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Agri2000: da piccola cooperativa a multinazionale

N. 72- Novembre 2022

 

 

Agri2000: da piccola cooperativa a multinazionale

Non è facile realizzare i propri sogni, soprattutto quelli di lavoro. In un’epoca in cui trovi un laureato che sbarca il lunario consegnando pizze, raccontare storie di chi è riuscito a dare corpo alle proprie aspirazioni e crearsi un lavoro in linea con quello per cui ha studiato può sembrare velleitario. Ma c’è chi ce l’ha fatta.

Sono i “ragazzi” di Agri2000, società di servizi nel settore agricolo e agroalimentare. Nel 1985, finiti gli studi alla facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e assolti gli obblighi del servizio militare (c’era anche questo allora nella vita di un giovane), nove neolaureati in Agraria, spinti dalla necessità di trovare lavoro e dal desiderio di mettersi alla prova, costituiscono la cooperativa Agri2000, sull’esempio di una analoga iniziativa di alcuni loro amici di Milano.

“In comune – ricorda il presidente Camillo Gardini – avevamo una vita vissuta insieme in appartamenti di universitari fuorisede, l’appartenenza cristiana e l’impegno negli organi di rappresentanza degli studenti. Non avevamo il becco di un quattrino e la cooperativa all’inizio non era in grado di pagare stipendi. Cominciammo a lavorare in due, io e Renzo Bucchi. Per vivere io avevo chiesto a mio padre di mantenermi con una sorta di rimborso spese per altri due anni. Gli altri all’inizio furono soci di supporto: Daniele Lugaresi, Francesco Valli, Davide Barnabé”.

Il desiderio di mettersi alla prova era tanto, ma altrettanto forte era la coscienza che i soli studi universitari non bastavano per affermarsi in un settore che richiede tanta esperienza sul campo. I ragazzi di Agri2000 si rendono conto che non bastano parole e aspirazioni per dare vita al sogno, ma occorrono serietà e applicazione, cercando aiuti e supporto da chi sa riconoscere queste qualità. Si rivolgono ai professori che hanno avuto modo di valutarli non solo negli esami, ma anche per il loro impegno negli organi di rappresentanza universitari e ad amici che già lavorano in organizzazioni agricole. I professori Giovanni Toderi (agronomia) e Pietro Catizone (lotta alle malerbe) li indirizzano verso la necessità di verificare sul campo i risultati della ricerca delle aziende che producono i mezzi tecnici per l’agricoltura.

La cooperativa di servizi pian piano prende forma e i soci fondatori cominciano ad entrare nella fase operativa. Prima l’attività sperimentale nel settore dei mezzi di produzione (agrofarmaci, fertilizzanti), che resta ancora oggi la principale branca di attività, poi le ricerche di mercato e infine la cura del verde urbano.

Crescono le produzioni nazionali

“Pensavamo che il nostro orizzonte – ricorda Gardini – dovesse essere l’Emilia Romagna, una regione centrale non solo nella Pianura Padana, ma per tutta l’agricoltura italiana. In Emilia c’è l’area degli allevamenti e delle colture foraggere, in Romagna c’è la grande produzione frutticola e un po’ ovunque i seminativi”.

Se la realtà spesso supera la fantasia, non sempre riesce a superare i sogni. Ad Agri2000 però è successo: l’Emilia Romagna è diventata stretta. I primi risultati sul territorio regionale sono positivi e alle aziende di produzione dei mezzi tecnici non basta più l’Emilia Romagna e così gli ormai ex-studenti ampliano il loro orizzonte aprendo centri sperimentali in altre parti d’Italia, prima un’unità operativa a Foggia, in Puglia, poi un’altra in Sicilia, cui seguono Latina, Vercelli (riso), Pavia e infine in Veneto e in Friuli. In pochi anni raggiungono la copertura nazionale. E negli anni successivi vanno anche oltre le Alpi e il mare. Ad Agri2000, infatti, vengono richieste sperimentazioni nei principali territori del sud Ue e così l’attività si estende ad altri Paesi europei: nel 2014 viene aperta Agri2000 Hellas in Grecia, nel 2018 è la volta di Agri2000 Iberia (Spagna), seguite nel 2019 da Agri2000 France e, infine, nel 2021, in piena era Covid, da Agri2000 Romania.

Il gruppo dirigente di Agri2000. Gardini è il secondo da destra

“La pandemia non è stata un freno – dice Gardini – sia sul piano operativo, perché la nostra attività si svolge prevalentemente all’aperto, sia sul piano della crescita, perché gli Stati con i vincoli imposti dal Covid hanno riscoperto quanto è preziosa una produzione alimentare nazionale e quindi è cresciuta anche la necessità di sperimentare nuovi mezzi di produzione. Per la crescita all’estero – prosegue – è stato fondamentale il nostro approccio rivolto innanzitutto a valorizzare le persone dando una formazione adeguata e una corretta responsabilizzazione, nel rispetto di tradizioni e modalità operative locali: con i nostri clienti in Europa trattano i nostri operatori locali, quindi greci con greci, spagnoli con spagnoli e francesi con francesi. In fondo il vero ‘prodotto’ di una azienda sono le persone”.

Agri2000 oggi è di fatto una mini-multinazionale che dà lavoro in tutta Europa a una ottantina di dipendenti più una serie di collaboratori e lavoratori stagionali. “I clienti – dice Gardini – sono le grandi aziende dei mezzi tecnici di produzione, gli organismi delle filiere agroalimentari (associazioni di produttori, industrie agroalimentari, cooperative) e amministrazioni locali, dai Comuni alle aziende ospedaliere, alle Università, che hanno necessità di gestire il loro patrimonio di verde urbano. A questi ultimi forniamo il servizio di verifica della statica degli alberi in un’ottica di sicurezza del cittadino”.

Dal 1985 ad oggi, sul fronte dei mezzi tecnici c’è stata una vera e propria rivoluzione: alla chimica di sintesi stanno subentrando prodotti che oggi vanno sotto il nome di “biosolutions”, ovvero metodi di difesa e di sostegno delle piante basate su sostanze naturali, sempre più in linea con la svolta green che l’Europa ha adottato in risposta alle richieste dei cittadini di avere una agricoltura rispettosa dell’ambiente e alimenti salubri.

I soci di domani

La svolta più recente, di cui Camillo Gardini si mostra più orgoglioso, riguarda però l’assetto futuro di Agri2000. La trasformazione in Srl ha comportato una ripartizione di quote tra i soci fondatori, che oggi di fatto sono i proprietari dell’impresa. “Noi siamo sempre cresciuti con una gestione collegiale, con un gruppo di management e governance fortemente coeso. Non è nostra intenzione fare gli imprenditori che continuano in azienda fino all’ultimo respiro: siamo sessantenni e vogliamo poter fare altro nell’ultima parte della nostra vita per restituire gratuitamente quanto ci è stato donato. Vorremmo però che quanto abbiamo avviato potesse continuare a crescere e svilupparsi anche dopo di noi con un forte radicamento territoriale. Abbiamo così raggiunto un accordo per cedere gradualmente le quote della società a prezzo fortemente calmierato ai colleghi del management più giovani così da garantire una continuità aziendale per i prossimi 30 anni. Crediamo che questo sia il modo migliore per far sì che Agri 2000 possa dare ancora un contributo per l’innovazione e lo sviluppo dell’agroalimentare del nostro Paese”.

Giuseppe Di Paolo

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