Singapore coniuga innovazione e natura
Piccola città-stato situata nel cuore del sud-est asiatico, Singapore è uno straordinario ed affascinante concentrato di innovazione e tradizione, combinato a un cuore green. Fondata come colonia britannica nel 1819, Singapore ha ottenuto l’indipendenza nel 1965 e, seppur partita da una condizione di estrema povertà, è diventata nel giro di pochi decenni una delle città più ricche e sviluppate dell’Asia: la città è infatti oggi un importante hub finanziario e commerciale globale, una delle potenze economiche più competitive del mondo, situata al quarto posto quale piazza per gli scambi commerciali dopo Londra, New York e Tokyo, oltre a possedere uno dei porti più trafficati del pianeta. Tutto questo grazie ad uno sviluppo rapidissimo, quasi vertiginoso, anche del contesto urbano. Ma dimenticate le visioni di città industriali, irte di grattacieli grigi con vetri a specchio, strade cementificate e poche zone verdi relegate alla periferia.

La “Città del Leone” (il significato in malese di Singapura) ha una vocazione green che si rispecchia negli ampi spazi verdi, che occupano più della metà del territorio, nei parchi e nelle riserve naturali, grazie ai quali la qualità della vita è elevata nonostante la densità abitativa. L’attenzione alla natura e al territorio è uno dei punti focali nello sviluppo di Singapore, con l’impegno alla valorizzazione del suo ecosistema, ricco di corsi d’acqua, laghi e vegetazione tropicale e alla costruzione di spazi sempre più ampi dedicati alla natura e al suo sviluppo futuro e sostenibile, impegno che trova le sue icone nei lussureggianti Botanic Gardens, sito UNESCO e oasi nel cuore della città, con oltre 1.000 specie di orchidee, o negli avveniristici Gardens by theBay inaugurati nel 2012. Molto più di un semplice giardino botanico, i Gardens by theBay si fanno ammirare come capolavoro di design paesaggistico e di innovazione ambientale, perfetta espressione della capacità di sintesi tra natura e città operata da Singapore, con i fantastici Supertree, alberi artificiali alti fino a 50 metri, illuminati di notte, la Cloud Forest, una serra che riproduce un ecosistema di montagna, con una cascata indoor spettacolare e la Flower Dome, la più grande serra al mondo, con piante e fiori da ogni continente. Questo rende ragione dell’epiteto di “Città Giardino” con cui è anche conosciuta Singapore, città destinata a fare da prototipo per le metropoli del futuro in chiave eco-sostenibile, alla continua ricerca di un giusto equilibrio tra uomo e natura.

Ma Singapore non è solo una città dal cuore green. È anche un mix unico di culture concentrate in una superficie di soli 728 chilometri quadrati, dove vivono circa sei milioni di persone di etnie varie. Nel 1965, la popolazione era composta per circa il 75% da cinesi, 13% da malesi, 7% da indiani e tali cifre sono rimaste pressoché stabili fino ai nostri giorni. Data tale eterogeneità, la governance etnico-sociale è stata fin da subito una sfida fondante per la piccola città-stato. Per realizzare una reale “società multiculturale” nel corso degli anni il governo ha assunto decisioni che hanno inciso positivamente sulla coesistenza pacifica, prima fra tutte la scelta di mantenere l’inglese, lingua ufficiale utilizzata dall’amministrazione pubblica, in quanto lingua franca che crea uno spazio neutrale di condivisione, pur permettendo alle varie etnie di conservare l’uso della propria lingua tradizionale. Così Il cinese mandarino, il malese, e il tamil rimangono lingue ufficiali del Paese e a seconda dell’appartenenza etnica vengono insegnate parallelamente all’inglese, che è ampiamente diffuso fra la popolazione.

Viva testimonianza delle origini e delle diverse culture sono i quartieri etnici, nei quali affondano le radici della città-stato e delle ricche e differenti tradizioni dei popoli che hanno dato vita al suo unico e straordinario mix culturale. Il quartiere più esteso di Singapore è Chinatown: con le sue strette stradine e i negozietti dove si possono acquistare prodotti tradizionali cinesi e souvenir, Chinatown è una ricca miscela di vecchio e nuovo, di antichi templi accanto a moderni bar e ristoranti affollati. Caratteristica del quartiere sono le shop-house, le piccole case dalla facciata colorata costituite da un negozio al piano terra e un’abitazione al piano superiore e i grandi murales che raffigurano la vita quotidiana dei primi immigrati, la storia e le tradizioni della comunità cinese.

Anima religiosa del quartiere, con la sua imponente architettura rossa, è il Buddha Tooth Relic Temple, che costudisce una reliquia del Buddha conservata in una gigantesca stupa d’oro massiccio. Il vivace quartiere arabo, detto Kampong Gelam, è ricco di negozietti profumati di spezie e cannella dove acquistare prodotti tradizionali e di ristoranti e bar sparsi lungo le sue coloratissime strade come Haji Lane, le cui mura sono interamente ricoperte di murales. Passeggiando per il quartiere, la suggestiva moschea costruita nel 1824 in onore del Sultano Hussein Shah rimane sempre il punto di riferimento visivo, grazie alla sua splendente cupola dorata. Vivacissimo e profumato, nel quartiere di Little India ci si può perdere in un intreccio di stradine colorate sulle quali si affacciano botteghe dove acquistare sete, spezie e gioielli indiani, mentre sotto i portici, all’esterno dei negozi di abbigliamento, i sarti lavorano sete pregiate a colori sgargianti sulle loro macchine da cucire. Monumento della religione induista, il Sri Veeramakaliamman Temple è il tempio più colorato e visivamente bello di Singapore. Dedicato alla feroce dea Kali, qui rappresentata con una ghirlanda di teschi, il tempio è ricco di statue variopinte e di intricate decorazioni ed è senza dubbio una delle costruzioni più caratteristiche di Little India.

Tra quartieri multietnici, architetture avveniristiche, oasi verdi, e sviluppo economico, Singapore sa davvero come stupire e ci consegna l’immagine di una città del futuro, attenta ad uno sviluppo sostenibile ed a un rapporto possibile tra uomo e natura.
Emilio Bonavita
