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Cosa insegna la terribile alluvione delle Marche

N. 72- Novembre 2022

 

 

Cosa insegna la terribile alluvione delle Marche

La voce ha tremato per giorni. Chiediamo ad alcuni cittadini di Senigallia, Sassoferrato, Ostra com’è andata, come stanno e come sta andando. E’ trascorso quasi un mese dalla drammatica alluvione che ha colpito le Marche nella serata del 15 settembre, una nottata di inferno mai annunciato. Il tempo del dolore sembra comunque sospeso e infinito.

Quanto accaduto è qualcosa di inimmaginabile e terribile, un numero inaccettabilmente di vittime. Troppi sono morti, troppe vite giovani spezzate dall’acqua e dal fango. Come immaginare così tanta violenza e pioggia dopo l’estate più torrida e siccitosa? Gli esperti provano a raccontare un fenomeno che non si era mai visto prima, una terminologia sconosciuta, nubifragi dovuti a temporali autorigeneranti. Difficile capire di che si tratta se non prendendo atto del mutamento climatico nel quale siamo intrappolati. Sono caduti 400 millimetri di pioggia in pochissimo tempo. Ogni abitante del territorio colpito è rimasto sconvolto e non si dà pace.

Il comprensorio è ancora più vasto di quanto i media mainstream hanno riportato. Anche dove fortunatamente non ci sono state vittime, la distruzione non è quantificabile e riguarda campagne e città, non solo della provincia di Ancona e Pesaro Urbino, ma anche di Macerata. La cronaca è stata concentrata emotivamente nella drammatica ricerca dei dispersi e nelle indagini avviate dalla Magistratura per individuare illeciti e eventuali responsabilità. La distruzione e la melma sembravano non avere né fine né confini. Aziende agricole, imprese, attività commerciali hanno avuto ingentissimi danni. La rete viaria è distrutta o danneggiata da Nord a Sud delle Marche.

A Sassoferrato (AN), uno dei Borghi più belli d’Italia, in primis. Non viene quasi mai nominato questo delizioso paese di 7mila abitanti, noto per la storia e per la maestria nel dipingere volti di Madonne del concittadino barocco Giovan Battista Salvi, detto appunto “Il Sassoferrato”. A una settimana dal disastro sia il centro storico che l’intero territorio comunale erano ancora in ginocchio. Diverse frazioni erano ancora isolate. La rete stradale ed elettrica è stata spazzata via dal fango e dalla piena del fiume Sentino e dei suoi affluenti. Almeno 26 dipendenti hanno perso il posto di lavoro perché l’azienda dove lavoravano semplicemente non esiste più. Le altre? Tutte coperte di melma, una melma infinita, contrastata attivamente fin dalle prime ore dell’emergenza da una straordinaria sinergia solidale ed efficiente tra l’amministrazione comunale e i suoi cittadini.  

Negli altri centri, grazie al tam tam dei social, gli aiuti sono scattati tra cittadini che hanno aiutato chi aveva più bisogno di altri o era solo.

Sgomento

I marchigiani tenaci, resilienti e discreti, hanno superato più volte disgrazie e calamità ma questa volta è stato diverso. Non era mai successo niente di così distruttivo, acqua e fango. Non conoscevano questi nemici, non erano mai stati mai tanto dannosi e mortiferi.

Forse è questa realtà nuova e incredibile che rende tutto ancor più difficile. Una cittadina come Senigallia ha più volte avuto alluvioni, già prima di questa ultima, nel 2014, il fiume Misa era straripato allagando sottopassi, campi e garage, quattro le vittime.

Le Marche conoscono il terremoto, la distruzione delle case, polvere, macerie. Ma non il fango che travolge tutto, né lo scatenarsi violento dei fiumi che fino al giorno precedente erano asciutti. Per affrontare gli eventi sismici in regione da tempo si informa la popolazione, nelle scuole si svolgono annualmente le esercitazioni per imparare a convivere in territorio sismico. Ma per affrontare la piena impetuosa del fiume, un nubifragio, la melma che copre e sommerge tutto non erano preparati.  

Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, conosce bene i territori interni delle Marche. Dopo il terremoto del 2016, che ha visto la ricostruzione ferma al palo (è ripartita solo recentemente grazie alle scelte e ai nuovi provvedimenti del Commissario Lignini), lui lo sa bene: “se non si interviene nell’immediatezza con ristori economici, aiuti importanti, sospensione delle tasse, ripristino delle infrastrutture…i territori muoiono”. Per sempre.

Ecco, è questa la priorità, la vera emergenza, quello che invocano i sindaci alle istituzioni. Ripristinare la rete viaria, e sostenere economicamente, imprese, artigiani, dipendenti che non hanno più nulla. Devono essere messi in condizioni economiche di ricominciare e risollevarsi. Non si può aspettare.

Cosa si poteva fare e non si è fatto.

Ormai è certo, il cambiamento climatico determina fenomeni estremi, come l’alluvione delle Marche. Troppa pioggia su terreni arsi caduta in poche ore. Ma è anche vero che incuria e dissesto idrogeologico abitano stabilmente nel nostro Paese. Ad ogni pioggia consistente, si verificano danni ingentissimi causati da smottamenti, alluvioni, frane.

Si dimenticano sempre troppo presto le conseguenze derivanti dalla mancata gestione e manutenzione dei fiumi, del territorio, del paesaggio. La bellezza va tutelata. Costantemente.

Le amministrazioni hanno messo da parte la gestione urbanistica indispensabile a mantenere in equilibrio il territorio antropizzato.

“Se nonostante le piogge consistenti, i due più importanti fiumi della provincia di Macerata, Potenza e Chienti non hanno creato grandi problematiche a seguito delle ingenti piogge, è perché, rispettivamente per 54 e 65 chilometri di lunghezza, dalla sorgente in poi, sono stati oggetto di lavori di pulizia e sono stati tagliati gli alberi lungo gli argini”, ci racconta l’Ing. Marzialetti dirigente del Genio Civile Marche Sud. “E’ questo il prototipo di difesa del suolo da applicare costantemente. E’ necessario – spiega l’ingegnere – levare dall’alveo gli alberi che creano problemi ai ponti e determinando esondazioni”.

Le polemiche hanno trovato humus fertile in campagna elettorale, purtroppo il disastro ha colto le Marche mentre non c’era un governo in carica a pieno titolo. Per gli interventi di somma urgenza dell’intero territorio sono stati stanziati 5 milioni di euro. “Troppo pochi” dicono i Sindaci, “non bastano per risollevare il settore agricolo né le imprese” piangono artigiani, commercianti, imprenditori ed i sindaci”. Nei giorni successivi la Regione Marche ha attivato un fondo straordinario di 4,2 milioni di sostegno alla liquidità delle imprese colpite.

I campi allagati

“La Coldiretti sta aiutando le aziende colpite e chiede alle istituzioni di agire in fretta in questa drammatica situazione di emergenza” afferma Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche, sottolineando che “servono fondi e una normativa in deroga per semplificare un carico burocratico che, come è oggi, porterebbe alla paralisi totale e quindi all’abbandono del territorio”.

Dunque non si tratta di propaganda, anche per il settore agricolo, ritorna la preoccupazione espressa da Curcio. Le aree interne rischiano lo spopolamento definitivo.

Le maglie della rete solidale, generosa ed efficace

Ci piace raccontare un altro aspetto del disastro che non emerge dalle cronache ed è tutt’altro che è scontato: la forte e viva generosità delle nuove generazioni. I giovani marchigiani delle zone colpite, non stanno dormendo quando il resto del mondo è sveglio, come scrive nel libro “Gli sdraiati” Michele Serra. Crolla, nelle Marche colpite, la retorica che negativamente condanna e definisce ragazzi e ragazze in età scolare. Invece grazie ai loro freschi muscoli, alla loro determinazione, il fango è stato lavato via, restituendo vita a garage e case sommerse, oggetti, biciclette.

A Senigallia come negli altri centri, gran parte degli adulti è necessariamente dovuta tornare alle occupazioni che sono fuori città e non sono finite nell’acqua. Ad aiutare vicini, amici e imprese sono andati loro, ragazzi e ragazze.

Il parroco della parrocchia di Santa Maria della Neve (parrocchia del Portone) è stato attivo promotore degli aiuti e coordinatore dei ragazzi. A partire da lunedì 19 settembre, ha organizzato le squadre dei giovani volontari che, aiutando a spalare fango, si sono sentiti degni sostituti dei genitori che necessariamente avevano ripreso il lavoro fuori città.

La rete solidale è scattata anche nei confronti degli animali domestici scampati al nubifragio ma rimasti senza casa, sfollati. Molti amici a quattro zampe hanno avuto bisogno di cure e assistenza. Il canile di Senigallia è finito sott’acqua, i cani sono stai accolti dal canile di Fano. In molte situazioni, cura e affetto per gli animali hanno salvato tante bestiole.

Sono molte le attività svolte attivamente da volontari di tutte le generazioni. Talvolta indossando una divisa, molto spesso numericamente insufficienti.

In questa situazione sono proprio le nuove generazioni che volontariamente aiutano, riscattando ogni brutto pregiudizio. La comunicazione li chiamerà angeli del fango? Non ci piace etichettare comportamenti generosi e complessi. Certo i giovani hanno volontà, non sono gli sdraiati. Qualche educatore investe su di loro. Con gioia, guardando al futuro. 

Luana Spernanzoni

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Aut. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

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