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Tra gli affreschi di Assisi per rileggere Francesco

N. 113 - Luglio/Agosto 2026

 

 

 

 

Tra gli affreschi di Assisi per rileggere Francesco

L’anniversario degli ottocento anni dalla morte di Francesco, avvenuta presso la Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226, rende particolarmente rilevante il Festival Francescano di quest’anno. Il programma presentato il 9 giugno a Roma ha visto infatti la presenza di vari protagonisti, anche del mondo laico, disponibili a riflettere su Sorella morte: il passaggio che riscrive la vita.

Il Festival Francescano tornerà a Bologna dal 24 al 27 settembre e il presidente Fra Giampaolo Cavalli ha interpellato esperti teologi, medici e filosofi per trattare del limite e del compimento come componente essenziale della vita. Nel giorno di apertura sono altresì previsti: la cerimonia di conferimento del ‘Premio internazionale Francesco costruttore di Pace’, che ha registrato 75 candidature di realtà di solidarietà e cooperazione internazionale, e l’incontro, moderato da Giovanna Botteri, tra l’artista Pistoletto e il cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.

Il complesso monumentale di San Francesco di Bologna, sebbene la Chiesa sia tuttora coinvolta nel poderoso cantiere di restauro, è ben presente con la mostra «sì me trae tutto, tanto è bello!» La ricerca di Cristo in Francesco negli affreschi della Basilica inferiore di Assisi (allestita presso la Cappella Muzzarelli) e con alcuni eventi nel salone della Biblioteca. L’importante Biblioteca San Francesco è retta da frate Maurizio Bazzoni, alquanto affabile nei confronti del pubblico, come è apparso in occasione dell’anteprima Minore. San Francesco tra rima e colore, rappresentata il 18 aprile dall’attore Jacopo Trebbi e dal rapper Digiuno.

Il  minore conventuale Frate Maurizio, alias frama, ha pubblicato il testo dello spettacolo Francesco d’Assisi: dalla schiavitù alla libertà, arricchendolo con un apparato di note che riportano brani dei principali biografi sia antichi (Tommaso da Celano, Leggenda dei tre Compagni, Bonaventura da Bagnoregio) sia contemporanei (Enzo Bianchi, Chiara Frugoni, Pietro Maranesi). Il libro, che intende offrire una libera interpretazione di alcuni affreschi della chiesa superiore della Basilica di S. Francesco in Assisi, si snoda in tre atti aperti dalle relative illustrazioni a colori. Il primo è dedicato alla schiavitù di Francesco e alle sue illusioni che gli impedivano il contatto con gli estranei (i poveri e i lebbrosi), mentre l’atto secondo celebra la libertà che si mostra nella rinuncia dei beni, nella nudità di Francesco che restituisce gli abiti al padre Pietro di Bernardone e rinasce nel grembo della Chiesa, impersonificata dal vescovo Guido che lo avvolge col mantello in un gesto di materna accoglienza.

Nell’atto terzo la dinamica della conversione è letta argutamente attraverso la figura del cavallo in tre parti. La prima, intitolata Un cavallo da cui scendere, mostra la discesa di Francesco per la vista  di un “cavaliere” povero e fallito ma, a differenza della celebre caduta a terra dell’Apostolo Paolo sulla via di Damasco, si chiude con la  sua risalita sul cavallo. Nella seconda, Un cavallo da dirottare, Francesco sogna un palazzo grande e bello e, interpretandolo come un presagio di gloria, decide di recarsi in Puglia al servizio di un nobile conte; ma giunto nella città più vicina, udì nella notte il Signore che lo invitava a tornare nella sua terra e così “dovette addirittura dirottare il proprio cavallo, con morso e briglie, per convincerlo a rinunciare ai criteri mondani che lo guidavano”. Dopo il ritorno pregava sovente davanti all’immagine del Crocifisso e, nella chiesa rovinata di San Damiano, cominciò a udire la sua voce meravigliosa che gli ripeteva l’invito «va’e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Francesco, profondamente turbato ma non privo di spirito mercantile, prese con sé delle stoffe e andò alla città di Foligno ove vendette tutta la merce e anche il cavallo. E Frate Maurizio racconta che tornò a casa a piedi o, come popolarmente si sarebbe poi detto, “col cavallo di san Francesco”.

L’affresco che apre l’epilogo Nella Chiesa dietro a Cristo è quello del Sogno di Innocenzo III, che approvò nella primavera del 1209 il propositum vitae presentatogli da Francesco per sostenere la Chiesa di Cristo, in un tempo in cui era attraversata da alcuni movimenti spirituali e politici che premevano per un rinnovamento; basti citare i Valdesi, gli Umiliati e i Catari. Francesco intende rimanere in ecclesia, come mostra il successivo affresco con la consegna della Regola e vita dei Frati Minori “confermata” il 29 novembre 1223 da papa Onorio III. Francesco è potuto passare dalla disobbedienza all’obbedienza salendo con Cristo a Gerusalemme per celebrare con lui la Pasqua.

Lo stesso percorso sembra valere per Chiara, che nel 1211 aveva lasciato la casa paterna per raggiungere Francesco; ella compare nell’affresco del “compianto” con le sue sorelle sul corpo di Francesco mentre viene portato dalla Porziuncola alla chiesa di San Giorgio. La libera interpretazione di Frate Maurizio degli affreschi della chiesa superiore della Basilica di S. Francesco in Assisi si conclude con il canto trionfale di Esodo dopo l’attraversamento del Mar Rosso.

La condivisione della suggestiva lettura di frate Maurizio di alcuni affreschi di Assisi, come nuova Gerusalemme, prolunga le emozioni dello spettacolo con le profonde riflessioni nel libro che merita di essere letto anche dialogando coi giovani.

Rosaria Campioni

Maurizio Bazzoni, Francesco d’Assisi: dalla schiavitù alla libertà. Una libera interpretazione di alcuni affreschi della chiesa superiore della Basilica di S. Francesco in Assisi, Bologna, 2026.

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