Now Reading
Siccità: politica (ma anche scuola) per combatterla

N. 108- Febbraio 2026

 

 

 

 

Siccità: politica (ma anche scuola) per combatterla

Negli ultimi decenni gli eventi catastrofici, come siccità e alluvioni, sono sempre più frequenti ma il dibattito non di rado si concentra su questioni marginali. L’ha notato Giulio Boccaletti, direttore scientifico del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici, presentando lungo la penisola il suo ponderoso libro Acqua. Una biografia, edito nel 2022 da Mondadori. L’autorevole docente di Strategia e Sostenibilità a Oxford ha perciò pubblicato nel 2023, in una collana di dimensioni più ridotte, Siccità, per stimolarne la lettura da parte di un pubblico più ampio e sottolineare l’urgenza di affrontare il complesso problema della sicurezza idrica in un territorio che cambia. Tra i pregi del libro dell’autore, laureato in Fisica all’Università di Bologna, risalta la descrizione di Un paese alla frontiera del clima (come recita il sottotitolo) tramite un linguaggio chiaro con esempi significativi che coinvolgono sovente la nostra regione, come nella primavera del 2023 in cui tutti i fiumi della Romagna esondarono.

Ciascun capitolo mostra che i cambiamenti climatici si declinano su uno spettro continuo di scale che dalle globali arriva a quelle regionali e locali. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha da tempo avvertito che il Mediterraneo – di cui l’Italia è il cuore geografico – è un luogo di estrema vulnerabilità in cui i cambiamenti saranno più pesanti che in altre parti del mondo. L’etica della terra, espressa nel I secolo a.C. nel trattato di agronomia De re rustica di Columella e nelle Georgiche di Virgilio, persistette mentre la Repubblica passava all’Impero romano e attraversa la letteratura occidentale, secondo cui identità politica ed economica sono inseparabili dal territorio. Ma il ricordo dell’archetipo pastorale, tuttora esibito in ambito turistico e culinario, non deve far dimenticare che l’Italia è anche un paese che partecipa al commercio internazionale. La crescita del miracolo economico che caratterizzò l’Italia settentrionale dopo la II guerra mondiale, quando l’ENI di Enrico Mattei portò il gas al paese, si arrestò con la tragedia del Vajont.

L’uso della catastrofe come strumento retorico ha una storia millenaria, basti citare i miti mesopotamici e l’arca di Noè, ma «la distanza tra le decisioni politiche e i contenuti scientifici sta aumentando in un momento storico pericoloso» (p. 133). Il finanziamento della ricerca sul sistema Terra si sta spostando verso il settore privato sia nella digitalizzazione di misure planetarie, sia nei servizi nel campo dell’intelligenza artificiale. Competenze e infrastrutture che rendono i paesi più poveri dipendenti dall’aiuto dei paesi più ricchi: Cina, India, Brasile, Russia, Stati Uniti, Europa e Giappone. In un mondo interconnesso, come del resto ha dimostrato la pandemia di Covid-19, nessuno è al sicuro finché tutti non lo sono. Nel 2009 i paesi ricchi del mondo fecero una promessa a quelli più poveri: ogni anno avrebbero fornito cento miliardi di dollari per finanziare l’adattamento delle nazioni povere al cambiamento climatico; promessa rinnovata a Glasgow alla fine del 2021. Ma la promessa non è stata mantenuta e Boccaletti non esita a giudicarla una pessima scelta strategica e politica. Del resto «l’ambientalismo occidentale appare impreparato ad affrontare questo contesto geopolitico profondamente mutato» (p. 226).

Rispetto agli altri paesi sviluppati l’Italia ha un’urgenza maggiore, perché i cambiamenti climatici in corso saranno da noi più pesanti che nel resto dell’Europa a fronte di infrastrutture poco adeguate. Il territorio italiano, quando funziona, è la dimostrazione che, per essere efficace, l’esercizio di potere deve essere inclusivo, come ci ha insegnato Hannah Arendt definendo il potere come il prodotto della costruzione di una volontà comune. La transizione in atto richiederà lungimiranza nello spiegare le scelte difficili alla popolazione e lo “young global leader” (così Boccaletti fu nominato dal World Economic Forum), che vive a Londra, commenta: «E qui l’educazione assume un ruolo cruciale, specialmente in un paese che ha sempre faticato a fare dell’educazione civica il pilastro centrale della scolarizzazione» (p. 142). L’art. 1 della nostra Costituzione «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» stabilisce che la responsabilità dell’insieme dei cittadini va esercitata attraverso l’architettura istituzionale repubblicana. Nel 2001 è stato riformato il titolo V della seconda parte della Costituzione; secondo l’art. 117 riformato, lo Stato è responsabile della «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali»; Regioni, comuni, province e città metropolitane sono state investite di poteri nel «governo del territorio» e nella «valorizzazione dei beni culturali e ambientali». Nel febbraio del 2022 il parlamento italiano ha approvato una riforma della Costituzione, emendando gli articoli 9 e 41 della Carta, ma non ha chiarito cosa l’Italia intenda per biodiversità o ecosistemi.

La radice del problema non è solo l’architettura istituzionale, ma è politica. La necessità di una collaborazione responsabile è ben resa dal maggiore fiume italiano: «la gestione del Po è esistenziale per le risaie del Vercellese, importante per la gestione dell’industria tessile del Veneto, e marginale per un cittadino di Bologna, che può contare sullo stoccaggio a monte del bacino di Suviana» (p. 37-38). La sussidiarietà rende la gestione di problemi strategici più difficile e dunque «serve una sintesi che sia in grado di sopravvivere alle forze centrifughe dell’autonomia regionale» (p. 238). Il punto di partenza per cercare una soluzione deve essere, invece, una discussione partecipata su cosa vogliamo che sia il nostro futuro nel territorio e Boccaletti conclude coerentemente: «Il territorio è uno solo, l’acqua lo connette e, per definizione, è la casa di tutti […] L’acqua importa. Gli eventi degli ultimi anni, dalle siccità sempre più lunghe alle alluvioni distruttive, lo hanno dimostrato. Se non ci prepariamo per quello che verrà, la responsabilità non sarà del clima che cambia. Sarà nostra».

Rosaria Campioni

Giulio Boccaletti, Siccità. Un paese alla frontiera del clima, Milano, Mondadori, 2023, 243 p.

Via del Battirame, 6/3a · 40138 Bologna - Italy
Tel +39 051 531800
E-mail: redazione@omnismagazine.com
Reg. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

Editore: Mediatica Web - BO

Scroll To Top