimo, poteva fargli da copista o da assistente. Di Alma a oggi, sono rimaste solo 17 composizioni. Anche per Alma, un misero destino. Esiliata a New York – nonostante ricevesse Igor Stravinsky, Leonard Berstein e i più importanti intellettuali del tempo – vestita di pesanti broccati e noncurante della moda, iniziò a bere fiumi di benedictine, un liquore a base di erbe che la rese dipendente dall’alcol.

Uno sguardo dal 1860 al 1960

Per le donne compositrici e per quelle che, praticando un’arte, si rendevano indipendenti finanziariamente e dall’oppressione dell’uomo, vi sono ancora forti barriere sociali: provenire dall’alta società, dover sposare forzatamente un marito più anziano, non dedicarsi alla composizione per non essere considerata di rango inferiore…. Insomma, il prevaricare dell’uomo sulla figura femminile intelligente e pensante è evidentemente un bisogno all’ordine del giorno, un fatto storico in ogni epoca!

La donna doveva accudire la famiglia e tacere. Impensabile che potesse applicarsi a un’arte seria, in maniera seria. Ciò fece sì che molte orchestre e istituzioni proibissero loro di calcare il palcoscenico, di indossare abiti da concerto, di eseguire la loro importante musica, frutto delle loro emozioni.

Ecco cosa affrontarono ancora dopo molti secoli le donne compositrici del XIX e XX secolo:

  1. I maschi, sebbene passino i secoli, conservano la loro posizione. Rifiutano a queste donne di frequentare i corsi di apprendimento avanzato della composizione.
  2. Le loro opere spesso non passarono alle stampe (o solo in rarissimi casi) per questioni anche di gelosie; per il fatto che la figura femminile sarebbe stata esposta a sguardi e commenti di altri uomini
  3. sempre secondo la parte maschile, le donne non sarebbero in grado di comporre musica sinfonica
  4. La cosa più ridicola è che le compositrici dovettero avvalersi di pseudonimi al maschile, per ingannare i maschi e far ascoltare le loro composizioni in programmi di sala che prevedevano solo nomi maschili di compositori. Maggiore la soddisfazione, quando il loro lavoro veniva apprezzato e caldamente applaudito, anche dagli ignari maschi.

Come si sono difese e devono continuare a difendersi dalle angherie maschili?

Le donne non hanno mai abbandonato i loro sogni, cercando sempre la pratica della musica, accontentandosi dell’insegnamento e della composizione per piccoli organici strumentali e da camera. Con la loro caparbietà, alcune sono emerse internazionalmente. Con l’avvento del XX secolo, il numero delle donne iscritte nei Conservatori è aumentato.

Tutte queste donne dell’arte non spezzarono mai quel sottile legame che, anche attraverso i secoli, le ha unite. Con dedizione hanno lasciato i loro sentimenti sulla carta, sicure che qualcuno si sarebbe ricordato di loro. Furono fonte di innovazione, poiché cercarono sempre di essere al passo con la storia della civiltà umana.

Mirella Golinelli

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