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Dalla guerra Russia-Ucraina alla tragedia mondiale della fame

N. 67 - Giugno 2022

 

Dalla guerra Russia-Ucraina alla tragedia mondiale della fame

La nemesi storica è quasi beffarda: negli anni Ottanta del secolo scorso i cingoli dei trattori distruggevano la frutta per evitare che nei Paesi sviluppati i prezzi dei prodotti agricoli crollassero troppo in basso, oggi sono i cingoli dei carrarmati della guerra Russia-Ucraina che stanno distruggendo uno dei principali granai d’Europa e del mondo, facendo schizzare in alto i prezzi del grano, alla base dell’alimentazione della popolazione mondiale, con la conseguenza che presto finiremo ad acquistare la farina in gioielleria.

È un problema non certo inferiore a quello energetico: se la penuria di gas e petrolio può essere affrontata con l’austerity, spegnendo condizionatori e termosifoni, o anche ricorrendo a giacimenti in altri Paesi, sarà molto più difficile spegnere la fame senza il grano di Russia e Ucraina, che da sole coprono rispettivamente il 21% e il 10% delle esportazioni mondiali di frumento tenero (quello che serve a fare il pane per intenderci).

Secondo il World Food Programme (Programma alimentare mondiale) dell’Onu, agli attuali 276 milioni di persone che nel mondo, dopo la pandemia, soffrono la fame, rischiano di aggiungersene 47 milioni. Si tratta di popolazioni di Paesi in gravi crisi economiche, sociali, climatiche, come Afghanistan, Yemen, Corno d’Africa, Siria, Sud Sudan; ma anche nei Paesi sviluppati il numero di quanti faranno fatica ad nutrirsi adeguatamente è destinato a crescere, se solo pensiamo che a marzo 2022 i prezzi alimentari sono aumentati del 10,9 rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Comunque, con qualche euro in più, la maggioranza delle tavole italiane ed europee continueranno ad essere apparecchiate, ma per le popolazioni che già soffrivano pesantemente la fame sarà una vera tragedia. In alcune regioni non piove da anni e la situazione è gravissima in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione, tra cui i bambini, molti dei quali soffrono di denutrizione acuta grave e, senza aiuti immediati, rischiano di morire.  

Gas e petrolio, con qualche rallentamento, per il momento continuano a scorrere lungo gli oleodotti che arrivano dall’est o scorreranno prossimamente in nuovi oleodotti, ma così non è per i cereali che arrivavano via mare, tramite navi oggi bloccate nel porto di Odessa e negli altri porti del mar Nero a causa della guerra. Secondo la Fao, nei silos Ucraini sono bloccati 25 milioni di tonnellate di grano, senza contare il mancato raccolto di quest’anno.

La situazione è come un dòmino cui è stato dato il primo colpo: la reazione a catena sta provocando difficoltà di approvvigionamento delle materie prime per produrre mangimi, mentre la mancata esportazione di concimi (alla cui base ci sono prodotti come potassio, azoto, fosforo esportati in larga parte da Ucraina, Russia, Bielorussia) sta limitando anche la produzione alimentare italiana ed europea, con costi che schizzano sempre più in alto, insostenibili per tutta la catena alimentare, dall’agricoltura all’industria di trasformazione, al commercio.

Sicuramente l’Italia, l’Europa ed altri Paesi economicamente forti non avranno (almeno nell’immediato) il problema della fame, ma ci sono interi Paesi dove è già una tragedia assoluta e a soffrire di più saranno i bambini e i più poveri.

Non sarà ancora (e speriamo non sia mai) una guerra mondiale, ma nell’era della globalizzazione, la guerra non è solo un’inutile strage delle popolazioni coinvolte, ma una vera tragedia per tutta la popolazione del mondo.

Giuseppe Di Paolo

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