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“Trabocchi”, i “ragni” del mare

N° 46
Settembre 2020

“Trabocchi”, i “ragni” del mare

Insoliti giganti che emergono dalle acque blu cangianti del litorale Abruzzese nel tratto del Medio Adriatico compreso tra Ortona e Vasto: i trabocchi. Per queste insolite costruzioni sull’acqua, le origini rimangono ancora incerte; fra le varie teorie sulle loro prime apparizioni una delle più accreditate li farebbe risalire al XVIII secolo. Essi regalano un panorama tra i più fantastici al mondo. 

“Dall’estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile ad un ragno colossale.” 

Ragni colossali, è così che Gabriele D’Annunzio definisce queste antiche costruzioni in legno simili a palafitte che hanno fatto da cornice alla storia narrata nel suo capolavoro “Il trionfo della morte”. Proprio qui, nei pressi di San Vito Chietino, lo scrittore acquistò una casetta di pescatori per trasformarla nel suo nido d’amore, oggi meglio noto come l’Eremo dannunziano (chiamato anche eremo di San Vito). Qui il vate trascorse parte dell’estate del 1889 insieme alla sua amata Elvita Natalia Leoni detta Barbarella. Sembra che fu Francesco Paolo Michetti, suo amico carissimo, anche lui abruzzese, a trovargli tale eremo decorato da aranceti, ulivi e circondato dal mare. Arrivando lì non si può far altro che dar un volto alle descrizioni che il poeta fa del “Trabocco Turchino”: 

“Voglio condurti a un’abbazia abbandonata, più solitaria del nostro Eremo, piena di memorie antichissime: dov’è un gran candelabro di marmo bianco, un fiore d’arte meraviglioso, creato da un artefice senza nome… Dritta su quel candelabro, in silenzio, tu illuminerai col tuo volto le meditazioni della mia anima”. 

Ad oggi molte di queste “macchine da pesca” su palafitte sono state restaurate e riportate alla loro bellezza originaria ospitando ristoranti dove è possibile gustare i piatti della più antica tradizione abruzzese, come la “PIZZ E FOJE” (pizza di granturco e verdure) tra i più antichi piatti della tradizione povera. La ricetta prevede la preparazione di una pizza non lievitata di granoturco, da accompagnare o sbriciolare con la verdura cotta e ripassata in padella con aglio e peperone dolce di Altino. 

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