Now Reading
Ugo Bellocchi e la cultura a Reggio Emilia nel secolo scorso

N. 72- Novembre 2022

 

 

Ugo Bellocchi e la cultura a Reggio Emilia nel secolo scorso

Poche persone possono vantare di essere il soggetto nel torno di una decina d’anni di giornate di studio incentrate su tematiche differenti. È il felice caso di Ugo Bellocchi al quale, nel primo anniversario della scomparsa, fu dedicato il convegno “Ugo Bellocchi e la storiografia reggiana del secondo dopoguerra” (1 dicembre 2012), i cui atti nel numero speciale del «Bollettino storico reggiano» contenevano pure il lungo elenco dei suoi scritti.

Nel centenario della nascita (2020) era prevista una giornata di studi (che si è poi tenuta online il 13 marzo 2021) intitolata Ugo Bellocchi promotore culturale del secondo Novecento. Recentemente l’editore riminese Panozzo ne ha pubblicato gli atti. «L’iniziativa è scaturita dalla fattiva collaborazione di diversi soggetti del territorio» – oltre alla Famiglia: Biblioteca Panizzi, Deputazione di Storia Patria, Istoreco, Ordine regionale dei giornalisti, Associazione provinciale Stampa, Centro studi sul dialetto reggiano – come sottolinea nella Presentazione Valentina Galloni, dirigente dei servizi culturali del Comune di Reggio Emilia.

Giovanni Rossi, nella veste di presidente dell’Ordine dei giornalisti, ha ricordato il ruolo del giornalista Bellocchi, non solo quale cardine dello sviluppo territoriale de «il Resto del Carlino», di cui fu a lungo capo-redattore alle Province, quando la testata bolognese spaziava da Padova ad Ascoli Piceno, ma anche come professionista della comunicazione e studioso. Bellocchi infatti è autore di una monumentale Storia del giornalismo italiano, in otto volumi, corredata di varie centinaia di illustrazioni nel testo e facsimili di giornali che la rendono tuttora una fonte imprescindibile per la ricerca storica.

L’architetto Giordano Gasparini, nella vivace cornice della cultura e della trasformazione urbanistica reggiana dagli anni Quaranta agli anni Settanta del Novecento, ha inserito Bellocchi nel «gruppo di giovani intellettuali che nel primo dopoguerra si impegnano per organizzare la rinascita della città e del Paese». Nel ventennio (1951-1972) in cui diresse la Biblioteca popolare Bellocchi riservò un’attenzione speciale verso i giovani e le scuole che sfociò nel progetto di una sezione per i ragazzi. Grazie alla sua straordinaria attività di ricerca volta alla divulgazione, particolarmente intensa negli anni Sessanta, Bellocchi pubblica nella collana della Lombardini Motori Il Teatro municipale di Reggio e Il primo Tricolore, con allegato un disco 45 giri. Pure ai due volumi dedicati a Il “volgare” reggiano si accompagna un album con cinque dischi per favorire l’apprendimento con la pronuncia corretta da parte dei giovani che conoscono soltanto la lingua italiana.

Alberto Ferraboschi, con il contributo dal suggestivo titolo Una vita per i libri e in mezzo ai libri, tratteggia gli aspetti principali della direzione di Bellocchi della Biblioteca popolare – che si colloca «nell’ultima fase del lungo ciclo storico della Popolare iniziato all’alba del Novecento nel quadro degli sviluppi del socialismo prampoliniano» – connessa all’innovativa politica culturale promossa dal sindaco Renzo Bonazzi. L’ampliamento dell’orario di apertura serale al pubblico e il progetto della prima biblioteca di quartiere Rosta Nuova a scaffale aperto testimoniano la costante attenzione verso la crescita culturale dell’intera comunità.

Mirco Carrattieri ha messo in luce la modernità di Bellocchi che interpretò il «ruolo sociale dello storico nelle sue diverse dimensioni di lavoro, funzionali alla costruzione di un’idea matura del passato e del suo rapporto con il presente e il futuro». Lo storico dell’età contemporanea «nel nome della public history e della reggianità aperta» ha proposto infine «di intitolare a Ugo Bellocchi un seminario annuale di dialogo tra le varie realtà che lavorano sulla storia nel nostro territorio, dall’Università alla Deputazione, dalle riviste alle associazioni, dagli istituti storici ai gruppi informali».

L’attività di Bellocchi come presidente della Deputazione di Storia patria per le antiche provincie modenesi, sezione di Reggio Emilia, è stata descritta da Gabriele Fabbrici, il quale ricorda, oltre alle celebrazioni ariostesche e all’attenzione al patrimonio storico-artistico, le riunioni del periodo 1966-1978 quali ‘palestre di idee’ volte a scoprire i giovani.  Bellocchi assunse nuovamente la presidenza della sezione di Reggio nel 1993 e la mantenne per quindici anni, in cui proseguì la partecipazione alla vita culturale della provincia anche tramite la direzione del «Bollettino Storico Reggiano».

Ugo Bellocchi con la cartella di incisioni “il mio Garibaldl”, assieme ad Henghel Gualdi e Otello Montanari

La ricca e feconda collaborazione di Bellocchi con numerosi ambienti artistici, non solo reggiani, è stata ripercorsa dalla figlia Lisa, la quale fin da bambina ha appreso le linee essenziali di un giornalismo ‘non togato’ il cui riconoscimento internazionale ha trovato una prestigiosa conferma con l’elezione a presidente di ENAJ. Lisa, dopo aver sottolineato «l’eclettica personalità» di suo padre, ne racconta la passione per il canto e la musica e cita ad esempio l’amicizia con Henghel Gualdi, clarinettista di fama internazionale, per il quale Ugo scrisse testi di canzoni di successo. Molti artisti come Nani Tedeschi, Nello Leonardi, Gino Gandini e Rina Ferri accompagnarono con la grafica impegnativi convegni di studio. La sua passione per la grafica si espresse pienamente nel 1979 tramite il rapporto di collaborazione col Centro Internazionale della grafica di Venezia e la direzione editoriale della collana “La mia terra” con una serie di cartelle di incisioni di diversi artisti, ciascuna dedicata a una regione italiana. Con una pattuglia di amici Bellocchi fondò anche la cooperativa culturale “Il Crostolo”, che diede vita all’omonima università dell’età libera, tuttora esistente e con oltre 800 soci.

Maria Cristina Bulgarelli, dopo aver menzionato la fondazione nel 1988 presso la Biblioteca comunale di Albinea del Centro studi sul dialetto reggiano ad opera di Bellocchi insieme ad altri amici, ha segnalato l’importanza del fondo sul dialetto reggiano, facente parte della biblioteca personale di Bellocchi e donato alla Comunale nel 2014 dalla figlia Lisa. La Biblioteca di Albinea ha provveduto alla catalogazione, rendendo accessibile la «pluralità di tipologie documentarie» nell’OPAC del sistema bibliotecario provinciale.

Ancora sul fronte giornalistico, Bellocchi fu tra i fondatori (e a lungo presidente) dell’Associazione provinciale Stampa reggiana, nata nel 1959 e da oltre 60 anni impegnata nella tutela e formazione dei colleghi e nell’erogazione dei premi della “Fondazione Gino Bedeschi” ai figli dei giornalisti. Ne traccia la storia Giuseppe Adriano Rossi, oggi presidente del sodalizio e nel 1960 tra i primi bambini premiati durante la festa, che tradizionalmente si svolge in prossimità della celebrazione del patrono san Francesco di Sales.

Le conclusioni del convegno sono state affidate ad Angelo Spaggiari, presidente della Deputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi, che ha collegato i diversi contributi, evidenziando la figura di Ugo Bellocchi, scrittore di cronaca e di libri eruditi e perno di iniziative culturali, ad esempio su Ludovico Ariosto, Matilde di Canossa e il Primo Tricolore.

I contributi dei relatori sono corredati di numerose fotografie a colori con efficaci note esplicative; mi soffermo, a titolo esemplificativo a p. 33, sulla fotografia a colori del 22 febbraio 1982. Nella Sala del Tricolore, con uno sfondo dominato dalla scritta ‘Storia di duemila vendemmie’, Nilde Iotti, presidente della Camera dei deputati, presenta il libro La provincia Lambrusca dell’amico Ugo, già compagno di classe all’Istituto magistrale. Forse a pranzo avranno brindato ricordando il giorno della liberazione in cui uscì il primo numero di «Reggio Democratica», chissà?

Il volume comprende un’appendice con Pagine scelte dalla «vastissima produzione storica dello studioso reggiano» – da Il Cholera Morbus a Reggio Emilia del 1949 a Bandiera Madre del 2008 – da parte della figlia Lisa Bellocchi.

Segue un corposo Indice dei nomi di persona che, anche a uno sguardo veloce, rende l’idea della varietà di riferimenti culturali e di relazioni che emergono analizzando la vicenda biografica di un ‘artigiano della penna’, radicato nella sua Reggio e nel contempo aperto al mondo, qual è stato Ugo Bellocchi.

Rosaria Campioni

Ugo Bellocchi, promotore culturale del secondo Novecento. Atti della Giornata di studio, Reggio Emilia, 13 marzo 2021, Rimini, Panozzo Editore, 2022.

Via del Battirame, 6/3a · 40138 Bologna - Italy
Tel +39 051 531800
E-mail: redazione@omnismagazine.com
Aut. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

Editore: Mediatica Web - BO

Scroll To Top