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Un’associazione perché il “bit” digitale sia “etico”

N. 113 - Luglio/Agosto 2026

 

 

 

 

Un’associazione perché il “bit” digitale sia “etico”

La Polizia Postale è preoccupata.

Cadere nelle truffe on line è facile più di quanto sembri e può accadere a chiunque.

È soprattutto preoccupata per la facilità con cui si cade in trappola. Non da ultimo, la superficialità delle vittime truffate, ci rivela l’Ispettore Claudio Tarulli responsabile della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Macerata, che insieme all’agente scelto Maria Laura Mogetta partecipa all’incontro.

Sono questi i temi toccati dall’ Associazione di promozione sociale “Bit Etico Italia” nata di recente a Tolentino (MC): non ha interessi di lucro, si presenta per illustrare ufficialmente il progetto e le future iniziative sul territorio.

L’associazione ha intenti formativi ed etici, prima di tutto è nata per diffondere la cultura digitale più corretta, consapevole e sicura.

Adulti che con estrema facilità forniscono dati riservati, fanno bonifici consistenti nonostante siano state messe in guardia delle forze dell’ordine. Non si convincono, eppure si perdono anche tanti soldi.  “Ciò che fa più male – afferma l’Ispettore di Polizia – è che tra vittima e carnefice si istaura un rapporto di fiducia che si infrange nel momento in cui l’inganno si è ormai consumato”.

“Più che mai oggi le nostre vite sono influenzate dal digitale. È lo strumento di persuasione più potente mai esistito, quello che tutti teniamo in mano per ore – dice il fondatore Fabio Carucci. “L’associazione svolge principalmente attività di educazione e istruzione in favore dei propri associati e dei loro familiari; l’attività educativa è molto importante, vogliamo essere a fianco alle persone e non lasciare solo nessuno. Vogliamo prevenire la dispersione scolastica, combattere il bullismo e contrastare la povertà educativa.”

Il gruppo di professionisti si è messo insieme per divulgare e mettere in guardia dalle truffe online. Informare i tanti boomers che, non consapevoli delle potenzialità e dei rischi che hanno tra le mani, allo stesso tempo usano il cellulare diverse ore al giorno.

Da sin: agente scelto Maria Laura Mogetta, Ispettore Claudio Tarulli, entrambi della Polizia Postale , Fabio Carucci “fondatore” di Bit Etico e Luca Romagnoli, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

A volte sono i Social che catturano l’attenzione; con superficialità si mettono foto di minori on line, si forniscono informazioni private, a volte si cade in truffe vere e proprie.

L’intento dell’associazione è formare, educare. Far parte dell’associazione costa 25 euro e può contribuire a determinare la consapevolezza nei cittadini più fragili, come i minori e gli anziani.

Lo scopo è sociale, parlare in modo semplice di tecnologia, intelligenza artificiale, sicurezza informatica, privacy e truffe on line.

Ma è tutt’altro che semplice. Spesso cadono vittime inconsapevoli perché il mondo digitale è cambiato molto in fretta. L’intelligenza artificiale ha reso più facile ingannare gli utenti. Messaggi falsi che sembrano arrivare dalle banche, truffe via WhatsApp, furti di identità, profili social compromessi, cyberbullismo, la tutela dei dati personali.

Vero è che non tutti sono nativi digitali, non certi gli anziani.  Moli si sono adattati alle nuove tecnologie, che non fanno parte della loro vita.

Le nuove generazioni conoscono le tecnologie digitali, le usano, certo, ma a volte le sottovalutano. Non del tutto appartengono a loro. L’IA ha tagliato anche questa intermediazione.

Fino a tempi recenti erano argomenti che riguardavano gli addetti ai lavori, gli specialisti informatici. Oggi coinvolgono quotidianamente cittadini, famiglie, scuole, imprese e pubbliche amministrazioni. 

Il cambiamento è stato repentino. Un esempio lo suggerisce la Polizia Postale: la voce di chi ci vuole ingannare, grazie all’IA risulta praticamente uguale alla voce nota che appartiene all’interlocutore che conosciamo.

Daniela Gismondi, “social media expert”, approfondisce: “I social vengono usati quotidianamente per parlare, connettersi con amici e parenti, ma anche per fare acquisti e condividere momenti della nostra vita, dietro uno schermo possono nascondersi insidie, con persone pronte a ingannare la nostra fiducia. Dietro ad un messaggio, una mail, un sms che ci arriva dalla banca, dall’ufficio Postale, ma anche da un profilo identico che abbiamo nelle nostre amicizie, spesso può nascondersi una insidia, e bastano pochi istanti per cadere in una truffa. Allora che fare? Mai cliccare su link ricevuti anche che siano della nostra banca, della Posta etc. Nell’eventualità, bisogna fare il login direttamente dalla banca, ad esempio e lì possiamo vedere direttamente se ci sono state delle notifiche. Occorre poi aggiornare le password: quando si scelgono devono essere almeno di 7 cifre e contenere una lettera maiuscola, un carattere numerico ed un carattere speciale. Soprattutto non bisogna utilizzare la stessa password su tutti gli account. Come dice la Polizia Postale, è necessario attivare l’autenticazione a 2 fattori che garantisce una elevata sicurezza. Sembra ovvio ma non bisogna mai condividere i codici di accesso, password o altri dati, poiché l’interlocutore non li chiederà MAI con questa modalità”.

“Se abbiamo dei dubbi conviene subito contattare l’istituto, hanno sempre numeri di emergenza h 24, e verificare con l’amico che ci inviato un link o una richiesta strana, direttamente dalla nostra rubrica, mai da un eventuale numero che ci viene inviato e che sicuramente è fuorviante. Non bisogna mai avere fretta! Meglio agire con calma”sottolinea Daniela Gismondi, che ne vede tante. “Un clic può cambiarci la vita, quindi facciamo attenzione.”

Così è nato il mattoncino. Un “bit”, per proporre servizi e contribuire a diffondere una maggiore cultura della consapevolezza digitale. Il mattoncino etico e di promozione sociale, per un uso responsabile, sicuro delle tecnologie digitali.

L’associazione è composta da professionisti, insegnanti, tecnici informatici, educatori e cittadini accomunati dall’idea che il digitale debba essere uno strumento di crescita e inclusione e non una fonte di rischio o disinformazione. Non è facile e c’è un gran bisogno di conoscenza.

Tra gli obiettivi dell’associazione figurano la realizzazione di attività formative e divulgative rivolte alla cittadinanza, iniziative nelle scuole, eventi culturali, incontri pubblici e progetti dedicati alla sicurezza informatica, alla protezione dei dati personali, alla prevenzione delle truffe online.

Il team di professionisti è appassionato e crede nel potere trasformativo dell’educazione digitale. Che l’utente sia un cittadino, un educatore, un’istituzione, un’azienda, la sua voce conta per costruire insieme un futuro digitale più inclusivo.

Cinque principi fondamentali guidano l’associazione per una cittadinanza consapevole e responsabile:

  • la tecnologia deve servire l’umanità, rispettando dignità, privacy e diritti fondamentali di ogni persona
  • consapevolezza critica
  • ogni cittadino deve sviluppare pensiero critico per valutare informazioni, algoritmi e impatti tecnologici
  • è necessario che la partecipazione sia attiva
  • la democrazia digitale richiede cittadini informati e partecipativi nelle decisioni tecnologiche
  • è bene non sottovalutare la sicurezza e la privacy. I dati personali sono un diritto inviolabile. La sicurezza digitale è responsabilità collettiva
  • la democrazia digitale richiede cittadini informati e partecipativi nelle decisioni. L’accesso alle tecnologie digitale è un diritto. Nessuno deve essere lasciato indietro.

Parole forti, impresse. Che non svaniscono.

Parole importanti anche per Papa Leone XIV nell’Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale “Magnifica Humanitas” il 15 maggio 2026 suggerisce:

“Investiamo nell’educazione, che inizia da noi stessi! Abbiamo tutti bisogno di formarci a vivere il digitale in modo umano, come parte integrante dell’educazione alla fede e alla vita buona del Vangelo. Dobbiamo educarci a considerare il mondo digitale come un nuovo continente da evangelizzare, che richiede missionari generosi e maturi nella fede. In modo particolare, poi, servono adulti che riscoprano la loro vocazione di artigiani dell’educare, disponibili a un lavoro quotidiano, paziente, sostenuto da alleanze educative ampie e condivise.

Accompagnare bambini e ragazzi a usare le tecnologie come spazio di relazione responsabile, aiutandoli a riconoscerne i rischi e a scegliere ciò che fa crescere la libertà interiore, rappresenta oggi una forma concreta di carità e di salvaguardia della loro dignità. Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva, costituisce uno dei servizi più preziosi al bene comune”.

Luana Spernanzoni

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Reg. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

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