Un “Idomeneo” metafisico per i 270 anni di Mozart
È un Mozart poco frequentato ma non per questo minore, quello che ha aperto la stagione lirica 2026 del Teatro Comunale di Bologna, l’ultima “fuori casa” negli spazi del Comunale Nouveau. Composto a soli 24 anni, “Idomeneo” è il primo capolavoro serio di Mozart: serio sì, ma a lieto fine, come era consuetudine nel Settecento. La vicenda – ispirata al mito greco del ritorno a Creta del re Idomeneo dopo la guerra di Troia – intreccia naufragi, sacrifici, mostri marini, principesse prigioniere e in esilio; mentre la musica è ricca di arie e di cori.

“Idomeneo – spiega il direttore Roberto Abbado – è la più compiuta e audace fra le opere giovanili di Mozart, con una varietà formale straordinaria e molto moderna: un’opera che guarda al passato, alla grande riforma dell’opera seria avviata da Gluck, ma guarda anche verso il futuro, con un nuovo tipo di orchestrazione basato su dei contrasti dinamici e timbrici molto evidenti, a tutto vantaggio della drammaturgia”.
La versione andata in scena a Bologna si è basata sulla partitura della “prima” a Monaco del 29 gennaio 1781, che si chiude in modo inconsueto: con un balletto anziché un’aria o un concertato; è stata inoltre recuperata l’impegnativa aria di Elettra del terzo atto, che Mozart stesso all’ultimo momento aveva tagliato.

Per questo nuovo allestimento, il regista Mariano Bauduin (coadiuvato da Dario Gessati per le scene, Marianna Carbone per i costumi e Daniele Naldi per le luci, mentre firmava le coreografie Miki Matsuse van Hoecke) ha scelto di allontanarsi dalla rilettura neoclassica del mito, ispirandosi alla pittura del periodo Metafisico.
“Ho deciso di avvicinarmi al mito di Idomeneo – racconta – provando a immaginare cosa avrebbe preferito fare Mozart se fosse vissuto all’epoca di De Chirico e di Savinio. Non ho voluto però citare semplicemente dei quadri, ma assorbirne il linguaggio, per costruire azioni capaci di rendere visibile l’interiorità dei personaggi”.

Molto applaudito nelle quattro recite in cartellone, lo spettacolo vantava un cast di ottimo livello, col tenore Antonio Poli nel ruolo del titolo, il soprano Mariangela Sicilia nelle vesti di Ilia (principessa troiana, figlia di Priamo), il mezzosoprano Francesca Di Sauro nel ruolo “en travesti” di Idamante (figlio di Idomeneo), il soprano Salomè Jicia nei panni di Elettra (principessa greca, figlia di Agamennone), cui Mozart affida due impervie arie “di furia”. Egregia (come al solito) anche la prova del Coro, preparato da Gea Garatti Ansini.

“Idomeneo”, rappresentato a Bologna solo per la seconda volta nella storia del teatro (la prima fu nel 2010, ben oltre due secoli dopo la sua composizione!), ha inteso celebrare anche il 270* compleanno di Mozart (il genio di Salisburgo è nato infatti il 27 gennaio 1756).
Liliana Fabbri
