Tutti abbiamo bisogno dei veterinari
Alcuni seguono i grandi allevamenti bovini o suini; altri garantiscono lungo tutta la filiera la salubrità delle produzioni agroalimentari; altri garantiscono la salute ai cuccioli di casa; altri, spesso assieme ad altri specialisti, garantiscono la salute pubblica. Ogni cittadino – che sia o meno proprietario di un animale – ha buone ragioni per ringraziare un veterinario: se la bistecca che mangia è sana; se il prosciutto del panino rispetta le caratteristiche prescritte; se potenziali epidemie di origine animale vengono circoscritte sul nascere.
Il 25 gennaio 2026 in tutta Italia è stata celebrata la prima Giornata nazionale della veterinaria, decisa dal Parlamento per riconoscere (e far conoscere) l’importante ruolo di questi professionisti sanitari.
A Bologna, per iniziativa congiunta del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università, della Regione Emilia-Romagna, degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e dell’Ordine dei Medici Veterinari, la Giornata è stata festeggiata con un convegno scientifico basato sui concetti di “prevenzione” e “one health”. Quest’ultimo riguarda un approccio integrato alla salute animale, umana ed ambientale. Nella consapevolezza – ha sottolineato il direttore del Dipartimento di Unibo prof. Pierpaolo Gatta – che l’una senza le altre non produce effetti duraturi. Lavorando insieme, si tessono reti di rapporti proficue per la ricerca e per le ricadute esterne.

Lombardia e Emilia Romagna; Giuseppe Cascio, presidente Ordine Veterinari Bologna ed Emilia Romagna; Giuseppe Diegoli, responsabile del Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della
Regione Emilia Romagna; Pier Paolo Gatta, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna
La molteplicità delle figure veterinarie che arricchiscono la nostra società è stata al centro dell’intervento di Giuseppe Cascio, presidente dell’Ordine dei veterinari della provincia di Bologna e della Regione; molteplicità che si è rispecchiata anche nelle relazioni scientifiche.
Le ICA, infezioni correlate all’assistenza – le cosiddette “malattie nosocomiali”, di cui si parla da tempo per la salute umana- sono sotto la lente anche negli ospedali veterinari universitari. La professoressa Silvia Piva ha riferito dei sistemi di sorveglianza potenziata studiati e posti in essere in quello di Bologna, per salvaguardare al tempo stesso la salute animale e quella degli operatori umani.

Troppi antibiotici, spesso mal utilizzati, rappresentano un problema per la salute sia umana sia animale (e si trasformano anche in danni ambientali). Regione Emilia-Romagna ed Istituto Zooprofilattico da tempo collaborano nella misurazione dei consumi antibiotici nel settore zootecnico. Rossella Pedicone dirigente di UNAitalia -l’associazione che raggruppa la quasi totalità dei produttori di pollame- ha ricordato che negli ultimi il consumo di antibiotici nel comparto polli si è ridotto del 90%. Ma da tempo ci sono importanti linee guida – hanno sottolineato Giovanna Trambajolo e Patrizia Bassi, rispettivamente di RER e IZPS – anche per bovini e suini, mentre sono in via di pubblicazione le attesissime linee guida per gli animali da compagnia. Manuali – hanno evidenziato le relatrici – cui i professionisti potranno ricorrere quotidianamente, per intervenire al meglio sulla salute dei pet.

“La zanzara è l’animale più mortale al mondo” ha esordito Michele Dottori, dirigente responsabile della sede di Reggio Emilia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lombardia ed Emilia-Romagna, che è sede del laboratorio di riferimento regionale per l’entomologia sanitaria e la diagnostica delle malattie trasmesse da vettori. Il loro lavoro si è intensificato dopo che gli inverni miti garantiscono una sopravvivenza migliore agli artropodi vettori (zanzare, acari, zecche, ragni). La globalizzazione ha inoltre causato un aumento degli spostamenti di persone, animali e prodotti di origine animale, contribuendo al diffondersi delle malattie. Nuove – per noi- patologie tropicali come Dengue e Chikungunya e il consolidamento di altre (West Nile, Leishmaniosi eccetera) ne sono una chiara dimostrazione. Per contrastarle occorre un approccio multidisciplinare con il contributo di medici, veterinari, biologi, entomologi, disinfestatori, meteorologici e di varie categorie di operatori della pubblica amministrazione.

Approccio multidisciplinare anche per il contrasto all’influenza aviaria, che, insieme alla peste suina, è la malattia animale che reca i maggiori danni all’economia italiana. Luisa Loli Piccolomini, veterinaria esperta di malattie infettive del settore avicolo e Giulio Matteo, medico infettivologo, operano nello stesso team della regione Emilia-Romagna, per contrastare un’epidemia tra le più rischiose per la salute pubblica, a cominciare dalle categorie professionali più vulnerabili, come gli operatori del settore agricolo e gli stessi medici veterinari. Negli ultimi anni l’Italia è stata regolarmente interessata da epidemie nel pollame nel periodo a rischio settembre-marzo con una concentrazione dei casi prevalente nel Nord Italia. Nel 2024 si è registrato il caso di morte di un gatto, che ha alzato di nuovo l’allarme per una zoonosi che sta preoccupando molto anche gli Stati Uniti: attualmente, sono più di un migliaio di allevamenti colpiti negli USA, con acclarato trasferimento su una settantina di esseri umani. Tale rischio può essere efficacemente combattuto con un vaccino, da somministrare in due dosi a distanza di 3 settimane. In Emilia-Romagna sono disponibili 3000 vaccini, pari a 1500 interventi. Eppure -incredibile! – solo 10 persone, tra quelle delle categorie più a rischio, hanno accettato di difendersi preventivamente.

Notizie interessanti anche per i veterinari che operano sugli animali da compagnia. Le ha portate Giuseppe Diegoli, responsabile del Settore prevenzione collettiva e sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna. Diegoli – dopo avere ribadito la necessità di una prevenzione interdisciplinare ed avere ricordato che durante il Covid fu proprio il sistema veterinario a garantire milioni di esami di laboratorio per la salute umana – ha annunciato anche che è in via di ridefinizione la legge regionale 27/2000, che tra le prime ha tutelato gli animali d’affezione e combattuto il randagismo, che in Emilia-Romagna praticamente non esiste. Ma alcune responsabilità che tale legge metteva in capo ai Comuni dovranno passare alle AUSL.
Lisa Bellocchi
